MADE FOR HER: il nuovo, bell’album di SHAUN JOHNSON. Un disco maturo.

E’ un vero e proprio tributo alle band della sua vita l’album scritto da Shaun Johnson. L’artista è accompagnato dalla The Big Band Experience, che negli 8 brani presenti supporta la sua vocalità con parti strumentali ben suonate e prodotte. E questa è una buona notizia, e non scontata.

Così come non lo è il fatto che la voce di Shaun sia efficace: calda il giusto, melodiosa, brillante e sicura. Si sente sin dall’allegra opener Sing me anything, dove la sua summa è attorniata da fiati ariosi. Ma funziona, tanto per capirsi, anche quando sotto c’è solo un’acustica, come all’inizio di Multiplied by two.

Ma l’album è tutto davvero bello. Innanzitutto perché si respira una certa libertà stilistica che, pur configurandosi nella grande famiglia del rock, non disdegna piani e synth (This old man), chitarre folk (All because of you) e ballate (Say goodnight). Ed è poi bella l’interpretazione di un classico di Elvis Presley, quella Love me tender cantata live da Shaun.

Una versione minimal riuscita e calda. Il Remix del secondo brano è dedicato a situazioni più danzerecce. E il brano, nonostante lo stravolgimento, non perde dignità artistica. E questo fa pensare, e conferma che Shaun Johnson, pur essendo al primo album, sa quello che fa. Ed è bravo.

Intervista a SOLK: il nuovo singolo FERMA sulla paura del cambiamento

Perché hai scelto Solk come nome d’arte?

Sølk è stato il nome della mia prima chitarra. Le avevo dato questo nome perché insieme solcavamo il terreno verso nuovi scenari .

Questo nome è ancor piu’ particolare se pensiamo che vieni dalla Sicilia. Che rapporto hai con la tua terra d’origine e che cosa dà, e toglie, per quanto riguarda le opportunità musicali?

La propria terra d’origine è paragonabile ad una madre e si sa che prima o poi bisognerà staccarsi da lei. Sicuramente mi ha dato molti spunti musicali e le sono grata come un figlio riconoscente. Toglie solo una cosa, e non è poco, che è l’accento marcato e il fatto che le forme dialettali possono, talvolta, indurre a dover rileggere la frase prima di mettere il punto (ride).

Qual é l’esperienza che ha ispirato il testo?

Le esperienze che hanno ispirato Ferma sono molteplici ma tutte con un fattore comune: il bisogno di fermare, bloccare tutto e di far sì che determinate situazioni restino invariate per la paura del cambiamento.

Se dovessi descrivere musicalmente il brano cosa diresti?

Un brano pop/punk sad. Quello che volevo trasmettere in questo brano era la nostalgia, cara amica dal duplice volto. Uno è tenero l’altro uno un po’ meno e ti tiene aggrappato a cose che dovresti lasciar andare.

Come interagisci con i social per la tua attività di musicista?

Con i social non sono molto bravo purtroppo. Nonostante la mia giovane età sono un pò old school, ma cerco sempre di fare il possibile per essere al passo con i tempi.
L’account di officialsolk su instagram è il mezzo social per restare aggiornati su tutte le mie attività, quindi correte a seguirmi se non lo fate già.

Quali sono le tue influenze?

Le miei influenze variano un pò in base al periodo e alla musica che ascolto in determinati momenti. Mi piace spaziare ed esplorare generi e sottogeneri musicali per poi cimentarmi nella scrittura di brani che ne sono il frutto.

Progetti per il futuro?

Di progetti in cantiere e di idee in fase di sviluppo ce ne sono tantissime, per cui rimanete collegati per non perdervi nessuna novità

Il bel singolo d’esordio dei THE JEEBS si intitola Be True

Ci si entra come in un tunnel, nel nuovo singolo dei The Jeebs. La giovan band di Boston, USA, lo ha cesellato con cura. E si sente: nell’atmosfera, nei fill chitarristici. E proprio questi ultimi titillano la curiosità dell’ascoltatore, e ne lisciano le aspettative mentre la batteria suona una marcetta con il rullante.

Il flavour psichedelico, con quel bel retrogusto anni ’70, ammanta ogni singolo strumento, rendendo Be True un singolo riuscito, che veicola il messaggio della verità in un modo che, probabilmente, non ci si aspetterebbe da una nuova band, che risulta avere già una maturità invidiabile.

Peraltro registrato bene nel Plaid Gold Recording Studio di Boston. Insomma, tutto torna, dalla vocalità alla psichedelia, tutto è ricolmo di buona energia, positiva. Di quello, insomma, che serve un po’ a tutti gli ascoltatori di musica. Specie dopo il terribile anno e mezzo appena trascorso.

