LONG NIGHT, il viaggio nu pop degli ET BOYS è una potenziale hit

di Francesco Bommartini

E’ un brano pieno di atmosfera quello dagli ET Boys intitolato Long Night. Un pezzo in cui le immagini vagamente trasognanti si sposano con synth morbidissimi e percussioni/pad. Anche le vocalità, che pur danno dinamicità al risultato, sono ammantate di dolcezza.

Per questa quarta uscita in quest’anno gli ET Boys propongono un Nu Pop (su etichetta Wake Up! Music) con ospiti speciali, come il premio Grammy Ron Haynes and the Game Changers, che forniscono i fiati dal vivo sulla traccia, in particolare un corno irresistibile.

Il mondo delle arti è pieno di distrazioni e Long Night evidenzia alcune di queste. Tra di esse vengono celebrate in particolare le donne (bellissime nel video) che sviano l’attenzione del duo, intento a lavorare in studio di registrazione su nuove canzoni.

Il brano, scritto da Sharkeyes con le voci di Tacboy, è stato prodotto al Vanquish Studios (Florida) da Pepper Gomez. Il risultato è accattivante e si preannuncia una possibile hit. Non mi stupirebbe se diventasse tale, d’altronde le vie del pop sono infinite, figuriamoci quelle del Nu Pop…

Recensione: OTHERSIDE, il nuovo album dei FALLEN ANGELS

Una varietà così, in un disco rock, è difficile da trovare. Questa è la prima cosa che viene da scrivere ascoltando Otherside, l’ottimo secondo album dei veneti Fallen Angels (su etichetta Andromeda Relix). Che, dalla pagina Facebook fino ai testi, hanno un respiro chiaramente internazionale.

Ma questo aspetto lo dimostrano anche i brani contenuti nel lavoro. Al riuscito singolo rock Merchant in the middle si contrappongono i piani eltonjohniani di Woman e le chitarre acustiche della dolce An old man tells. Quello che resta sempre invariata è la qualità media dei pezzi.

Il video, girato da Francesco Indovino

Basterebbe ascoltare The Envy, ad esempio, per rendersi conto che il trio non scherza affatto! Gli assoli di Ste Wizard, poi, sono veramente ben riusciti. Difficile trovare band underground con una tale preparazione e gusto sotto questo profilo. E lo dico senza nulla togliere ad una sezione ritmica dovutamente quadrata, condotta dal batterista Luke Gyzz.

La voce di Matt Mattnant colora i brani con sfumature inusuali, come quelle pseudo-orientaleggiati del pezzo forse più prog dell’intero lotto: la lunga Desert Way. Ma, approposito di brani particolari, è impossibile non citare l’atmosferica Otherside, con chitarre sempre decise ma anche arpeggi distorti.

La band dei Fallen Angels

Difficile ormai anche trovare band giovani che puntino su 14 brani, un album a pieno titolo, e piuttosto intenso. Oggi la preferenza per i singoli sta facendo perdere la coesione di un’opera intera, e spesso il significato stesso di fare musica. Questo in Otherside viene preservato.

Succede anche nella variegata queeniana Pulcinella’s secret, in una Charming Rock più “sculettante” nel suo andamento rock’n’roll, o ancora in Monday in blood che, dopo una partenza acustica, si apre alle chitarre glam tanto amate dai Fallen Angels. Che però reinterpretano bene le influenze, spesso stupendo.

E scusate se è poco, nel 2021…

INVINCIBLE è il nuovo ep pieno di rock dei NASTY MONROE. E quella voce alla Manson…

di Francesco Bommartini

Sembra un Marylin Manson sotto rock il nuovo disco dei Nasty Monroe, duo composto da The President e Jeffrey S. Ed è un bene, aggiungo, perché sentire questa voce pulita eppure sorniona, quasi malefica per certi versi, rimembra i primi anni 2000, quando il rock sembrava muoversi ancora tra l’interesse generale.

