JohnQualcosa – AmbraMarie Project il 27 giugno a Villa del Bene

a Villa del Bene (Volargne di Dolcè)

Si chiama JohnQualcosa ma si legge AmbraMarie il concerto che si terrà domenica 27 giugno, dalle 19, nel grande cortile interno di Villa del Bene. Il progetto musicale infatti è stato fondato dalla grintosa rocker che ha stupito tutti nell’edizione XFacor 2009.

I JohnQualcosa sono un duo donna/uomo. AmbraMarie lei, Raffaele D’Abrusco lui. Si formano nel 2011, parallelamente ai loro altri progetti musicali. Del 2018 il loro primo tour, del 2020 il primo album “Sopravvivere agli amanti” sviluppato con Mattia Degli Agosti (Illegal Studios) e Alex Carnevali (Bounce Recording Studio), e che vanta la partecipazione di Filippo Cornaglia (Niccolò Fabi, Bianco, Andrea Laszlo De Simone) nelle batterie e percussioni.

L’evento, organizzato nella splendida struttura da Anthill Booking e dall’associazione Cultura Innovativa, patrocinato dal Ministero della Cultura e dal Comune di Dolcè, è ad ingresso gratuito ma con prenotazione obbligatoria all’indirizzo mail info@villadelbene.com. L’inizio dei concerti è previsto alle 19 con le esibizioni dei gipsy/funk La Revancha, della sperimentale Emily Breva, del cantautore Mik Stefanuto e della dolce voce di Francesco Colombo. Possibilità di cenare nel giardino interno della villa con panini.

Ma Villa del Bene non è solo concerti. All’interno della struttura vengono organizzate anche presentazioni di libri, mostre d’arte, conferenze, meeting, degustazioni, picnic nel giardino e, quando sarà possibile, matrimoni e celebrazioni. Inoltre nei prossimi mesi la villa diventerà un importante snodo per il cicloturismo e il turismo sostenibile. Infatti chi è interessato potrà noleggiare biciclette direttamente in loco, per poi inforcare la ciclabile che costeggia il fiume Adige cui spingersi fino a Innsbruck. In attesa del collegamento con il centro di Verona…

“La nostra intenzione è quella di costruire uno spazio inclusivo in cui tutti, bambini compresi, possano godere di storia, natura, arte e sostenibilità del vivere”, spiega Andrea Maimeri di Cultura Innovativa partner di Villa Del Bene Network, “gli artisti qui sono benvenuti. La pandemia non è stata facile da gestire, ma ora siamo pronti a far vivere a chi lo vorrà un’estate stimolante, con nomi di sicuro interesse di livello nazionale”. La serata sarà presentata da Fabio Ricci.

MAURO OTTOLINI e SOUSAPHONIX il 29 giugno a Cavaion per la sonorizzazione live di “Inferno”

29 giugno 2021, dalle 21,15

Teatro Arena Torcolo (Cavaion Veronese)

Martedì 29 giugno alle 21,15, nel Teatro Arena Torcolo di Cavaion (VR), Mauro Ottolini e l’Orchestra Sousaphonix presentano uno straordinario progetto dedicato a Dante Alighieri nell’anniversario dei 700 anni dalla morte (1321-2021), con la sonorizzazione dal vivo di un capolavoro del cinema italiano realizzato dal regista Francesco Bertolini:  “Inferno” (1911). Uno spettacolo che unisce Musica, Cinema e Teatro, con la recitazione di alcune terzine di Alessandro Anderloni. Lo spettacolo fa parte del cartellone dell’O-Live Fest.

E’ richiesta la prenotazione online su Eventbrite, anche per permettere la gestione ottimale delle misure anti-Covid 19. Ecco il link per assicurarsi il posto: http://bit.ly/2RPZ3iX

Il biglietto di 15 euro si pagherà poi direttamente alla cassa.

Si prega di presentarsi almeno 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo. 

In caso di maltempo lo spettacolo – organizzato dal Comune di Cavaion in collaborazione con la Pro Loco di Cavaion e l’associazione Jazz & More – si terrà nel palazzetto dello sport di Cavaion.

Il film Inferno di Francesco Bertolini segnò nel 1911 una rivoluzione nella storia del cinema. Nessuno, prima o dopo, ha osato confrontarsi con la trasposizione cinematografica dell’intera prima cantica della Divina Commedia di Dante. Tra fumanti ghiaioni scoscesi, lande desolate bucate da spettrali sepolcri, antri illuminati da lampi improvvisi, orridi, spelonche e fiumi di pece, si muovono Dante e Virgilio incontrando dannati, diavoli, centauri e giganti.

