L’hard rock dei Lÿnx nato durante la quarantena per brillare sui palchi d’Europa

I Lÿnx sono un quartetto hard Rock di ispirazione anni ’80 con sede a Calgary, Canada. Precedentemente noti come Lazer Blade, la band si è formata durante la pandemia del 2020, iniziata come una collaborazione tra il cantante Lazer Wild e il chitarrista Blade.

Il bassista Fangs e il batterista Flash si sono uniti alla band subito dopo la formazione dei Lÿnx. Uniti dall’amore per il glam metal degli anni ’80 e per l’hard rock, il quartetto si è subito dedicato alla scrittura di canzoni originali che incarnano lo stile del passato, abbracciando una produzione raffinata e grintosa.

Lÿnx hanno rilasciato il loro primo EP omonimo con Bullzhorn Records. Le canzoni sono attualmente in streaming su tutte le principali piattaforme. Le copie fisiche sono invece disponibili nei negozi di Calgary e sul sito ufficiale. Dopo essersi guadagnati una reputazione per i loro inni, i frizzanti assoli di chitarra e la potenza della voce, i Lÿnx hanno raccolto una base di fan internazionale.

Tra le canzoni da segnalare ci sono la veloce e piena di verve Crazy Crazy World, che con il suo riffing serrato e un po’ sghembo non fa prigionieri. Ma non mancano altri episodi interessanti, ed altrettanto granitici. Su YouTube si può anche visionare una loro cover di Lewis Capaldi.

Lÿnx | Spotify

Il raffinato pezzo pop di Mandelray, con tocchi elettronici ed effetti che fanno sognare

Un pianoforte emozionale introduce Show me your love, il singolo di Mandelray, nome dietro cui si cela il musicista e produttore australiano Robert Chomicz. Subentrano poi chitarre arpeggiate e tastiere, che all’unisono stendono un dolce tappeto che viene fatto vibrare con solerzia da una linea di basso che tocca solo quando deve.

La batteria dà ritmo dopo il primo minuto, approfondendo l’enfasi che già si respirava nelle prime note. La voce di Mandelray si confà perfettamente all’aspetto musicale, creando un tessuto che sono certo potrà aiutarvi nelle serate d’amore. Non è Marvin Gaye, intendiamoci, ma il ragazzo sa toccare le corde giuste con la sua voce.

Combinando suoni e stili, con l’ambient e l’elettronica latenti, il nostro crea un brano pop di presa in cui trovano posto anche ritmi esotici. Scritto con Robert Chomicz e Paul Atkins, il brano ha un’atmosfera “soulful pop rock”, come definito dallo stesso artista.

Riassumendo Mandelray ha tutte le possibilità per ritagliarsi un posto nel vaso panorama pop mondiale. Che però, proprio perché ampio, porta in seno molti competitor diretti. Ciò non toglie niente a Show me your love, che resta un brano ben costruito e prodotto, che sicuramente potrà piacere a chi dalla musica aspetta emozioni e buoni sentimenti.

Intervista a Mario Marco Farinato, tra album e singoli nuovi. E quella tecnica di chitarra…

Come é nata la collaborazione per il tuo ultimo singolo insieme ad Alberto Boi?

Dopo la vittoria alla manifestazione Tieni Il Palco, ho conosciuto Alberto Boi, abbiamo fatto la distribuzione del primo brano — Perché — ma non ero fermamente soddisfatto del sound, cercavo qualcosa di più profondo, più mio, più unico. Con Alberto è nata un’amicizia sincera ed ho iniziato a “fidarmi” del suo giudizio e soprattutto dei suoi consigli, che sono stati preziosi per migliorare la mia tecnica compositiva e strumentale allargando i miei confini, di conseguenza abbiamo deciso di produrre una canzone “old-style” cioè registrata e suonato con strumenti veri. Cosi è nata — Per te

Con che obbiettivo é nato il tuo progetto musicale?

