No Cap di Giammi, un successo annunciato che si inserisce perfettamente nell’oggi

Giammi, artista italiano di Zurigo, punta in alto con il singolo No Cap. Molto club-oriented, è un brano che si inserisce a gamba tesa sull’estate che stiamo vivendo, incitando la voglia di far festa e strizzando l’occhio a certa scena trap, quindi perfettamente in linea con l’attualità musicale italica.

Già suonato nelle radio, il brano ha già aggiunto 10mila visualizzazioni su youtube. A renderlo vincente ci sono senza dubbio le melodie e i power beats, che con quel quattro quarti non lascia scampo a chiunque voglia muoversi su una pista da ballo. Buono anche il flow di Giammi.

Disponibile ovunque, su ogni piattaforma, il brano sarà seguito il 6 agosto da un Remix, destinato ancora di più alle discoteche, ma più nell’area house. Insomma Giammi, che nel video di No Cap permette al cameramen di indugiare sulle sue Balenciaga probabilmente per sottolineare la propria stiloseria, non si ferma.

Anzi, rilancia. E viste le premesse pare che il ragazzo sappia come muoversi nel panorama odierno. E poco (gli) importa se qualcuno lo snobberà, sa infatti che No Cap è perfetto – produzione compresa – per arrivare ad una vasta audience pronta a far crescere hype e visualizzazioni.

Sober: la dichiarazione anti-dipendenze degli ET Boys,

L’arrivo degli ET Boys (chiamati Tacboy e Sharkeyes) coincide con Sober loro prima uscita per Wake Up. Nato a Chicago ma originario della Florida, Tacboy assume il ruolo di cantante e paroliere, mentre Sharkeyes scrive e compone i brani. Ciò che i fratelli creano come duo è il loro suono unico.

Si tratta fondamentalmente di rap melodico, ma loro lo descrivono piu’ precisamente come Nu Pop. Nel video si racconta una storia intensa, in cui il protagonista ha problema con sostanze. Nell’opera di Domonick Giorgianni la violenza, e la perdita della ragazza, sono strettamente legate alle dipendenze.

Il potente messaggio sull’autodistruzione avrà un seguito, un ulteriore singolo che si preannuncia come ideale legame delle produzioni degli ET Boys. Intanto però possiamo gustare questa Sober e il suo andamento affascinante, con un’elettronica leggera e qualche tocco danzereccio.

Il leitmotiv è questa batteria, non proprio realissima nel sound, che insiste, portando l’ascoltatore ad aprirsi all’esperienza sonora, potendo godere di un pezzo ben costruito. Sicuramente un buon colpo, specie dopo un lungo periodo difficile come quello appena vissuto.

Una techno dal sapore retrò nel nuovo singolo di Skit

Sembra di partire con un’astronave quando si ascolta l’inizio di Doggy Bag Bitch di Skit. Il punto è che quest’ultima non si ferma da nessuna parte, ma continua il viaggio per tutto il brano. Infatti in questa strumentale le caratterizzazioni sono tutte votate all’elettronica, vista in chiave danzereccia.

L’attenzione dell’ascoltatore viene tenuta viva da effetti di tastiera che crescono di volume e tonalità, con una parte centrale che potrebbe essere persino definita sperimentale, in quanto a sound. Ed è proprio quest’ultimo a fare la differenza tra questa produzione di Skit ed altre cose.

Conosciuto anche come Detroit Techno, questo suono ripreso dal produttore belga proviene direttamente dalla pancia degli anni ’80. Il suo è un singolo molto ritmato (circa 150 bpm), con il basso guidato dalla batteria che si interseca con la drum machine.

Con Doggy Bag Bitch, Skit offre uno strumentale che trascina il suo pubblico fin dal primo momento e convince fino all’ultimo, grazie al suo sapiente fluire della variazione del suo arrangiamento e della composizione, così accattivante e riuscita. Interessante.

Miss Chay Bella tra erotismo e romanticismo con il singolo I want you

“I want you, just you”. Canta così, con una voce filtrata bene, Miss Chay Bella nel singolo I want you. Se ci fermassimo qui si potrebbe parlare quasi di trap, se non fosse che le reminescenze e le vibrazioni rimandano prepotentemente all’hip hop anni ’90, e a certo R&B.

La sinuosità vocale e strumentale, con tanto di batteria messa sempre nei punti giusti della struttura e qualche clap, inducono al fascino. Così fanno anche quelle chitarre clean sfiorate con sicurezza. E tutto comincia con un sound vinilico, caratterizzato quindi dall’imperfezione, dal feeling umano.