Mauro Ottolini è autore di un nuovo e sorprendente commento musicale del film. Non estraneo alle sonorizzazioni di capolavori del cinema, come Seven Chances di Buster Keaton, Ottolini affronta ora la sfida di far “suonare” Dante. La sua è una colonna sonora di matrice rock, una musica visionaria dai connotati pulp, che si sposa con l’eccentricità di effetti speciali ante litteram. Accanto alle inconfondibili sonorità di Ottolini, vi sono tracce del blues di Skip James e Charles Mingus in un amalgama di drammaticità, grottesco e ironia. Molti sono i musicisti che hanno collaborato con Sousaphonix in occasione di concerti e incisioni, tra i quali Enrico Rava, Antonello Salis, Paolo Fresu, Joe Bowie, Don Moye, Gavino Murgia, Giovanni Falzone, Dan Kinzelman…

Mauro Ottolini © Roberto Cifarelli


Con Mauro Ottolini e la sua Sousaphonix, sul palcoscenico, a dare voce alle terzine dell’Inferno, c’è l’attore Alessandro Anderloni che del progetto è anche l’ideatore e il drammaturgo e che ha curato l’allestimento forte di una pluridecennale esperienza di messa in scena della Divina Commedia in forma teatrale, musicale e coreutica. Inferno è stato seguito in anteprima mondiale il 19 agosto 2016 sul palcoscenico del Film Festival della Lessinia.

La formazione della Sousaphonix: Mauro Ottolini, Vincenzo Vasi,
Corrado Terzi, Guido Bombardieri, Paolo Malacarne, Enrico Terragnoli, Danilo Gallo, Gaetano Alfonsi.

Per informazioni e interviste contattare l’ufficio stampa ArtCorner alla mail artcornermusic@gmail.com

L’hard rock dei Lÿnx nato durante la quarantena per brillare sui palchi d’Europa

I Lÿnx sono un quartetto hard Rock di ispirazione anni ’80 con sede a Calgary, Canada. Precedentemente noti come Lazer Blade, la band si è formata durante la pandemia del 2020, iniziata come una collaborazione tra il cantante Lazer Wild e il chitarrista Blade.

Il bassista Fangs e il batterista Flash si sono uniti alla band subito dopo la formazione dei Lÿnx. Uniti dall’amore per il glam metal degli anni ’80 e per l’hard rock, il quartetto si è subito dedicato alla scrittura di canzoni originali che incarnano lo stile del passato, abbracciando una produzione raffinata e grintosa.

Lÿnx hanno rilasciato il loro primo EP omonimo con Bullzhorn Records. Le canzoni sono attualmente in streaming su tutte le principali piattaforme. Le copie fisiche sono invece disponibili nei negozi di Calgary e sul sito ufficiale. Dopo essersi guadagnati una reputazione per i loro inni, i frizzanti assoli di chitarra e la potenza della voce, i Lÿnx hanno raccolto una base di fan internazionale.

Tra le canzoni da segnalare ci sono la veloce e piena di verve Crazy Crazy World, che con il suo riffing serrato e un po’ sghembo non fa prigionieri. Ma non mancano altri episodi interessanti, ed altrettanto granitici. Su YouTube si può anche visionare una loro cover di Lewis Capaldi.

Lÿnx | Spotify

Il raffinato pezzo pop di Mandelray, con tocchi elettronici ed effetti che fanno sognare

Un pianoforte emozionale introduce Show me your love, il singolo di Mandelray, nome dietro cui si cela il musicista e produttore australiano Robert Chomicz. Subentrano poi chitarre arpeggiate e tastiere, che all’unisono stendono un dolce tappeto che viene fatto vibrare con solerzia da una linea di basso che tocca solo quando deve.

La batteria dà ritmo dopo il primo minuto, approfondendo l’enfasi che già si respirava nelle prime note. La voce di Mandelray si confà perfettamente all’aspetto musicale, creando un tessuto che sono certo potrà aiutarvi nelle serate d’amore. Non è Marvin Gaye, intendiamoci, ma il ragazzo sa toccare le corde giuste con la sua voce.

Combinando suoni e stili, con l’ambient e l’elettronica latenti, il nostro crea un brano pop di presa in cui trovano posto anche ritmi esotici. Scritto con Robert Chomicz e Paul Atkins, il brano ha un’atmosfera “soulful pop rock”, come definito dallo stesso artista.