Il mio approccio alla musica è stato di mera curiosità. Volevo scoprire i segreti dei produttori, il modo in cui lavoravano, al fine di scrivere un libro sul mercato musicale italiano che resta stranamente “infognato” nella musica commerciale di scarso livello professionale. E volevo sapere come funzionava, poi è sorta una smodata passione per la chitarra et-voilà. Il mio obbiettivo è trovare e ricercare suoni e arrangiamenti innovativi, o per lo meno alternativi, per esempio non uso mai l’ auto-tune quando canto, le mie chitarre sono registrate in stereo su due tracce con doppio microfono, uno sulla tastiera l’altro sulla rosa.. insomma cercare qualcosa di più “naturale” ma sono uno sperimentatore.. scrivo musica ogni giorno, anche goffa.. non mi interessa.. è la ricerca che ci aiuta ad evolvere.. giusto?

Usi una tecnica chitarristica molto particolare…di cosa si tratta e come si é sviluppata?

La tecnica è davvero unica, in primo punto perché suono in speculare — come fossi in uno specchio, tutto al contrario degli altri chitarristi Leonardo Da Vinci ha usato questa tecnica per non divulgare i suoi scritti io la uso per non divulgare le mie scoperte musicali 😉 — inoltre, tutto quello che gli altri chitarristi fanno sugli alti io lo eseguo sui bassi per creare compattezza di suono. Mi sono ispirato alla tecnica usata da Robert Johnson, poi c’è lo slide ( tanto caro anche a R. J.) che mi ha aperto un mondo. Prima ho immaginato un suono che fosse più preciso e meno “slide” poi ho adattato la mia immaginazione alla realtà e cosi ho iniziato ad usura due dita senza slide.. ed è uscito questo suono unico, mi sono anche ispirato alla tecnica usata dai menestrelli calabresi quando suonano la chitarra battente calabrese, insomma ho cercato un modo alternativo di presentare la mia musica con una scenografia semplice ma d’effetto.

Hai vinto Sanremo rock nella categoria trend. Cosa ha significato per te?

Ha significato molto per me, è stato un vero e proprio riconoscimento ufficiale, insomma non avevo speranza di vincere, parliamoci chiaro.. c’erano 1500 band da tutta Italia con due palle quadrate e un sacco di strumentazione figa.. io invece…. ho iniziato suonare in acustico quando tutti, e dico tutti usavano i vari pattern offerti dalla Apple e mi sentivo fuori luogo, ma quando in sala si creò il silenzio e la prima nota di ultimo respiro prese forma.. allora capii che stavo seguendo la direzione del mio spirito, della mia anima. Si ha significato moltissimo, un punto miliare nella mia carriera.

Suoni con un’accordatura aperta a 432hz. Cosa significa e perché lo fai?

Ho scoperto l’accordatura a 432 mentre ascoltavo il canto di uno stregone in Utah a Salt Lake City, vivevo in una riserva di nativi americani, ero molto amico del capo villaggio, cucinavamo insieme gli spaghetti per la comunità intera.. i sei mesi più belli della mia vita, a stretto contatto con gli spiriti della natura, dei boschi, delle praterie. Scoprii che lo sciamano del villaggio, cantava naturalmente con accordatura a 432, informandomi ho scoperto che è utile per la guarigione dello spirito, e siccome abbiamo tutti bisogno di guarire dal consumismo sfrenato e da questa pazzia chiamata globalizzazione, ho pensato che al posto di scendere in piazza con i sanpietrini avrei potuto combattere la cattiveria con l’amore.. un pò come hanno fatto i Tinariwen, ecco perché lo faccio, lo so che sembro un sognatore, un illuso… ma il mio desiderio è di guarire il mondo dall’avarizia e dall’ingordigia con una canzone.

Che progetti hai per il futuro?

Entrare in contatto con il creatore per scrivere una canzone che guarisca la gente dalla cattiveria. Sono un alieno, vengo direttamente da Callisto una delle lune di Giove. Sulla mia stella respiriamo elio e tutti abbiamo la voce sottile quindi non c’è differenza tra uomini e donne e ci vogliamo tutti bene.. qui sulla terra tutto è cosi triste. Il vostro pianeta mi sconvolge, non piace.. mi spaventa.. troppa cattiveria. Il problema è che danno tutti la colpa al Diavolo ma ogni atto politico, economico e religioso in questa terra è fatto nel nome di Dio, o in nome di un bene supremo (economia) spiegatemi quindi chi è il cattivo e chi è il buono!

https://www.instagram.com/mmfarinato

Il concept elettronico di Gruw Frequency

Quello di “mettersi a nudo” è un concetto che nel nuovo disco di Gruw Frequency trova piena espressione. Non per niente, tra l’altro, l’album, in uscita l’11 giugno, si chiama proprio Naked. In questo caso l’artista tralascia lo stile musicale che ne ha contraddistinto le gesta fino ad oggi, la sua dance/elettronica votata al dancefloor, per concentrarsi su un’opera più personale e variegata.