Strano quindi l’accostamento con la perfezione e la pulizia successiva? In questo caso no. Perché? Probabilmente la vittoria è dovuta alla qualità media piuttosto elevata per una produzione di questo tipo. E stiamo proprio parlando di produzioni che fabbisognano di alti standard.

In conclusione il brano di Miss Chay Bella colpisce nel segno, evitando il possibile fastidio causato da una vocalità molto filtrata con la sapienza produttiva instillata. Si tratta di un brano ideale per accogliere la propria donna per una serata ad alto contenuto romantico, ed erotico…

Uscire dal Lockdown con un progetto riuscito? Si può

Un dj di Amsterdam e 2 rapper dagli UK, durante il Covid si chiudono in uno studio e ne escono con un brano fatto e finito. Non é una barzelletta – come potrebbe sembrare in Italia – ma la realtà dei fatti, o quantomeno quella di Tripocules. Dame1 e Rich Kenny sono invece i rapper, e Markeyzz il pianista olandese che da un tocco in più ad un brano riuscitissimo.

Il pezzo in questione s’intitola Little e fa della base ritmata e, appunto, delle rime del duo rap d’oltremanica il suo punto forte. Non vi troverete, attenzione, al cospetto di un approccio analogico alla musica, tutt’altro. Se però apprezzate il clubbing, o comunque una modalità piu’ in linea con gli ascolti odierni, potreste apprezzare.

Tornando all’incipit, aldilà dei gusti, trovo splendido che la musica possa tornare a pompare le casse di un qualsiasi posto nel mondo. Non dobbiamo fare uno sforzo enorme per ricordarci che il vicino lockdown ha messa a tacere tutto. E’ stato un anno orribile, e quindi benvenga l’attività di questo dj olandese che, nella produzione comune con due rapper, ha travalicato i confini.

Un modo di agire che riguarda anche la musica stessa contenuta in questa canzone. Sì perché, se non è certo una novità, comunque sentire una base club style con sopra le voci ritmate ed il flow di due rapper di un’altra nazionalità non è comunque scontato.

L’album già maturo di Big Dega porta il rap davanti alla tua faccia

Si chiama “REBOOT” il nuovo disco di Big Dega. Un racconto in rime di una ripartenza, un re-start deciso che fluisce dalle nuove fonti d’ispirazione che l’artista salentino ricerca a Bruxelles, città che lo ha accolto più di due anni fa. Quindi la storia di un rapper che lascia la sua terra per cercare fortuna all’estero, con coraggio.

Lo stesso che mette nell’album, in cui incrocia le strade con il talento dei rapper Amir Issaa, Uzi El Cuervo, Zeboh, i producer G-Hype e Rako Alma e la vocalist Vee. Le liriche sono dritte ed intelligenti, le basi, come si dice in gergo, spaccano. E lo si capisce fin dall’opener, con quell’andamento frammentato e quella frase: “detesto il populismo, preferisco non averti dalla mia parte tanto non soffro d’arrivismo”.

Quindi un disco completo, in cui musica e parole viaggiano di pari passo. E proprio le parole sono importanti nell’arte di Big Dega, che dimostra, attraverso un parlato senza filtri e basato evidentemente su idee e vissuti personali, di meritare una maggior considerazione all’interno della scena rap italiana.

Non è questione di trend, e di mode. Qui ci troviamo dinanzi ad un prodotto discografico che può essere considerato maturo, finito. Con suono ben prodotti, concetti non scontati. E questo nonostante dietro non ci sia alcuna major. Quindi complimenti a Big Dega!

L’hard rock dei Lÿnx nato durante la quarantena per brillare sui palchi d’Europa

I Lÿnx sono un quartetto hard Rock di ispirazione anni ’80 con sede a Calgary, Canada. Precedentemente noti come Lazer Blade, la band si è formata durante la pandemia del 2020, iniziata come una collaborazione tra il cantante Lazer Wild e il chitarrista Blade.

Il bassista Fangs e il batterista Flash si sono uniti alla band subito dopo la formazione dei Lÿnx. Uniti dall’amore per il glam metal degli anni ’80 e per l’hard rock, il quartetto si è subito dedicato alla scrittura di canzoni originali che incarnano lo stile del passato, abbracciando una produzione raffinata e grintosa.

Lÿnx hanno rilasciato il loro primo EP omonimo con Bullzhorn Records. Le canzoni sono attualmente in streaming su tutte le principali piattaforme. Le copie fisiche sono invece disponibili nei negozi di Calgary e sul sito ufficiale. Dopo essersi guadagnati una reputazione per i loro inni, i frizzanti assoli di chitarra e la potenza della voce, i Lÿnx hanno raccolto una base di fan internazionale.

