Tra blues e rock, BURN IT dei SUGAR LIME BLUE

Sicuri che il blues sia la musica del diavolo? La domanda non è retorica, ascoltando la vocalità, certo sicura ma più tendente al tono che alla malvagità, che interpreta il singolo Burn It. La band? I Sugar Lime Blue, che si definiscono gruppo vero in cerca di qualcosa di fresco e unico.

In questo caso questo aspetto può essere trovato nell’unione di dinamiche rock e bluesy. Il primo aspetto esce da tutte le parti: il sound, quel ride metallico, il solo ben costruito e affrontato. Ma gli hammond riportano sempre agli anfratti dell’America coloniale.

Che detta così magari potrà sembrare una cosa brutta, ma se vista in ottica meramente musicale è invece un aspetto che unisce tutta una serie di mostri sacri. Ma senza ambire a tanto, i Sugar Lime Band riescono comunque ad affrontare il tema con bravura.

Nessun timore reverenziale e voglia di divertirsi, uniti a professionalità e capacità musicali notabili, fanno di questo gruppo un valido portavoce delle istanze rock più riuscite.

La calma acustica di CHANGE GONNA COME

L’approccio iniziale è quello dei cantori che sanno sorprenderti. All’improvviso, quella chitarra acustica parte. E dimentichi lo stress, le difficoltà, lasciando vagare la mente su situazioni piacevoli. Questo è l’incipit di Change Gonna Come. Un nome, una garanzia.

Si, perché se il cambiamento è il centro della vita, la sua stessa essenza per certi versi, David Singley lo testimonia con parole cangianti. E lo fa con calma, con un atteggiamento (chiaramente musicale) slow che colpisce. Perché è profondo, e al contempo sbarazzino.

Lo sono, quantomeno, i cori che circondano la sua voce. Lo sono quei riverberi, e quei rimbalzi che caratterizzano le percussioni minimali, tra le quali spicca un ovetto che accompagna senza soluzione di continuità il brano. Che incede incessante.

Quantomeno fino al termine, ammantato di tastiere che accarezzano le orecchie dell’ascoltatore. Autore di due album (2016 e 2021), Singley non è certo un primo mover, e direi che questo pezzo lo testimonia enfatico, sicuro nel suo scorrere. Tra un cambiamento e l’altro.

La slow life nel singolo LITTLE GIRL BLUE ci deve far ragionare

Si staglia, vibrante e quasi insicura, su una chitarra acustica arpeggiata la voce di Achilles Tenderloin. Un approccio che fa subito capire quanto quest’artista si distanzi, volutamente anche, dalle produzioni laccate che contraddistinguono tempi in cui il consumismo sembra aver irrimediabilmente sostituito la libertà dell’anima.

E il bello di Little Girl Blue, il nuovo singolo di Tenderloin, fa pensare anche a questo. Nel suo dipanarsi acustico, in cui spunta anche un mandolino, c’è tempo di penare, con quella batteria discreta a tenere il tempo di una vita sostenibile. Ne abbiamo bisogno oggi. E l’artista riesce pienamente nell’intento di emozionare.

https://achillestenderloin.bandcamp.com/

E nei 4 minuti abbondanti del brano non annoia, ma anzi anela ad una profondità sempre più marcata, senza però risultare pesante. Sarà la vocalità trasognante a dare questa sensazione? Probabilmente sì. D’altronde gli artisti devono indicare sempre una strada più in là.

Se cercate rock questo brano è sbagliato, ma se cercate serenità, arpeggi in stile americano, cori morriconiani e atmosfere vagamente polverose potete stare tranquilli.

MANTRA entra in testa con CURSED CREW MIXTAPE

Mette subito in chiaro tutto con Cursed Gang, l’opener di Cursed Crew Mixtape, il rapper Mantra. Zero leggerezza testuale, in favore di personalità e flow invidiabile. Il richiamo a quanto prodotto da Machete insomma non si limita solo al titolo del platter, bensì ad un approccio core che si concentra sulla durezza delle rime.

Brani brevi, sulla media dei 2 minuti e mezzo, con parole dritte, senza fronzoli, e partecipazioni riuscite. Tra cui quelle di Tan Man e Moruaan su Split. Sorprende Sambuco, con una base molto più melodica, incentrata sulle tastiere, seppure ritmata. E il ritornello prende il sopravvento. Episodio controverso.