In ogni traccia infatti descrive una parte di sè, con un intro parlato che fa da preludio ad ogni canzone. Concetto messo in chiaro fin dall’incipit, in cui il nostro vuota il sacco, svelando che per lui è sempre stato più complesso aprirsi con i propri cari piuttosto che con gli sconosciuti. Ma quello che più stupisce è l’intro vocale di Faith, in cui una voce “nera” esprime la propria energia.

Sì, perché in questo lavoro numerosi sono i featuring, sia nazionali che internazionali. Il leitmotiv dei pezzi rimane l’elettronica, trattata in vari modi, a seconda del mood del creatore. Si va quindi dall’iniziale brano dal flavour quasi gospel alla successiva traccia, più sincopata; dalla trasognante La famiglia con le sue tastiere in primo piano alla dance Gli amici.

Come si può evincere, i titoli svelano proprio quanto detto inizialmente: il desiderio di compiere un percorso personale, in grado di evocare emozioni attraverso la musica e le parole poste inizialmente ad ogni canzone. Una specie di concept, si può dire, in quanto ogni brano è comunque legato da concetti e storie, innanzitutto di vita.

E’ stato bravo Mirko Vecchione, epigone di Gruw Frequency, che ha girato tra Como, Varese e Milano proponendo la propria musica, che da quando ha 11 anni tratta, mixando vinili e sviluppando un immaginario che in questo album trova probabilmente la giusta maturità, un equilibrio che quasi stride con la varietà delle canzoni e della musica proposta.

Non aspettatevi di interiorizzare subito il lavoro, sarebbe eccessivo. Ma se date il giusto tempo questo è un disco che saprà donarvi una grande varietà di stimoli, sicuramente molti di più di quelli che potrete trovare nella media delle uscite odierne, spesso più improntate ad una sola via. Provare per credere.

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Il trap di Fk Dame trova i synth nel singolo Global

Trap e synth al poter nel singolo Global di Fk Dame. E non mancano nemmeno i tipici vocoder, a rendere la vocalità maggiormente intellegibile, sicuramente più cantilenante. Il risultato? Riuscito. Il brano regge il confronto con altre produzioni di questo tipo. E perché?

Sicuramente per FK Dame, cantante, rapper e producer di Montreal, ma anche del Nimbus2k. Questo singolo è solo l’assaggio di FKFOREVER, progetto che sarà pubblicato questa estate. E che si differenzierà dal precedente FK Ultra and Y2K.

Innanzitutto lo fa per i synth, molto presenti ed altrettanto trasognanti. Non scontata l’efficacia che questo strumento ha nel brano. Non un semplice riempitivo, insomma, ma protagonista, assieme alle batterie sfuggenti e intensissime tipiche della trap, con il charlie, rigorosamente programmato, a farla da padrone sul beat.

L’hip hop in questo brano acquisisce quindi un dimensione differente, pregnante se vogliamo, sicuramente riuscita. La voce di Fk Dame ben si sposa con la base, introiettando il fruitore in un mondo per certi versi onirico, sicuramente carico di interpretazioni e di apprezzabili scelte. E forse non solo per chi ama il genere, visto che il pezzo si presta anche al dancefloor.

Shenyang Rain, il nuovo singolo di Hans Peter Beeler (Ita – Eng – Ger)

ITALIAN

Hans Peter Beeler è un chitarrista svizzero che con il singolo Shenyang Rain ha deciso di tributare una celebrazione agli anni passati a Shanghai. Per farlo ha coinvolto la cantante italiana Ari Korona, che interagisce con la sua base blues rock, figlia anche di un continuo scambio musicale con musicisti che proprio nella città cinese avevano la loro base.

Insomma, si tratta di una specie di cartolina proveniente dall’oriente. Un mondo sempre più compenetrato con quello occidentale, che in questo brano trova un ulteriore stimolo di avvicinamento. La chitarra di Beeler disegna riff apparentemente poco pretenziosi, ma sicuramente riusciti, donando alla composizione il giusto calibro.