Che, immagino, i Nasty Monroe vorrebbero risvegliare con questo ep di 4 pezzi. Buona scelta, tra l’altro, per non annoiare e colpire subito nel segno. Anche perché i brani hanno le loro peculiarità, suonano bene e non stonano sulla media distanza, con le parti musicali ben sottolineate dalla produzione effettuata nei Silver Doll Studio di Trieste.

I riff sono quadrati (in particolare quelli di Back to me), il basso pulsante (sentire il bridge di The one per credere), la batteria debitamente presente. Non c’è altro, niente tastiere. Ecco, c’è, come detto all’inizio, la voce. Ed è quella che fa poi la differenza su altri progetti.

E’ tutto “solo rock’n’roll” (con toccate alla Guns, Sex Pistols e New York Dolls), ma fa piacere sentirne di così vivace. Sembra proprio l’ep giusto per essere suonato senza problemi dal vivo. Per fa muovere teste, ma anche per proporre melodie piacevoli e riff mai troppo veloci, ma di sostanza.

“Questo è un disco diretto sincero e senza fronzoli, “Invincible” è l’urlo di una generazione e nasce dal disagio dei più giovani e degli outsider che la società continua ad emarginare distruggendone speranze e sicurezze sociali.”

Il perfetto equilibrio del nuovo singolo BLURRY di DAMON MITCHELL

C’è una chitarra flanger nel nuovo pezzo di Damon Mitchell, intitolato Blurry. Già questa, per me, è una piccola novità che esce da passati di differenti estrazioni rispetto al pop-rock proposto dal musicista e cantante. Che, nonostante echi folk, affonda bene le radici in un suono più contemporaneo.

Quest pout-purrì non è malvagio, anzi. Forse la definizione dei “Beatles che incontrano i Death Cab for Cutie” è un po’ azzardata, ma Mitchell ci sa fare. E Blurry, il singolo che segue Like you’re in a dream, tratta anch’essa dall’omonimo nuovo album, sta lì proprio a dimostrarlo.

Il singolo precedente

L’andamento del pezzo è abbastanza scanzonato, quasi a sgarro nei confronti appunto del fill in flanger dell’elettrica che torna in più occasioni. I cori femminili innalzano notevolmente l’ariosità di una composizione già quadrata, con l’acustica a dettare la ritmica e la sezione ritmica a sostenere senza particolari sconvolgimenti.

Il risultato è buono davvero, convincente. Non so di quanti brani lo possiate dire, oggi. Di sicuro la voce di Mitchell resta impressa, sicuramente anche per merito di questa linea vocale studiata bene. Ma il giusto: perché a pensar troppo non si agisce mai. E sentendo Blurry mi è tornato in mente anche questo…

MADE FOR HER: il nuovo, bell’album di SHAUN JOHNSON. Un disco maturo.

E’ un vero e proprio tributo alle band della sua vita l’album scritto da Shaun Johnson. L’artista è accompagnato dalla The Big Band Experience, che negli 8 brani presenti supporta la sua vocalità con parti strumentali ben suonate e prodotte. E questa è una buona notizia, e non scontata.

Così come non lo è il fatto che la voce di Shaun sia efficace: calda il giusto, melodiosa, brillante e sicura. Si sente sin dall’allegra opener Sing me anything, dove la sua summa è attorniata da fiati ariosi. Ma funziona, tanto per capirsi, anche quando sotto c’è solo un’acustica, come all’inizio di Multiplied by two.

Ma l’album è tutto davvero bello. Innanzitutto perché si respira una certa libertà stilistica che, pur configurandosi nella grande famiglia del rock, non disdegna piani e synth (This old man), chitarre folk (All because of you) e ballate (Say goodnight). Ed è poi bella l’interpretazione di un classico di Elvis Presley, quella Love me tender cantata live da Shaun.