Torna a casa, sembra, Mantra con Lol. No, niente a che vedere con le prime due tracce, visto che la base è ancor più atmosferica e ampia, ma con “per conoscerti (ai tuoi figli ndr) basta il mio dissing” e altre frasi più mache sembra trovarsi a suo agio. Ancora meglio la velocissima Corri. Nomen, omen.

E se Boomerang non torna indietro, e non colpisce Mantra, arriva invece al punto, con la sua base electro. “Ciò che dai lo ricevi”, canta, e se così fosse gli ascolti su Spotify cresceranno. Come conferma l’ultimo brano, ma oramai non ce n’era granché bisogno.

Lo splendido singolo di BROOKE SURGENER merita il successo

Wow, ragazzi, alti livelli. I hate you the least si intitola questo pezzo di bravura, e di bellezza, di Brooke Surgener. La cantante è arrivata. Così mi verrebbe da dire, perché il brano è davvero molto bello, e al contempo elegante. E su di esso poggia una voce angelica.

Ammetto, mi sono innamorato un po’ di Brooke guardando il video e facendomi cullare dalle dolci note, sostenute da chitarre acustiche e corroborate da suoni synth che innalzano la composizione.

Un video guardato a oggi circa 4000 volte. Ma dovrebbero essere molte di più. Perché lo merita persino la fotografia, quindi anche l’aspetto visivo oltre a quello meramente musicale. Che poi è il succo, trattato da Brooke con assoluto rispetto. Traspare proprio la celebrazione dell’arte.

Mi fa veramente piacere scoprire quest’artista. Di una bravura lampante, di cui tanti si sono accorti e di cui spero altrettanti si accorgeranno. Arriva tutto, potente e splendido, pulito ed elegiaco, in una summa di emozioni che solo pochi sono in grado di trasmettere.

Rock coinvolgente per il singolo Another World di CHRIS LUCIANI

È molto bello l’incipit di questo pezzone rock che risponde al nome di Another World. Lo ha scritto Chris Luciani, leader dei Lucidity, e lo pubblica la sua label Precision Records, che ufficializza quindi la sua carriera solista, ovviamente supportata da una band.

Anche in questo frangente Luciani mantiene coordinate prettamente hard rock, ma riuscendo a infondere energia e compiutezza ad un pezzo in cui le domande sul senso dell’esistenza si susseguono, tra riff granitici e ispirati, e una sezione ritmica compatta.

Chris lavora con un ensemble in carne e ossa di musicisti dal vivo che si uniscono per aiutarlo a forgiare testi e riff metal insieme per consentire all’artista di ottenere un risultato che strizza l’occhio alle classifiche rock con convinzione. E la melodia vocale entra subito in testa.

La voce di Luciani è davvero bella: sicura, eppure con classe, oltreché con afflati tosti. La registrazione restituisce un’anima che crede in quello che fa, e lo fa quindi bene, con la dovuta leggerezza e con la voglia di portare la propria arte sempre più in alto.

Il pop avvolgente di SPENCER GOLDMAN

Fa l’occhiolino alle classifiche pop il nuovo singolo Breakthrough di Spencer Goldman. A soli 23 anni il cantante la imbecca, perché le melodie sono riuscite così come l’energia che trasuda dal pezzo. Non manca nulla, e anzi è tutto ben direzionato.

Compresa la produzione, riuscita, e il mix, in cui, nonostante l’ascolto dal non proprio perfetto Spotify, equilibrato. Tutti gli strumenti si sentono adeguatamente, e anche la potenza passa. Un aspetto non proprio scontato, visto che spesso il pop tralascia le chitarre in favore di synth e dintorni.

L’allegria che esce dai solchi musicali non viene inficiata, anzi! Un risultato convincente per il giovanissimo, a cui auguro semplicemente di continuare così, se è quello che vuole. Poi tutti sappiamo che il mondo pop ha bisogno di grande spinta, per sovrastare certe primedonne.

Tuttavia le basi qui ci sono, e anche convincenti, rispetto sia all’età – e all’esperienza – che alla media. Insomma, ancora complimenti, da un rocker convinto, che però ha apprezzato un brano così smaccatamente pop. E scusate se è poco.

BLIND UNCLE HARRY e il suo nuovo, terremotante e brillante singolo

Si chiama Blind Uncle Harry, e come suggerisce il suo nome anche la sua musica è un po’ bislacca. Il che, attenzione, non significa brutta, anzi! Nello specifico il singolo Burn down the high school (tanto per rimanere sull’eccessivo) risulta freschissimo e pieno di spunti.