E forse sta proprio qui il segreto del pezzo: nell’idea di non esagerare. E potrà sembrare un limite, al primo ascolto, visto che il mondo in cui viviamo è improntato proprio all’esagerazione, alla trasgressione a tutti i costi, spesso con risultati poco entusiasmanti.

Nel brano il compositore svizzero narra di una notte passata a girare per le strade di Shenyang nel 2018. Una notte rara: quella del record di pioggia a Shenyang. Dopo un vagabondaggio per il buio il nostro eroe è riuscito a ritrovare luce e strada, tornando a riconquistare anche una serenità che sembrava compromessa dall’acqua.

ENGLISH

Hans Peter Beeler is a Swiss guitarist and with the single Shenyang Rain has decided to pay tribute to his years in Shanghai. To do this he involved the Italian female singer Ari Korona, who interacts with his blues rock base, continuous musical exchange with musicians who had their base in the Chinese city.

This is a kind of postcard from the East. A world increasingly interpenetrated with the Western one, which in this passage finds a further stimulus to approach. Beeler’s guitar draws apparently unpretentious riffs, but certainly successful, giving the composition the right caliber.

And maybe that’s the secret of the piece: the idea of ​​not overdoing it. And it may seem like a limit, at first listen, given that the world we live in is marked by exaggeration, transgression at all costs, often with unexciting results.

In the song, the Swiss composer tells of a night spent wandering the streets of Shenyang in 2018. A rare night: that of the record rain in Shenyang. After a wandering in the dark, our hero managed to find the light and the road again, returning to regain a serenity that seemed compromised by the water.

Phoenix, una rinascita composta dai Sugar Addikt

I Sugar Addikt sono un duo elettronico dell’area di Seattle. La cantante e autrice Vanessa Littrell è la paroliera e la cantante, mentre Bowman Littrell è la mente dietro i sintetizzatori e i suoni. Molto distanti da ciò che ha reso famoso questa città, il grunge, il duo si conferma eccentrico, con una combinazione madre e figlio che trasporta l’ascoltatore in una modalità di danza senza tempo.

Phoenix è il loro nuovo lavoro, che ha un arco narrativo universale che inizia dal punto più basso. Sentirsi bene, andare avanti sono i pensieri dietro alcune canzoni. “Change It” è anche un appello ad apportare un cambiamento. “Fallo smettere! Odio il suono del tuo cuore che calpesta il mio cuore “, è un desiderio per il mondo esterno di apportare il cambiamento, ma alla fine colpisce l’individuo.

In “Safe” c’è la consapevolezza che “ciò che ti fa sentire bene è in effetti buono”. Piuttosto che cercare coloro che feriranno e distruggeranno, trovare persone che nutrono ci avvicina al nostro cammino. Essere “visti e ascoltati” è la ricompensa e anche la motivazione. Passando a “New Dawn” assistiamo alla ribellione, la resistenza alle norme.

Musicalmente il duo si muove su tastiere un pochino artefatte, drum machine martellante (con i quarti in cassa) ed una dance glitterata. Si staglia su tutto la voce femminile, che inanella i significati dettati sopra, colpendo l’ascoltatore appassionato di queste sonorità. Prendere o lasciare. Il disco è prodotto da Three Penny records.

Un brano per scrollarsi di dosso un periodo difficile: On my heart è fatto in famiglia, da Pepper Gomez e Tacboy.

Pulsa “Oh my heart” di Pepper Gomez e Tacboy. E lo fa su YouTube, la piattaforma scelta da WakeUp Music Group per veicolare questo brano che incontrerà sicuramente il gusto di chi ama ballare e dimenarsi. Cosa che, peraltro, manca anche a chi, come il sottoscritto, non è mai stato addentro la vita da discoteca. Ahhh, se penso a quegli assembramenti che un tempo odiavo, oggi quasi mi eccito!

E che sia merito anche e proprio di Oh my heart? Il DJ House Ralphi Rosario è stato invitato a remixare la traccia originale da Andrew Kitchen. Il suo intervento è stato decisivo per dare una direzione alla traccia. Ma a questo ha contribuito anche Tacboy, che vi ha iniettato influenze Nu House prima assenti.

