Recensione: UN ALTRO STUPIDO E ALQUANTO DISCUTIBILE ALBUM

Sono sornioni i Piccolo Blu, band irpina che dà alle stampe il disco Un altro stupido e alquanto discutibile album. E lo sono, per l’appunto, fin dal titolo. Ma pure nella traccia Una stanza bianca, con rime volutamente un po’ di maniere e un’atmosfera che ricorda un andamento battiatesco.

Mi rendo conto che il paragone potrà sembrare fuori luogo, a qualcuno. Mi spiego: i Piccolo Blu fanno rock. Battiato faceva altro. Quindi non sono epigoni, sia chiaro. Semplicemente delle dinamiche, alcune volte, un po’ trascinate, me lo hanno fatto pensare.

Entrando più nello specifico il loro lavoro risulta fresco, con una produzione vagamente dimessa (la voce è amalgamata con gli strumenti), testi piacevoli e una musicalità che – pur incastrandosi perfettamente con la tradizione rock italica – accenna ad atmosfere più eteree, con tastiere ben presenti (come nella ritmata Va tutto bene).

Non si negano, i ragazzi, tempi in levare (La notte delle streghe) e intro in linea con l’andazzo synth attuale (Bombay), fortunatamente solo accennato. Del resto l’intelaiatura rock, a volte più presente altre meno, non tradisce. E allora…avanti tutta!

Simpatiche alcune citazioni (“Ma se devo dirla tutta qui non è il paradiso…”, “Le notti non finiscono…”) che gettano ulteriore sale su una pietanza che già ha il suo sapore. Un’unicità quantomai apprezzabile in un tempo in cui l’indie italiano si è ormai raffazzonato con il mainstream, generando anche mostri non indifferenti.

acasadiUke: l’omonimo Ep per Apogeo Digital Hall

Il nome è particolare, la musica forgiata su un indie che si inserisce bene negli attuali trend più synth, ma con molti legami con un periodo precedente della musica italica. Prima dell’ingresso dei suoni di tastiera, in Cambieresti mai per me c’è un ukulele ostinato.

L’approccio in questo brano, e in generale, è trasognante, con batterie elettroniche e suoni digitali, ma con un animo che ricorda quello degli Ex-Otago pre-Marassi. Quindi più scarno, e non pomposo, come testimonia anche la ritmata e breve 21_06, che pure nel passar dei secondi s’intensifica, caratterizzata dagli handclap.

L’ultimo singolo estratto dall’Ep

Più intimiste sono sia Augusto che Forse, con l’acustica in primo piano e un andamento più lento, a tratti remissivo. Sicuramente questo permette alla vocalità, flebile e perfettamente in linea con altre vocalità indie, di mettersi più a nudo. Prima, che in Forse, entri la batteria con gli altri strumenti a movimentare il tutto.

Più saltellante l’andamento di La solitudine di un fiore, titolo che anticipa un testo vagamente melanconico. Ma ciò non tragga in inganno, perché il ritornello si apre, con accordi lunghi e tocchi melodici. L’intero Ep è stato ideato tra gennaio e marzo 2021. 

In prossima uscita ANOTHER CHANCE di ENTERTAINING ANGELS

Una chitarra solca un piano dolce all’inizio di Another Chance, il nuovo brano e singolo di Entertaining Angels. Si tratta di una canzone molto dolce, in cui la vocalità gioca un ruolo cruciale, e riuscito. Il tutto sorretto da doppiaggi vocali in linea con le aspettative di chi ascolta.

Credi in questo, chiedono, parlando di lacrime che scendono. Chi si riconoscerà nel pezzo non potrà trattenerle, perché il feeling che si respira è avvolgente, così come lo sono i riverberi utilizzati. Il tutto è reso leggermente straniante dal solo a cavallo dei 3 minuti.

Interessante la produzione di questo lavoro che riesce ad essere moderno pur radicando la propria poetica in periodi in cui lo streaming non era nemmeno in nuce. E pur essendo pop mantiene una dignità di assoluto rispetto, mostrando raffinatezza.

La potrete ascoltare dal 25 febbraio!

Wild Stallion: il brano rock di COSMO BLUE, riuscito ed accattivante.

Cosmo Blue è un amalgama di musica alternativa, che ricorda i Police, i Red Hot Chili Peppers e i Queens Of the Stone Age. Aggiungete un pizzico dei ritmi dance sincopati di Hamish agli strani accordi di chitarra di Michael e avrete un miscuglio di suoni unici.

Wild Stallion è il primo singolo della band di Sydney Cosmo Blue, aspettatevi grandi cose da questa band che sta ricevendo attenzione internazionale per il suo primo singolo. Se sei un fan della musica proto-punk, con i cori della musica rock degli anni ’80. Questo brano potrebbe fare al caso vostro.