Tra le canzoni da segnalare ci sono la veloce e piena di verve Crazy Crazy World, che con il suo riffing serrato e un po’ sghembo non fa prigionieri. Ma non mancano altri episodi interessanti, ed altrettanto granitici. Su YouTube si può anche visionare una loro cover di Lewis Capaldi.

Lÿnx | Spotify

Il raffinato pezzo pop di Mandelray, con tocchi elettronici ed effetti che fanno sognare

Un pianoforte emozionale introduce Show me your love, il singolo di Mandelray, nome dietro cui si cela il musicista e produttore australiano Robert Chomicz. Subentrano poi chitarre arpeggiate e tastiere, che all’unisono stendono un dolce tappeto che viene fatto vibrare con solerzia da una linea di basso che tocca solo quando deve.

La batteria dà ritmo dopo il primo minuto, approfondendo l’enfasi che già si respirava nelle prime note. La voce di Mandelray si confà perfettamente all’aspetto musicale, creando un tessuto che sono certo potrà aiutarvi nelle serate d’amore. Non è Marvin Gaye, intendiamoci, ma il ragazzo sa toccare le corde giuste con la sua voce.

Combinando suoni e stili, con l’ambient e l’elettronica latenti, il nostro crea un brano pop di presa in cui trovano posto anche ritmi esotici. Scritto con Robert Chomicz e Paul Atkins, il brano ha un’atmosfera “soulful pop rock”, come definito dallo stesso artista.

Riassumendo Mandelray ha tutte le possibilità per ritagliarsi un posto nel vaso panorama pop mondiale. Che però, proprio perché ampio, porta in seno molti competitor diretti. Ciò non toglie niente a Show me your love, che resta un brano ben costruito e prodotto, che sicuramente potrà piacere a chi dalla musica aspetta emozioni e buoni sentimenti.

Intervista a Mario Marco Farinato, tra album e singoli nuovi. E quella tecnica di chitarra…

Come é nata la collaborazione per il tuo ultimo singolo insieme ad Alberto Boi?

Dopo la vittoria alla manifestazione Tieni Il Palco, ho conosciuto Alberto Boi, abbiamo fatto la distribuzione del primo brano — Perché — ma non ero fermamente soddisfatto del sound, cercavo qualcosa di più profondo, più mio, più unico. Con Alberto è nata un’amicizia sincera ed ho iniziato a “fidarmi” del suo giudizio e soprattutto dei suoi consigli, che sono stati preziosi per migliorare la mia tecnica compositiva e strumentale allargando i miei confini, di conseguenza abbiamo deciso di produrre una canzone “old-style” cioè registrata e suonato con strumenti veri. Cosi è nata — Per te

Con che obbiettivo é nato il tuo progetto musicale?

Il mio approccio alla musica è stato di mera curiosità. Volevo scoprire i segreti dei produttori, il modo in cui lavoravano, al fine di scrivere un libro sul mercato musicale italiano che resta stranamente “infognato” nella musica commerciale di scarso livello professionale. E volevo sapere come funzionava, poi è sorta una smodata passione per la chitarra et-voilà. Il mio obbiettivo è trovare e ricercare suoni e arrangiamenti innovativi, o per lo meno alternativi, per esempio non uso mai l’ auto-tune quando canto, le mie chitarre sono registrate in stereo su due tracce con doppio microfono, uno sulla tastiera l’altro sulla rosa.. insomma cercare qualcosa di più “naturale” ma sono uno sperimentatore.. scrivo musica ogni giorno, anche goffa.. non mi interessa.. è la ricerca che ci aiuta ad evolvere.. giusto?

Usi una tecnica chitarristica molto particolare…di cosa si tratta e come si é sviluppata?

La tecnica è davvero unica, in primo punto perché suono in speculare — come fossi in uno specchio, tutto al contrario degli altri chitarristi Leonardo Da Vinci ha usato questa tecnica per non divulgare i suoi scritti io la uso per non divulgare le mie scoperte musicali 😉 — inoltre, tutto quello che gli altri chitarristi fanno sugli alti io lo eseguo sui bassi per creare compattezza di suono. Mi sono ispirato alla tecnica usata da Robert Johnson, poi c’è lo slide ( tanto caro anche a R. J.) che mi ha aperto un mondo. Prima ho immaginato un suono che fosse più preciso e meno “slide” poi ho adattato la mia immaginazione alla realtà e cosi ho iniziato ad usura due dita senza slide.. ed è uscito questo suono unico, mi sono anche ispirato alla tecnica usata dai menestrelli calabresi quando suonano la chitarra battente calabrese, insomma ho cercato un modo alternativo di presentare la mia musica con una scenografia semplice ma d’effetto.

Hai vinto Sanremo rock nella categoria trend. Cosa ha significato per te?