Con il mastering di Ted Jensen degli Sterling Sound, la traccia ha preso vita nelle casse delle persone interessate ad ascoltarla. “Non sapevo come sarebbe stato produrre la voce di mio figlio in ‘Oh My Heart’, ma è stata un’esperienza importante per me”, dice Pepper Gomez. “Il suo percorso è chiaro. Canta e crea melodie e testi con la stessa disinvoltura di Morrison“.

Insomma, un endorsment in piena regola. Ma anche chi, come il sottoscritto, non è particolarmente avvezzo a sonorità di questo tipo può apprezzare il risultato: “Oh My Heart” suona fresca, ritmata e vitale, e tanto basto. O meglio no: uscirà ovunque il 30 aprile 2021 su Wake Up Music Group, con distribuzione di Onerpm.

Pepper Gomez

Check it out!

Il rap sperimentale di CLEM DE LA CREME nel nuovo EP ‘LOVEDOWN’

Il 2 aprile 2021, l’artista hip-hop e rap di Chicago Clem De La Creme ha pubblicato il suo secondo EP, “Lovedown“. Il suono provocatorio ed eclettico di Clem è stilisticamente radicato nell’hip-hop ma si ribella ai confini del genere, incorporando tocchi di lounge, chillwave, jazz, pop e R&B futuristico. Alternativamente aggraziato e vertiginoso, dolce ma eccitato, “Lovedown” tiene all’erta l’ascoltatore su ogni traccia.

Con il singolo principale “I Just Wanna See You” – con la melodia influenzata dal carnevale e accompagnata da tonfi di linee di basso e i versi veloci di Clem in inglese e spagnolo – l’album di 8 tracce esplora i momenti emotivi in relazioni che parlano della bellezza della vita.

“Chiunque sia mai stato innamorato sarà in grado di relazionarsi e apprezzare questo album e sentire quel senso di speranza. La traccia finale termina in nota elevata, ricordandoci che siamo tutti benedetti e che non abbiamo bisogno di cambiare o essere qualcuno che non siamo per accontentare qualcun altro. ”

Scritto, prodotto e registrato tra Shanghai, Londra e Chicago negli ultimi cinque anni, Clem mostra la volontà di avventurarsi in diverse trame sonore, riferimenti culturali e linguaggi, un patchwork ferocemente globale, davvero unico.

Con un drammatico retroscena dietro ogni traccia e paesaggi stranieri che ti trasportano in un altro luogo (il progetto ha viaggiato dalle Americhe all’Asia all’Europa), “Lovedown” fornisce un ascolto ricco come il suo percorso di produzione. La narrazione è destinata a rimanere per molto tempo dopo la fine dell’album.

“LOVEDOWN” è ora disponibile su tutte le piattaforme di streaming.

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Stupefacente e libero: il disco di Soul Rolled Fox

Inizia con una chitarra acustica – che si staglia su un rumore d’ambiente che dà subito idea di vita – il nuovo lavoro di Soul Rolled Fox, nome dietro cui si cela il siciliano Vito. E si cela anche una creatività inaspettata, che le prime note mettono in chiaro, con qull’alternarsi tra basso e chitarra, con una vocalità che in alcuni tratti ricorda la voce vissuta di Eddie Vedder.

Al termine dell’ascolto delle sette tracce contenute in questo Did you get any of that? è difficile definire univocamente un genere. Ma questo è un vantaggio, di questi tempi, almeno per chi ha orecchio per apprezzare la libertà compositiva. Perché questa caratterizza il lavoro, tra le parti jazzate dell’opener, le tastiere profonde di Clouds e l’approccio cantautorale (e battistiano) di Ultimo Incontro.

Che, peraltro, presenta un bel testo, che quasi fa dispiacere di non poter godere di altre canzoni in italiano a parte Estate, essendo l’inglese l’idioma principale per questo lavoro. Non ha timori Soul Rolled Fox a proporre all’ascoltatore quello che più sente scorrere dentro di sè. E così ecco anche cori femminili, fill solisti gradevoli, arpeggi e parti più ritmate.

Dopo splendide arie e melodie la fine stupisce ulteriormente. L’ultimo brano infatti è…un rap, in stile americano, ma con una chitarra elettrica clean che crea un effetto riuscito. C’era da aspettarselo, forse, da una mente tanto libera. Ma anche così si resta inebetiti dalla bravura di questo siculo che non ha paura di sfidare i venti contrari, portando un’effettiva boccata d’aria fresca con sè.

Bravo!