Una versione minimal riuscita e calda. Il Remix del secondo brano è dedicato a situazioni più danzerecce. E il brano, nonostante lo stravolgimento, non perde dignità artistica. E questo fa pensare, e conferma che Shaun Johnson, pur essendo al primo album, sa quello che fa. Ed è bravo.

Intervista a SOLK: il nuovo singolo FERMA sulla paura del cambiamento

Perché hai scelto Solk come nome d’arte?

Sølk è stato il nome della mia prima chitarra. Le avevo dato questo nome perché insieme solcavamo il terreno verso nuovi scenari .

Questo nome è ancor piu’ particolare se pensiamo che vieni dalla Sicilia. Che rapporto hai con la tua terra d’origine e che cosa dà, e toglie, per quanto riguarda le opportunità musicali?

La propria terra d’origine è paragonabile ad una madre e si sa che prima o poi bisognerà staccarsi da lei. Sicuramente mi ha dato molti spunti musicali e le sono grata come un figlio riconoscente. Toglie solo una cosa, e non è poco, che è l’accento marcato e il fatto che le forme dialettali possono, talvolta, indurre a dover rileggere la frase prima di mettere il punto (ride).

Qual é l’esperienza che ha ispirato il testo?

Le esperienze che hanno ispirato Ferma sono molteplici ma tutte con un fattore comune: il bisogno di fermare, bloccare tutto e di far sì che determinate situazioni restino invariate per la paura del cambiamento.

Se dovessi descrivere musicalmente il brano cosa diresti?

Un brano pop/punk sad. Quello che volevo trasmettere in questo brano era la nostalgia, cara amica dal duplice volto. Uno è tenero l’altro uno un po’ meno e ti tiene aggrappato a cose che dovresti lasciar andare.

Come interagisci con i social per la tua attività di musicista?

Con i social non sono molto bravo purtroppo. Nonostante la mia giovane età sono un pò old school, ma cerco sempre di fare il possibile per essere al passo con i tempi.
L’account di officialsolk su instagram è il mezzo social per restare aggiornati su tutte le mie attività, quindi correte a seguirmi se non lo fate già.

Quali sono le tue influenze?

Le miei influenze variano un pò in base al periodo e alla musica che ascolto in determinati momenti. Mi piace spaziare ed esplorare generi e sottogeneri musicali per poi cimentarmi nella scrittura di brani che ne sono il frutto.

Progetti per il futuro?

Di progetti in cantiere e di idee in fase di sviluppo ce ne sono tantissime, per cui rimanete collegati per non perdervi nessuna novità

Il bel singolo d’esordio dei THE JEEBS si intitola Be True

Ci si entra come in un tunnel, nel nuovo singolo dei The Jeebs. La giovan band di Boston, USA, lo ha cesellato con cura. E si sente: nell’atmosfera, nei fill chitarristici. E proprio questi ultimi titillano la curiosità dell’ascoltatore, e ne lisciano le aspettative mentre la batteria suona una marcetta con il rullante.

Il flavour psichedelico, con quel bel retrogusto anni ’70, ammanta ogni singolo strumento, rendendo Be True un singolo riuscito, che veicola il messaggio della verità in un modo che, probabilmente, non ci si aspetterebbe da una nuova band, che risulta avere già una maturità invidiabile.

Peraltro registrato bene nel Plaid Gold Recording Studio di Boston. Insomma, tutto torna, dalla vocalità alla psichedelia, tutto è ricolmo di buona energia, positiva. Di quello, insomma, che serve un po’ a tutti gli ascoltatori di musica. Specie dopo il terribile anno e mezzo appena trascorso.

I The Jeebs quindi si impongono già, non tanto a chi ha bisogno di immagini roboanti e presenze social, quanto a chi ama la musica vera, quindi è disposto ad aprire bene orecchie e cuore, per carpire cosa c’è da amare. E qui, in questo singolo, ci sono parecchie cose interessanti…

Il pulsante ep dei Polyphonic Exophilia

di Francesco Bommartini

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E’ difficile rimanere immobili ascoltando Vol. 2, la nuova opera della Polyphonic Exophilia (anche su Twitter). Questo collettivo di Hadeland, distretto che si trova nella zona sud-est della Norvegia, si dà parecchio da fare, concentrando attorno alla propria esistenza anche una label e uno studio di registrazione.