L’inizio pseudo-folk infatti viene presto iretito da una chitarra clean brillante, i cui accordi danno enfasi al pezzo, mentre i cori femminili la fanno da padrone, anticipando alcuni assoli pregevoli ancorché rumoristici in vari frangenti. E la voce di Blind Uncle Harry dà al tutto il giusto quid.

La freschezza con cui il pezzo si dipana offre notevoli spunti. Sembra che l’artista non abbia alcun tipo di problema a mostrarsi com’è, una libertà rara e da cogliere anche da parte dell’ascoltatore.

Chris ‘Harry’ Doran, questo il vero nome del cantante, vive a Bloomington, Indiana. “Hillbilly hippie shreddin’ folk rock” è la definizione che si può trovare sul suo sito, e in effetti torna. È proprio quello che si ascolta anche in questo singolo, che segue altri cinque e un album.

Ascoltabili qui: https://blinduncleharry.bandcamp.com/

La rabbia di ODERSHIN nel suo disco VENTINOVE

Ci dà dentro Odershin con il suo nuovo album Ventinove. Un lavoro tutt’altro che di maniera, in cui il rapper della Basilicata torna ad incidere dopo oltre 10 anni. Un periodo che evidentemente gli ha permesso di centrare il proprio stile, in cui una batteria sincopata e ben strutturata detta il ritmo di liriche tendenzialmente dure.

La vocalità di Odershin è assertiva, il flow è presente. “Punta pure l’arma intanto nel mondo c’è già chi spara”, “Lascio una barra vuota per il sangue dei soldati” sono frasi prese da uno dei pezzi clou del disco, quella Black Jungle che con il suo andamento low tempo dà ulteriore sfumatura alle capacità creativa del nostro. Il brano è prodotto da Jack The Smoker, che ha prodotto anche Cielo Blu.

All’interno dei brani ci sono vari ospiti come Vandal 75, e Gama rapper Francese mentre in Sin in the city troviamo Papilla Bronx di Torino, tajo e Don HardRisk anche quest’ultimo rapper Francese. In Lacrime nel vento troviamo invece Rk Wolf di Torino. Scelte riuscite per innalzare ulteriormente un risultato che sa di gangsta ma in grado di rendersi personale.

Calvin è il pezzo più interlocutorio, con quella parte in vocoder che fortunatamente viene riequilibrata dalle rime stringenti delle strofe. Ed è proprio questa la peculiarità e la forza, a mio avviso, da sottolineare di quest’album. La chiarezza lirica, unita ad un flow convincente.

Recensione: UN ALTRO STUPIDO E ALQUANTO DISCUTIBILE ALBUM

Sono sornioni i Piccolo Blu, band irpina che dà alle stampe il disco Un altro stupido e alquanto discutibile album. E lo sono, per l’appunto, fin dal titolo. Ma pure nella traccia Una stanza bianca, con rime volutamente un po’ di maniere e un’atmosfera che ricorda un andamento battiatesco.

Mi rendo conto che il paragone potrà sembrare fuori luogo, a qualcuno. Mi spiego: i Piccolo Blu fanno rock. Battiato faceva altro. Quindi non sono epigoni, sia chiaro. Semplicemente delle dinamiche, alcune volte, un po’ trascinate, me lo hanno fatto pensare.

Entrando più nello specifico il loro lavoro risulta fresco, con una produzione vagamente dimessa (la voce è amalgamata con gli strumenti), testi piacevoli e una musicalità che – pur incastrandosi perfettamente con la tradizione rock italica – accenna ad atmosfere più eteree, con tastiere ben presenti (come nella ritmata Va tutto bene).

Non si negano, i ragazzi, tempi in levare (La notte delle streghe) e intro in linea con l’andazzo synth attuale (Bombay), fortunatamente solo accennato. Del resto l’intelaiatura rock, a volte più presente altre meno, non tradisce. E allora…avanti tutta!

Simpatiche alcune citazioni (“Ma se devo dirla tutta qui non è il paradiso…”, “Le notti non finiscono…”) che gettano ulteriore sale su una pietanza che già ha il suo sapore. Un’unicità quantomai apprezzabile in un tempo in cui l’indie italiano si è ormai raffazzonato con il mainstream, generando anche mostri non indifferenti.