Riassumendo Mandelray ha tutte le possibilità per ritagliarsi un posto nel vaso panorama pop mondiale. Che però, proprio perché ampio, porta in seno molti competitor diretti. Ciò non toglie niente a Show me your love, che resta un brano ben costruito e prodotto, che sicuramente potrà piacere a chi dalla musica aspetta emozioni e buoni sentimenti.

Intervista a Mario Marco Farinato, tra album e singoli nuovi. E quella tecnica di chitarra…

Come é nata la collaborazione per il tuo ultimo singolo insieme ad Alberto Boi?

Dopo la vittoria alla manifestazione Tieni Il Palco, ho conosciuto Alberto Boi, abbiamo fatto la distribuzione del primo brano — Perché — ma non ero fermamente soddisfatto del sound, cercavo qualcosa di più profondo, più mio, più unico. Con Alberto è nata un’amicizia sincera ed ho iniziato a “fidarmi” del suo giudizio e soprattutto dei suoi consigli, che sono stati preziosi per migliorare la mia tecnica compositiva e strumentale allargando i miei confini, di conseguenza abbiamo deciso di produrre una canzone “old-style” cioè registrata e suonato con strumenti veri. Cosi è nata — Per te

Con che obbiettivo é nato il tuo progetto musicale?

Il mio approccio alla musica è stato di mera curiosità. Volevo scoprire i segreti dei produttori, il modo in cui lavoravano, al fine di scrivere un libro sul mercato musicale italiano che resta stranamente “infognato” nella musica commerciale di scarso livello professionale. E volevo sapere come funzionava, poi è sorta una smodata passione per la chitarra et-voilà. Il mio obbiettivo è trovare e ricercare suoni e arrangiamenti innovativi, o per lo meno alternativi, per esempio non uso mai l’ auto-tune quando canto, le mie chitarre sono registrate in stereo su due tracce con doppio microfono, uno sulla tastiera l’altro sulla rosa.. insomma cercare qualcosa di più “naturale” ma sono uno sperimentatore.. scrivo musica ogni giorno, anche goffa.. non mi interessa.. è la ricerca che ci aiuta ad evolvere.. giusto?

Usi una tecnica chitarristica molto particolare…di cosa si tratta e come si é sviluppata?

La tecnica è davvero unica, in primo punto perché suono in speculare — come fossi in uno specchio, tutto al contrario degli altri chitarristi Leonardo Da Vinci ha usato questa tecnica per non divulgare i suoi scritti io la uso per non divulgare le mie scoperte musicali 😉 — inoltre, tutto quello che gli altri chitarristi fanno sugli alti io lo eseguo sui bassi per creare compattezza di suono. Mi sono ispirato alla tecnica usata da Robert Johnson, poi c’è lo slide ( tanto caro anche a R. J.) che mi ha aperto un mondo. Prima ho immaginato un suono che fosse più preciso e meno “slide” poi ho adattato la mia immaginazione alla realtà e cosi ho iniziato ad usura due dita senza slide.. ed è uscito questo suono unico, mi sono anche ispirato alla tecnica usata dai menestrelli calabresi quando suonano la chitarra battente calabrese, insomma ho cercato un modo alternativo di presentare la mia musica con una scenografia semplice ma d’effetto.

Hai vinto Sanremo rock nella categoria trend. Cosa ha significato per te?

Ha significato molto per me, è stato un vero e proprio riconoscimento ufficiale, insomma non avevo speranza di vincere, parliamoci chiaro.. c’erano 1500 band da tutta Italia con due palle quadrate e un sacco di strumentazione figa.. io invece…. ho iniziato suonare in acustico quando tutti, e dico tutti usavano i vari pattern offerti dalla Apple e mi sentivo fuori luogo, ma quando in sala si creò il silenzio e la prima nota di ultimo respiro prese forma.. allora capii che stavo seguendo la direzione del mio spirito, della mia anima. Si ha significato moltissimo, un punto miliare nella mia carriera.

Suoni con un’accordatura aperta a 432hz. Cosa significa e perché lo fai?