Ma siamo qui a parlare in particolare di questo loro nuovo ep, consistente in 4 tracce, per una lunghezza totale inferiore ai 20 minuti. Dopo la strumentale Ups et pertulerat – che mette da subito le cose in chiaro – entra la voce nella successiva Dance with fire, per poi diventare protagonista nella successiva traccia.

Le peculiarità sonore evidenti sono un basso estremamente presente e pulsante, che connota fortemente le incursioni chitarristiche, vagamente jazzate. Tutto si muove, dinamico, condotto da una batteria spesso protagonista di pattern sincopati. E’ underground questa movenza, molto, mi devo ripetere, pulsante.

Non mancano altri strumenti, ma anche nell’ultima traccia dal titolo When the lockdown is over, con atmosfere melanconiche, è il basso a dettare la linea. Una scelta sottolineata anche in fase di mix, che rende il risultato personalizzato e gradevole. Da tenere…d’orecchio!

No Cap di Giammi, un successo annunciato che si inserisce perfettamente nell’oggi

Giammi, artista italiano di Zurigo, punta in alto con il singolo No Cap. Molto club-oriented, è un brano che si inserisce a gamba tesa sull’estate che stiamo vivendo, incitando la voglia di far festa e strizzando l’occhio a certa scena trap, quindi perfettamente in linea con l’attualità musicale italica.

Già suonato nelle radio, il brano ha già aggiunto 10mila visualizzazioni su youtube. A renderlo vincente ci sono senza dubbio le melodie e i power beats, che con quel quattro quarti non lascia scampo a chiunque voglia muoversi su una pista da ballo. Buono anche il flow di Giammi.

Disponibile ovunque, su ogni piattaforma, il brano sarà seguito il 6 agosto da un Remix, destinato ancora di più alle discoteche, ma più nell’area house. Insomma Giammi, che nel video di No Cap permette al cameramen di indugiare sulle sue Balenciaga probabilmente per sottolineare la propria stiloseria, non si ferma.

Anzi, rilancia. E viste le premesse pare che il ragazzo sappia come muoversi nel panorama odierno. E poco (gli) importa se qualcuno lo snobberà, sa infatti che No Cap è perfetto – produzione compresa – per arrivare ad una vasta audience pronta a far crescere hype e visualizzazioni.

Sober: la dichiarazione anti-dipendenze degli ET Boys,

L’arrivo degli ET Boys (chiamati Tacboy e Sharkeyes) coincide con Sober loro prima uscita per Wake Up. Nato a Chicago ma originario della Florida, Tacboy assume il ruolo di cantante e paroliere, mentre Sharkeyes scrive e compone i brani. Ciò che i fratelli creano come duo è il loro suono unico.

Si tratta fondamentalmente di rap melodico, ma loro lo descrivono piu’ precisamente come Nu Pop. Nel video si racconta una storia intensa, in cui il protagonista ha problema con sostanze. Nell’opera di Domonick Giorgianni la violenza, e la perdita della ragazza, sono strettamente legate alle dipendenze.

Il potente messaggio sull’autodistruzione avrà un seguito, un ulteriore singolo che si preannuncia come ideale legame delle produzioni degli ET Boys. Intanto però possiamo gustare questa Sober e il suo andamento affascinante, con un’elettronica leggera e qualche tocco danzereccio.

Il leitmotiv è questa batteria, non proprio realissima nel sound, che insiste, portando l’ascoltatore ad aprirsi all’esperienza sonora, potendo godere di un pezzo ben costruito. Sicuramente un buon colpo, specie dopo un lungo periodo difficile come quello appena vissuto.