I The Jeebs quindi si impongono già, non tanto a chi ha bisogno di immagini roboanti e presenze social, quanto a chi ama la musica vera, quindi è disposto ad aprire bene orecchie e cuore, per carpire cosa c’è da amare. E qui, in questo singolo, ci sono parecchie cose interessanti…

Il pulsante ep dei Polyphonic Exophilia

di Francesco Bommartini

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E’ difficile rimanere immobili ascoltando Vol. 2, la nuova opera della Polyphonic Exophilia (anche su Twitter). Questo collettivo di Hadeland, distretto che si trova nella zona sud-est della Norvegia, si dà parecchio da fare, concentrando attorno alla propria esistenza anche una label e uno studio di registrazione.

Ma siamo qui a parlare in particolare di questo loro nuovo ep, consistente in 4 tracce, per una lunghezza totale inferiore ai 20 minuti. Dopo la strumentale Ups et pertulerat – che mette da subito le cose in chiaro – entra la voce nella successiva Dance with fire, per poi diventare protagonista nella successiva traccia.

Le peculiarità sonore evidenti sono un basso estremamente presente e pulsante, che connota fortemente le incursioni chitarristiche, vagamente jazzate. Tutto si muove, dinamico, condotto da una batteria spesso protagonista di pattern sincopati. E’ underground questa movenza, molto, mi devo ripetere, pulsante.

Non mancano altri strumenti, ma anche nell’ultima traccia dal titolo When the lockdown is over, con atmosfere melanconiche, è il basso a dettare la linea. Una scelta sottolineata anche in fase di mix, che rende il risultato personalizzato e gradevole. Da tenere…d’orecchio!

No Cap di Giammi, un successo annunciato che si inserisce perfettamente nell’oggi

Giammi, artista italiano di Zurigo, punta in alto con il singolo No Cap. Molto club-oriented, è un brano che si inserisce a gamba tesa sull’estate che stiamo vivendo, incitando la voglia di far festa e strizzando l’occhio a certa scena trap, quindi perfettamente in linea con l’attualità musicale italica.

Già suonato nelle radio, il brano ha già aggiunto 10mila visualizzazioni su youtube. A renderlo vincente ci sono senza dubbio le melodie e i power beats, che con quel quattro quarti non lascia scampo a chiunque voglia muoversi su una pista da ballo. Buono anche il flow di Giammi.

Disponibile ovunque, su ogni piattaforma, il brano sarà seguito il 6 agosto da un Remix, destinato ancora di più alle discoteche, ma più nell’area house. Insomma Giammi, che nel video di No Cap permette al cameramen di indugiare sulle sue Balenciaga probabilmente per sottolineare la propria stiloseria, non si ferma.

Anzi, rilancia. E viste le premesse pare che il ragazzo sappia come muoversi nel panorama odierno. E poco (gli) importa se qualcuno lo snobberà, sa infatti che No Cap è perfetto – produzione compresa – per arrivare ad una vasta audience pronta a far crescere hype e visualizzazioni.

Sober: la dichiarazione anti-dipendenze degli ET Boys,

L’arrivo degli ET Boys (chiamati Tacboy e Sharkeyes) coincide con Sober loro prima uscita per Wake Up. Nato a Chicago ma originario della Florida, Tacboy assume il ruolo di cantante e paroliere, mentre Sharkeyes scrive e compone i brani. Ciò che i fratelli creano come duo è il loro suono unico.

Si tratta fondamentalmente di rap melodico, ma loro lo descrivono piu’ precisamente come Nu Pop. Nel video si racconta una storia intensa, in cui il protagonista ha problema con sostanze. Nell’opera di Domonick Giorgianni la violenza, e la perdita della ragazza, sono strettamente legate alle dipendenze.

Il potente messaggio sull’autodistruzione avrà un seguito, un ulteriore singolo che si preannuncia come ideale legame delle produzioni degli ET Boys. Intanto però possiamo gustare questa Sober e il suo andamento affascinante, con un’elettronica leggera e qualche tocco danzereccio.

Il leitmotiv è questa batteria, non proprio realissima nel sound, che insiste, portando l’ascoltatore ad aprirsi all’esperienza sonora, potendo godere di un pezzo ben costruito. Sicuramente un buon colpo, specie dopo un lungo periodo difficile come quello appena vissuto.

Una techno dal sapore retrò nel nuovo singolo di Skit

Sembra di partire con un’astronave quando si ascolta l’inizio di Doggy Bag Bitch di Skit. Il punto è che quest’ultima non si ferma da nessuna parte, ma continua il viaggio per tutto il brano. Infatti in questa strumentale le caratterizzazioni sono tutte votate all’elettronica, vista in chiave danzereccia.

L’attenzione dell’ascoltatore viene tenuta viva da effetti di tastiera che crescono di volume e tonalità, con una parte centrale che potrebbe essere persino definita sperimentale, in quanto a sound. Ed è proprio quest’ultimo a fare la differenza tra questa produzione di Skit ed altre cose.