Ho scoperto l’accordatura a 432 mentre ascoltavo il canto di uno stregone in Utah a Salt Lake City, vivevo in una riserva di nativi americani, ero molto amico del capo villaggio, cucinavamo insieme gli spaghetti per la comunità intera.. i sei mesi più belli della mia vita, a stretto contatto con gli spiriti della natura, dei boschi, delle praterie. Scoprii che lo sciamano del villaggio, cantava naturalmente con accordatura a 432, informandomi ho scoperto che è utile per la guarigione dello spirito, e siccome abbiamo tutti bisogno di guarire dal consumismo sfrenato e da questa pazzia chiamata globalizzazione, ho pensato che al posto di scendere in piazza con i sanpietrini avrei potuto combattere la cattiveria con l’amore.. un pò come hanno fatto i Tinariwen, ecco perché lo faccio, lo so che sembro un sognatore, un illuso… ma il mio desiderio è di guarire il mondo dall’avarizia e dall’ingordigia con una canzone.

Che progetti hai per il futuro?

Entrare in contatto con il creatore per scrivere una canzone che guarisca la gente dalla cattiveria. Sono un alieno, vengo direttamente da Callisto una delle lune di Giove. Sulla mia stella respiriamo elio e tutti abbiamo la voce sottile quindi non c’è differenza tra uomini e donne e ci vogliamo tutti bene.. qui sulla terra tutto è cosi triste. Il vostro pianeta mi sconvolge, non piace.. mi spaventa.. troppa cattiveria. Il problema è che danno tutti la colpa al Diavolo ma ogni atto politico, economico e religioso in questa terra è fatto nel nome di Dio, o in nome di un bene supremo (economia) spiegatemi quindi chi è il cattivo e chi è il buono!

https://www.instagram.com/mmfarinato

Welcome Back Marylin: la mostra di Bortolazzi dal 12 giugno al 18 luglio in Villa del Bene

Sarà inaugurata sabato 12 giugno Welcome Back Marylin, la mostra che Gianneugenio Bortolazzi dedica a Marylin Monroe. Sarà visitabile dal 13 giugno al 18 luglio nelle sale Tiziano e Raffaello del complesso monumentale di Villa Del Bene, a Volargne (Vr). G.B. Sarà la semplice firma dell’artista che sarà impressa sulle particolari visioni che vedono protagonista Marylin Monroe, attrice e figura
carismatica del ‘900.

Quest’ultima è stata replicata con varie tecniche dall’artista, che non ha posto limiti alla tipologia del supporto: tela, carta, faesite o plexiglas. I colori utilizzati sono acrilici ma anche vernici e cere. Per i tratti dei contorni talvolta è stato utilizzato il carboncino. ”Vuoi che diventi una nuvola?” oppure “Ti dava l’idea che mordendola” o ancora “ il sorriso di Marylin” sono alcuni dei nomi delle opere esposte.

Cosa c’è di meglio della bellezza per rinascere dalle ore buie che abbiamo vissuto? Non è la prima volta che Bortolazzi dedica le sue opere alla Monroe. In precedenza ha infatti organizzato Au revoir Marylin, altra mostra per la bionda e sensuale attrice, tenutasi in occasione del 50esimo anniversario della morte, nel 2012.

Per l’artista, Marylin rappresenta la bellezza. La bellezza strappata al tempo che fugge. Le visioni di Marylin rappresentate nelle varie sue opere esposte vogliono essere un omaggio alla donna e alla bellezza che racconta. “Belli non si nasce si diventa”, dice Bortolazzi, “la bellezza innata prima o poi finisce, perché il tempo passa per tutti e, soprattutto, passando lascia addosso i segni. Per me la bellezza
è la nostra capacità di regalare emozioni agli altri. Altrimenti, è soltanto estetismo, misura, limite”.

Infatti Norma Jeane, questo era il veno nome di Marylin, non voleva diventare ricca, sognava solo di essere bellissima. La bellezza è arte, è sogno, ricerca di verità e di immortalità. La bellezza è immaginazione, fantasia, intuizione delle forme. La bellezza non riguarda il fisico, ma il corpo. Non è nella perfezione gelida delle linee, per quanto lisce e sinuose, ma nello spirito che pervade la forma, nello sguardo, nel gesto, nell’andatura.


G.B. con le visioni di Marylin scruta un nuovo rinascimento, dove l’uomo deve riappropriarsi delle proprie scelte e del proprio destino, come aveva fatto lei. Le ore buie sono passate, ora è il momento della rinascita, del rinascimento. Marylin era innamorata del nostro Rinascimento.

La mostra prodotta da BHR Group e dalla Galleria di Arte Contemporanea di Villa Del Bene, sarà aperta fino al prossimo 18 luglio durante gli orari di apertura della Villa.