Ha significato molto per me, è stato un vero e proprio riconoscimento ufficiale, insomma non avevo speranza di vincere, parliamoci chiaro.. c’erano 1500 band da tutta Italia con due palle quadrate e un sacco di strumentazione figa.. io invece…. ho iniziato suonare in acustico quando tutti, e dico tutti usavano i vari pattern offerti dalla Apple e mi sentivo fuori luogo, ma quando in sala si creò il silenzio e la prima nota di ultimo respiro prese forma.. allora capii che stavo seguendo la direzione del mio spirito, della mia anima. Si ha significato moltissimo, un punto miliare nella mia carriera.

Suoni con un’accordatura aperta a 432hz. Cosa significa e perché lo fai?

Ho scoperto l’accordatura a 432 mentre ascoltavo il canto di uno stregone in Utah a Salt Lake City, vivevo in una riserva di nativi americani, ero molto amico del capo villaggio, cucinavamo insieme gli spaghetti per la comunità intera.. i sei mesi più belli della mia vita, a stretto contatto con gli spiriti della natura, dei boschi, delle praterie. Scoprii che lo sciamano del villaggio, cantava naturalmente con accordatura a 432, informandomi ho scoperto che è utile per la guarigione dello spirito, e siccome abbiamo tutti bisogno di guarire dal consumismo sfrenato e da questa pazzia chiamata globalizzazione, ho pensato che al posto di scendere in piazza con i sanpietrini avrei potuto combattere la cattiveria con l’amore.. un pò come hanno fatto i Tinariwen, ecco perché lo faccio, lo so che sembro un sognatore, un illuso… ma il mio desiderio è di guarire il mondo dall’avarizia e dall’ingordigia con una canzone.

Che progetti hai per il futuro?

Entrare in contatto con il creatore per scrivere una canzone che guarisca la gente dalla cattiveria. Sono un alieno, vengo direttamente da Callisto una delle lune di Giove. Sulla mia stella respiriamo elio e tutti abbiamo la voce sottile quindi non c’è differenza tra uomini e donne e ci vogliamo tutti bene.. qui sulla terra tutto è cosi triste. Il vostro pianeta mi sconvolge, non piace.. mi spaventa.. troppa cattiveria. Il problema è che danno tutti la colpa al Diavolo ma ogni atto politico, economico e religioso in questa terra è fatto nel nome di Dio, o in nome di un bene supremo (economia) spiegatemi quindi chi è il cattivo e chi è il buono!

https://www.instagram.com/mmfarinato

Il concept elettronico di Gruw Frequency

Quello di “mettersi a nudo” è un concetto che nel nuovo disco di Gruw Frequency trova piena espressione. Non per niente, tra l’altro, l’album, in uscita l’11 giugno, si chiama proprio Naked. In questo caso l’artista tralascia lo stile musicale che ne ha contraddistinto le gesta fino ad oggi, la sua dance/elettronica votata al dancefloor, per concentrarsi su un’opera più personale e variegata.

In ogni traccia infatti descrive una parte di sè, con un intro parlato che fa da preludio ad ogni canzone. Concetto messo in chiaro fin dall’incipit, in cui il nostro vuota il sacco, svelando che per lui è sempre stato più complesso aprirsi con i propri cari piuttosto che con gli sconosciuti. Ma quello che più stupisce è l’intro vocale di Faith, in cui una voce “nera” esprime la propria energia.

Sì, perché in questo lavoro numerosi sono i featuring, sia nazionali che internazionali. Il leitmotiv dei pezzi rimane l’elettronica, trattata in vari modi, a seconda del mood del creatore. Si va quindi dall’iniziale brano dal flavour quasi gospel alla successiva traccia, più sincopata; dalla trasognante La famiglia con le sue tastiere in primo piano alla dance Gli amici.

Come si può evincere, i titoli svelano proprio quanto detto inizialmente: il desiderio di compiere un percorso personale, in grado di evocare emozioni attraverso la musica e le parole poste inizialmente ad ogni canzone. Una specie di concept, si può dire, in quanto ogni brano è comunque legato da concetti e storie, innanzitutto di vita.

E’ stato bravo Mirko Vecchione, epigone di Gruw Frequency, che ha girato tra Como, Varese e Milano proponendo la propria musica, che da quando ha 11 anni tratta, mixando vinili e sviluppando un immaginario che in questo album trova probabilmente la giusta maturità, un equilibrio che quasi stride con la varietà delle canzoni e della musica proposta.

Non aspettatevi di interiorizzare subito il lavoro, sarebbe eccessivo. Ma se date il giusto tempo questo è un disco che saprà donarvi una grande varietà di stimoli, sicuramente molti di più di quelli che potrete trovare nella media delle uscite odierne, spesso più improntate ad una sola via. Provare per credere.

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