Conosciuto anche come Detroit Techno, questo suono ripreso dal produttore belga proviene direttamente dalla pancia degli anni ’80. Il suo è un singolo molto ritmato (circa 150 bpm), con il basso guidato dalla batteria che si interseca con la drum machine.

Con Doggy Bag Bitch, Skit offre uno strumentale che trascina il suo pubblico fin dal primo momento e convince fino all’ultimo, grazie al suo sapiente fluire della variazione del suo arrangiamento e della composizione, così accattivante e riuscita. Interessante.

Miss Chay Bella tra erotismo e romanticismo con il singolo I want you

“I want you, just you”. Canta così, con una voce filtrata bene, Miss Chay Bella nel singolo I want you. Se ci fermassimo qui si potrebbe parlare quasi di trap, se non fosse che le reminescenze e le vibrazioni rimandano prepotentemente all’hip hop anni ’90, e a certo R&B.

La sinuosità vocale e strumentale, con tanto di batteria messa sempre nei punti giusti della struttura e qualche clap, inducono al fascino. Così fanno anche quelle chitarre clean sfiorate con sicurezza. E tutto comincia con un sound vinilico, caratterizzato quindi dall’imperfezione, dal feeling umano.

Strano quindi l’accostamento con la perfezione e la pulizia successiva? In questo caso no. Perché? Probabilmente la vittoria è dovuta alla qualità media piuttosto elevata per una produzione di questo tipo. E stiamo proprio parlando di produzioni che fabbisognano di alti standard.

In conclusione il brano di Miss Chay Bella colpisce nel segno, evitando il possibile fastidio causato da una vocalità molto filtrata con la sapienza produttiva instillata. Si tratta di un brano ideale per accogliere la propria donna per una serata ad alto contenuto romantico, ed erotico…

Uscire dal Lockdown con un progetto riuscito? Si può

Un dj di Amsterdam e 2 rapper dagli UK, durante il Covid si chiudono in uno studio e ne escono con un brano fatto e finito. Non é una barzelletta – come potrebbe sembrare in Italia – ma la realtà dei fatti, o quantomeno quella di Tripocules. Dame1 e Rich Kenny sono invece i rapper, e Markeyzz il pianista olandese che da un tocco in più ad un brano riuscitissimo.

Il pezzo in questione s’intitola Little e fa della base ritmata e, appunto, delle rime del duo rap d’oltremanica il suo punto forte. Non vi troverete, attenzione, al cospetto di un approccio analogico alla musica, tutt’altro. Se però apprezzate il clubbing, o comunque una modalità piu’ in linea con gli ascolti odierni, potreste apprezzare.

Tornando all’incipit, aldilà dei gusti, trovo splendido che la musica possa tornare a pompare le casse di un qualsiasi posto nel mondo. Non dobbiamo fare uno sforzo enorme per ricordarci che il vicino lockdown ha messa a tacere tutto. E’ stato un anno orribile, e quindi benvenga l’attività di questo dj olandese che, nella produzione comune con due rapper, ha travalicato i confini.

Un modo di agire che riguarda anche la musica stessa contenuta in questa canzone. Sì perché, se non è certo una novità, comunque sentire una base club style con sopra le voci ritmate ed il flow di due rapper di un’altra nazionalità non è comunque scontato.

L’album già maturo di Big Dega porta il rap davanti alla tua faccia

Si chiama “REBOOT” il nuovo disco di Big Dega. Un racconto in rime di una ripartenza, un re-start deciso che fluisce dalle nuove fonti d’ispirazione che l’artista salentino ricerca a Bruxelles, città che lo ha accolto più di due anni fa. Quindi la storia di un rapper che lascia la sua terra per cercare fortuna all’estero, con coraggio.

Lo stesso che mette nell’album, in cui incrocia le strade con il talento dei rapper Amir Issaa, Uzi El Cuervo, Zeboh, i producer G-Hype e Rako Alma e la vocalist Vee. Le liriche sono dritte ed intelligenti, le basi, come si dice in gergo, spaccano. E lo si capisce fin dall’opener, con quell’andamento frammentato e quella frase: “detesto il populismo, preferisco non averti dalla mia parte tanto non soffro d’arrivismo”.

Quindi un disco completo, in cui musica e parole viaggiano di pari passo. E proprio le parole sono importanti nell’arte di Big Dega, che dimostra, attraverso un parlato senza filtri e basato evidentemente su idee e vissuti personali, di meritare una maggior considerazione all’interno della scena rap italiana.

Non è questione di trend, e di mode. Qui ci troviamo dinanzi ad un prodotto discografico che può essere considerato maturo, finito. Con suono ben prodotti, concetti non scontati. E questo nonostante dietro non ci sia alcuna major. Quindi complimenti a Big Dega!