Prenotazioni su www.villadelbene.com

I migliori album degli ANATHEMA

di Matteo Roncari

Parlare degli ANATHEMA divide sempre: c’è chi è nostalgico della prima parte della loro discografia, c’è chi apprezza invece la loro evoluzione sfociata in un rock alternativo.

Io personalmente mi reputo un amante sia dei dischi degli esordi che degli ultimi: il processo evolutivo si è mostrato certo importante ma nel caso del combo inglese l’ho sempre ritenuto graduale e logico.

Scoperti sempre a cavallo del nuovo millennio con l’ep “Pentecost III”, in un periodo autunnale di cui conservo un bellissimo ricordo.

1 – PENTECOST III

Di fatto non parliamo di un disco ufficiale ma di un ep che racchiude anche i primi pezzi degli esordi già contenuti nella raccolta “The Crestfallen”.

Basterebbe solamente citare “Kingdom” o “We, the gods” o la stessa Pentecost III, dove gli inglesi sembrano avvolgerci con le loro chitarre attraverso melodie malinconiche ed assoli penetranti.

La voce di Darren White, all’epoca cantante della band, alterna parti in growls a parti pulite, quasi recitate, rendendo i brani ancor più sinistri.

Un must per tutti gli amanti del doom, ancora oggi da considerarsi uno dei dischi fondamentali del genere.

2 – THE SILENT ENIGMA

Al secondo posto nella mia personale classifica c’è THE SILENT ENIGMA, un altro disco splendido, un altro must per gli amanti del genere e che riprende in parte le cupe atmosfere dell’ep precedente, sviluppando brani che presentano a volte strutture ricercate a volte strutture semplici ma sempre molto profonde e cariche di pathos.

“Restless oblivion” è penso uno dei brani più belli mai composti dal gruppo; ma anche “Shroud of frost” o le melodie di “Sunset of age” o della stessa titletrack si stampano nella mente dell’ascoltatore senza più uscirne.

3- FALLING DEEPER

Quasi con sorpresa inserisco tra i primi tre posti questo FALLING DEEPER: vero, ci sono album considerati significativi molto più di questo nella discografia dei nostri, ma è anche vero che ai miei occhi non è per niente facile rileggere i propri pezzi degli esordi in chiave nuova e riuscire a sfornare un capolavoro.

Già, di fatto la band riscrive i propri pezzi in uno stile rock quasi pinkfloydiano con innesti di pianoforte, di voce femminile, elementi orchestrali: riascoltare “Kingdom” o “We, the gods” o “They die” con spirito nuovo e sotto nuova luce mi ha regalato una visione romantica e la convinzione d’essere davanti ad una band di assoluto valore da un punto di vista compositivo.

Come indicano il titolo e la copertina dell’album, con questo lavoro sembra proprio di sprofondare nell’abisso di un gioiello chiamato musica.

Intervista a MARCO PARENTE: il 23 maggio a Villa del Bene di Volargne di Dolcè (VR)

Domenica 23 maggio alle 18 Marco Parente sarà a Villa del Bene, uno spazio che a Verona mancava e che da ormai qualche tempo – pandemia permettendo – porta avanti un discorso qualitativo notevole, in grado di unire arte, musica, libri ed Eventi.

Fautore di questa rinascita per la zona di Volargne di Dolcé è l’associazione Cultura Innovativa che, grazie alla solerte collaborazione stretta con Anthill Booking di Davide Motta, e al sostegno dell’amministrazione comunale, sta creando un punto di riferimento. Anche per la musica.

le domande a Parente…

Come hai vissuto il 2020 e la pandemia in generale, sia sotto il profilo artistico che umano?

Purtroppo non riesco a scindere l’umano dall’artistico. Posso solo dire che ho molto accusato il colpo, all’inizio con la paura e poi con un’ansia bestiale. Ancora non ne siamo fuori, eppure ho la sensazioni che non abbiamo imparato la lezione. Ne veniamo fuori come degli idioti pieni di ego.

Come vivi il rapporto tra città e provincia? Te lo chiedo perché tu vivi a Firenze ma hai girato anche tanti luoghi di provincia nella tua attività artistica…

La mia infanzia, cioè il periodo più formativo della vita, l’ho passato in un paesino tra Arezzo e Firenze (Poppi). Questo continua ad essere la riserva di nutrimento per affrontare ciò che sono oggi. Nella provincia convive il meglio e il peggio di una comunità,  nelle città l’effimero di quel meglio e peggio.

Che rapporto ti lega oggi con Manuel Agnelli, Carmen Consoli e con le persone che facevano parte del Consorzio Produttori Indipendenti? 