Un tributo al Dj FRANKIE KNUCKLES da parte dei THE SHAMANIC

Wake Up! Music e The Shamanic (composto dai DJ/produttori Ralphi Rosario e Craig J Snider) hanno ufficialmente pubblicato il loro tributo al DJ Frankie Knuckles, “FK Always”, il 18 gennaio 2022. Si tratta di un anniversario particolarmente importante in quanto segna la data di nascita del leggendario artista ormai scomparso.

Knuckles è stato il padrino globale della musica House e un amico e mentore di lunga data degli Shamanic, così come di centinaia di DJ/Producer in tutto il mondo. “FK Always” è un amorevole omaggio a lui e all’indelebile eredità che ha lasciato e che sarà tramandata per le generazioni a venire.

The Shamanic

La traccia presenta in realtà un commento parlato da nientemeno che il maestro stesso: Frankie Knuckles. Ma è solo uno degli aspetti interessanti di questa rivisitazione house (quindi dedicata assolutamente a chi apprezza questo stile), che con i suoi 4/4 sono sicuro appassionerà gli amanti del genere.

Un modo ideale per cominciare il 2022 con il piede giusto per gli amanti di queste sonorità sornione, piene di mood sexy. Un tributo che non potrà che far piacere anche a chi ha conosciuto l’artista che ha creato questo singolo, che ancora oggi riecheggia, quantomeno sulle piattaforme digitali, grazie a The Shamanic.

LONG NIGHT, il viaggio nu pop degli ET BOYS è una potenziale hit

di Francesco Bommartini

E’ un brano pieno di atmosfera quello dagli ET Boys intitolato Long Night. Un pezzo in cui le immagini vagamente trasognanti si sposano con synth morbidissimi e percussioni/pad. Anche le vocalità, che pur danno dinamicità al risultato, sono ammantate di dolcezza.

Per questa quarta uscita in quest’anno gli ET Boys propongono un Nu Pop (su etichetta Wake Up! Music) con ospiti speciali, come il premio Grammy Ron Haynes and the Game Changers, che forniscono i fiati dal vivo sulla traccia, in particolare un corno irresistibile.

Il mondo delle arti è pieno di distrazioni e Long Night evidenzia alcune di queste. Tra di esse vengono celebrate in particolare le donne (bellissime nel video) che sviano l’attenzione del duo, intento a lavorare in studio di registrazione su nuove canzoni.

Il brano, scritto da Sharkeyes con le voci di Tacboy, è stato prodotto al Vanquish Studios (Florida) da Pepper Gomez. Il risultato è accattivante e si preannuncia una possibile hit. Non mi stupirebbe se diventasse tale, d’altronde le vie del pop sono infinite, figuriamoci quelle del Nu Pop…

Recensione: OTHERSIDE, il nuovo album dei FALLEN ANGELS

Una varietà così, in un disco rock, è difficile da trovare. Questa è la prima cosa che viene da scrivere ascoltando Otherside, l’ottimo secondo album dei veneti Fallen Angels (su etichetta Andromeda Relix). Che, dalla pagina Facebook fino ai testi, hanno un respiro chiaramente internazionale.

Ma questo aspetto lo dimostrano anche i brani contenuti nel lavoro. Al riuscito singolo rock Merchant in the middle si contrappongono i piani eltonjohniani di Woman e le chitarre acustiche della dolce An old man tells. Quello che resta sempre invariata è la qualità media dei pezzi.

Il video, girato da Francesco Indovino

Basterebbe ascoltare The Envy, ad esempio, per rendersi conto che il trio non scherza affatto! Gli assoli di Ste Wizard, poi, sono veramente ben riusciti. Difficile trovare band underground con una tale preparazione e gusto sotto questo profilo. E lo dico senza nulla togliere ad una sezione ritmica dovutamente quadrata, condotta dal batterista Luke Gyzz.

La voce di Matt Mattnant colora i brani con sfumature inusuali, come quelle pseudo-orientaleggiati del pezzo forse più prog dell’intero lotto: la lunga Desert Way. Ma, approposito di brani particolari, è impossibile non citare l’atmosferica Otherside, con chitarre sempre decise ma anche arpeggi distorti.

La band dei Fallen Angels

Difficile ormai anche trovare band giovani che puntino su 14 brani, un album a pieno titolo, e piuttosto intenso. Oggi la preferenza per i singoli sta facendo perdere la coesione di un’opera intera, e spesso il significato stesso di fare musica. Questo in Otherside viene preservato.

Succede anche nella variegata queeniana Pulcinella’s secret, in una Charming Rock più “sculettante” nel suo andamento rock’n’roll, o ancora in Monday in blood che, dopo una partenza acustica, si apre alle chitarre glam tanto amate dai Fallen Angels. Che però reinterpretano bene le influenze, spesso stupendo.