Manuel lo considero un vero amico, Carmen una meteora istantanea, sul consorzio invece non sono ancora abbastanza obbiettivo per esprimere giudizi sensati.

Come si svolge una tua giornata tipo? 

Mi sveglio prestino, faccio colazione, mi lavo, mi vesto, prendo in mano la chitarra, sbrigo le commissioni della realtà…poi improvviso 🙂

Cosa pensi delle metodologie d’ascolto in streaming? Opportunità o limite?

A parte rarissimi casi, trovo il mezzo una magra consolazione. Mi sembra già abbastanza lo spazio e il potere che si prende la rete nella nostra vita. Il giorno che ci sarà un blackout generale, io so come continuare a suonare e farmi sentire, fosse anche solo il mio vicino di casa. Voi?

Il concept elettronico di Gruw Frequency

Quello di “mettersi a nudo” è un concetto che nel nuovo disco di Gruw Frequency trova piena espressione. Non per niente, tra l’altro, l’album, in uscita l’11 giugno, si chiama proprio Naked. In questo caso l’artista tralascia lo stile musicale che ne ha contraddistinto le gesta fino ad oggi, la sua dance/elettronica votata al dancefloor, per concentrarsi su un’opera più personale e variegata.

In ogni traccia infatti descrive una parte di sè, con un intro parlato che fa da preludio ad ogni canzone. Concetto messo in chiaro fin dall’incipit, in cui il nostro vuota il sacco, svelando che per lui è sempre stato più complesso aprirsi con i propri cari piuttosto che con gli sconosciuti. Ma quello che più stupisce è l’intro vocale di Faith, in cui una voce “nera” esprime la propria energia.

Sì, perché in questo lavoro numerosi sono i featuring, sia nazionali che internazionali. Il leitmotiv dei pezzi rimane l’elettronica, trattata in vari modi, a seconda del mood del creatore. Si va quindi dall’iniziale brano dal flavour quasi gospel alla successiva traccia, più sincopata; dalla trasognante La famiglia con le sue tastiere in primo piano alla dance Gli amici.

Come si può evincere, i titoli svelano proprio quanto detto inizialmente: il desiderio di compiere un percorso personale, in grado di evocare emozioni attraverso la musica e le parole poste inizialmente ad ogni canzone. Una specie di concept, si può dire, in quanto ogni brano è comunque legato da concetti e storie, innanzitutto di vita.

E’ stato bravo Mirko Vecchione, epigone di Gruw Frequency, che ha girato tra Como, Varese e Milano proponendo la propria musica, che da quando ha 11 anni tratta, mixando vinili e sviluppando un immaginario che in questo album trova probabilmente la giusta maturità, un equilibrio che quasi stride con la varietà delle canzoni e della musica proposta.

Non aspettatevi di interiorizzare subito il lavoro, sarebbe eccessivo. Ma se date il giusto tempo questo è un disco che saprà donarvi una grande varietà di stimoli, sicuramente molti di più di quelli che potrete trovare nella media delle uscite odierne, spesso più improntate ad una sola via. Provare per credere.

Contatti:

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Il trap di Fk Dame trova i synth nel singolo Global

Trap e synth al poter nel singolo Global di Fk Dame. E non mancano nemmeno i tipici vocoder, a rendere la vocalità maggiormente intellegibile, sicuramente più cantilenante. Il risultato? Riuscito. Il brano regge il confronto con altre produzioni di questo tipo. E perché?

Sicuramente per FK Dame, cantante, rapper e producer di Montreal, ma anche del Nimbus2k. Questo singolo è solo l’assaggio di FKFOREVER, progetto che sarà pubblicato questa estate. E che si differenzierà dal precedente FK Ultra and Y2K.

Innanzitutto lo fa per i synth, molto presenti ed altrettanto trasognanti. Non scontata l’efficacia che questo strumento ha nel brano. Non un semplice riempitivo, insomma, ma protagonista, assieme alle batterie sfuggenti e intensissime tipiche della trap, con il charlie, rigorosamente programmato, a farla da padrone sul beat.

L’hip hop in questo brano acquisisce quindi un dimensione differente, pregnante se vogliamo, sicuramente riuscita. La voce di Fk Dame ben si sposa con la base, introiettando il fruitore in un mondo per certi versi onirico, sicuramente carico di interpretazioni e di apprezzabili scelte. E forse non solo per chi ama il genere, visto che il pezzo si presta anche al dancefloor.