E scusate se è poco, nel 2021…

INVINCIBLE è il nuovo ep pieno di rock dei NASTY MONROE. E quella voce alla Manson…

di Francesco Bommartini

Sembra un Marylin Manson sotto rock il nuovo disco dei Nasty Monroe, duo composto da The President e Jeffrey S. Ed è un bene, aggiungo, perché sentire questa voce pulita eppure sorniona, quasi malefica per certi versi, rimembra i primi anni 2000, quando il rock sembrava muoversi ancora tra l’interesse generale.

Che, immagino, i Nasty Monroe vorrebbero risvegliare con questo ep di 4 pezzi. Buona scelta, tra l’altro, per non annoiare e colpire subito nel segno. Anche perché i brani hanno le loro peculiarità, suonano bene e non stonano sulla media distanza, con le parti musicali ben sottolineate dalla produzione effettuata nei Silver Doll Studio di Trieste.

I riff sono quadrati (in particolare quelli di Back to me), il basso pulsante (sentire il bridge di The one per credere), la batteria debitamente presente. Non c’è altro, niente tastiere. Ecco, c’è, come detto all’inizio, la voce. Ed è quella che fa poi la differenza su altri progetti.

E’ tutto “solo rock’n’roll” (con toccate alla Guns, Sex Pistols e New York Dolls), ma fa piacere sentirne di così vivace. Sembra proprio l’ep giusto per essere suonato senza problemi dal vivo. Per fa muovere teste, ma anche per proporre melodie piacevoli e riff mai troppo veloci, ma di sostanza.

“Questo è un disco diretto sincero e senza fronzoli, “Invincible” è l’urlo di una generazione e nasce dal disagio dei più giovani e degli outsider che la società continua ad emarginare distruggendone speranze e sicurezze sociali.”

Il perfetto equilibrio del nuovo singolo BLURRY di DAMON MITCHELL

C’è una chitarra flanger nel nuovo pezzo di Damon Mitchell, intitolato Blurry. Già questa, per me, è una piccola novità che esce da passati di differenti estrazioni rispetto al pop-rock proposto dal musicista e cantante. Che, nonostante echi folk, affonda bene le radici in un suono più contemporaneo.

Quest pout-purrì non è malvagio, anzi. Forse la definizione dei “Beatles che incontrano i Death Cab for Cutie” è un po’ azzardata, ma Mitchell ci sa fare. E Blurry, il singolo che segue Like you’re in a dream, tratta anch’essa dall’omonimo nuovo album, sta lì proprio a dimostrarlo.

Il singolo precedente

L’andamento del pezzo è abbastanza scanzonato, quasi a sgarro nei confronti appunto del fill in flanger dell’elettrica che torna in più occasioni. I cori femminili innalzano notevolmente l’ariosità di una composizione già quadrata, con l’acustica a dettare la ritmica e la sezione ritmica a sostenere senza particolari sconvolgimenti.

Il risultato è buono davvero, convincente. Non so di quanti brani lo possiate dire, oggi. Di sicuro la voce di Mitchell resta impressa, sicuramente anche per merito di questa linea vocale studiata bene. Ma il giusto: perché a pensar troppo non si agisce mai. E sentendo Blurry mi è tornato in mente anche questo…

MADE FOR HER: il nuovo, bell’album di SHAUN JOHNSON. Un disco maturo.

E’ un vero e proprio tributo alle band della sua vita l’album scritto da Shaun Johnson. L’artista è accompagnato dalla The Big Band Experience, che negli 8 brani presenti supporta la sua vocalità con parti strumentali ben suonate e prodotte. E questa è una buona notizia, e non scontata.

Così come non lo è il fatto che la voce di Shaun sia efficace: calda il giusto, melodiosa, brillante e sicura. Si sente sin dall’allegra opener Sing me anything, dove la sua summa è attorniata da fiati ariosi. Ma funziona, tanto per capirsi, anche quando sotto c’è solo un’acustica, come all’inizio di Multiplied by two.

Ma l’album è tutto davvero bello. Innanzitutto perché si respira una certa libertà stilistica che, pur configurandosi nella grande famiglia del rock, non disdegna piani e synth (This old man), chitarre folk (All because of you) e ballate (Say goodnight). Ed è poi bella l’interpretazione di un classico di Elvis Presley, quella Love me tender cantata live da Shaun.

Una versione minimal riuscita e calda. Il Remix del secondo brano è dedicato a situazioni più danzerecce. E il brano, nonostante lo stravolgimento, non perde dignità artistica. E questo fa pensare, e conferma che Shaun Johnson, pur essendo al primo album, sa quello che fa. Ed è bravo.