Intervista a TEDI BRUNETTI: la batterista e cantante parla del nuovo album Queen of Pittsburgh

Come hai cominciato a suonare la batteria e a cantare?

Ho iniziato a suonare la batteria e a cantare da adolescente in una rock band con alcuni amici delle superiori. La chitarra è in realtà il mio primo strumento. I tamburi non erano ammessi perché i miei genitori pensavano che fossero uno strumento da “ragazzi”. Hanno acconsentito a farmi studiare chitarra. Ho fatto abbastanza bene e mi hanno comprato una chitarra acustica. Ho iniziato a cantare e scrivere canzoni immediatamente, all’età di 11 anni. Quando sono stata abbastanza grande per trovare un lavoro dopo la scuola, ho preso i miei soldi e sono andata al centro commerciale. Lì mi sono iscritta a lezioni di batteria al negozio di musica locale. Mi sono unita alla band del liceo e ho trovato alcuni amici per formare una rock band. È stato allora che ho iniziato a suonare la batteria e a cantare.

Perché hai scelto la musica come tua più grande passione? E perché il blues?

La musica ha scelto me, non ho scelto io la musica. La musica è sempre stata un modo creativo per esprimere le mie emozioni. Quando ascolto musica sono IO! Sono io che canto, sono io che suono gli strumenti! Mi piacciono tutti i generi di musica, blues, classica, jazz, rock, R&B, latina… qualsiasi cosa fatta bene. Ho scelto di suonare musica influenzata dal blues per questo album perché è il fondamento della musica di oggi ed è familiare, e quindi facile da ascoltare per la maggior parte delle persone. Inoltre, poiché musicalmente il blues ha una struttura di base, accetta senza problemi le influenze jazz e rock, con cui mi piace abbellire le mie canzoni.

Quali sono le tue principali influenze?

Ho avuto molte influenze nel corso degli anni: da The Big Bands a The Beatles, Motown, Janis Joplin, Led Zepplin ecc. Stevie Wonder, Sting, Snarky Puppy e Oz Noy sono alcuni dei miei preferiti oggi.

Come hai vissuto l’allerta Covid?

Durante il lockdown mi sono rifugiata, con mio marito. Amo cucinare e ho potuto passare il tempo provando nuove ricette. Il Covid ha interrotto in modo benefico la produzione del mio ultimo album. Ci ha dato molto tempo per sederci con le tracce e assorbire ciò che avevamo fatto. Abbiamo aggiustato e perfezionato i mix e abbiamo un album eccellente, in parte perché abbiamo avuto il tempo di guardare tutto “al microscopio”, per così dire.

Quali sono alcuni dei significati dietro le tue canzoni?

Molte delle canzoni di questo album parlano della vita in città e della vita a Pittsburgh, USA. Amo Pittsburgh e spero che le persone siano abbastanza curiose da venire a trovarci.

Come affronti i concerti dal vivo, prima-durante-dopo? Raccontaci anche il processo di registrazione…

Giocavo nei club locali prima del Covid e ho ricominciato a scrivere. L’album dei Queen of Pittsburgh è iniziato come un progetto in studio. I miei produttori Dean Allen Sargent, chitarra-voce, e Michael Henegan, basso e voce, vivono a 6 ore di distanza nelle montagne Pocono. Sono diventati la mia band insieme a mio marito Jim Mason, alla chitarra solista. Il mio tastierista Harry Silver è a New York City. Quindi durante il Covid era impossibile fare concerti dal vivo. Il live streaming non era qualcosa di cui potevo trarre vantaggio a causa della distanza tra noi. Invece dei concerti dal vivo ho centrato il mio approccio visivo sui video musicali. Spero di tornare in tournée l’anno prossimo, quando spero saremo liberi di viaggiare all’estero, e di poter suonare in parti del mondo in cui non sono stata. Voglio sempre che i miei concerti dal vivo siano migliori dei miei album. Il mio obiettivo è fornire un’esperienza musicale e intima sensazionale per il pubblico.

Cos’hai pianificato per il futuro?

Sto costruendo la mia presenza online producendo piu’ video, migliorando il mio sito e aggiornando i miei social network. Poi cominceremo le prove per i live e comincerò la produzione per il prossimo album.

THE SAME OLD STORY, il nuovo singolo di MALO’ ai raggi x con un’intervista al cantautore

  • Perché hai deciso di camminare da solo come Malò dopo aver suonato in varie band musicali?

Come sai, appunto, ho sempre suonato in band ma sin dalla mia adolescenza ho scritto testi e associato suoni alle mie emozioni. Nel corso del primo lockdown ho deciso di prendere tutti questi pensieri, queste parole e questi suoni per renderli qualcosa di più definito da condividere con tutti

  • Quali obbiettivi ti prefiggi di raggiungere con questo tuo progetto?

Il mio obiettivo principale è quello di creare un legame sempre più stretto con la mia fan base che per me è davvero importante.
Altri obiettivi sono far uscire l’album da qui a pochissimo – ma non vi spoilero nulla – e tornare a suonare live davanti a tanta gente che ride balla e si abbraccia spensierata senza dover pensare alle regole poste, giustamente, per contenere l’emergenza da Covid.

  • Il singolo The same old story è in inglese. A cosa si deve questa scelta?

Domanda ricorrente (ride). Io ho sempre pensato che fare arte significa condividere un pezzetto della propria anima con chi ascolterà il brano, leggera il libro o guarderà il dipinto. Cantare in inglese mi permette di raggiungere e stabilire una connessione con più persone nel mondo. Ciò detto, non significa che non mi sentirete mai rivolgermi alla gente del nostro amato Paese nella nostra splendida lingua.

  • Leggo che tuo fratello è stato importante per la tua crescita musicale: come?

Esatto, Roberto è stato fondamentale nel mio percorso musicale. Grazie a lui mi sono approcciato per la prima volta alla musica ed ho deciso di iniziare a studiare teoria e pratica del pianoforte. Saranno stati i lunghi esercizi di solfeggio o la poca praticità sulla tastiera bianca e nera, ma appena mio fratello ha iniziato a suonare anche la chitarra oltre il sax, lì è scattato un amore incondizionato per le 6 corde e dopo poco anche per il basso elettrico.
Mi ha aiutato anche in un altro modo: da piccolo io non avevo un gran senso del tempo e non ero molto intonato e lui, da bravo fratello maggiore, mi prendeva un po’ in giro per questo e mi ha spronato come non mai a migliorarmi sempre più. Se oggi esisto come Malò lo devo sicuramente anche a Roberto!

  • Hai un passato da rocker, addirittura da metallaro. Come si configurano questi generi nel Malo’ di oggi?

Chi mi conosce meglio sa che ascolto di tutto. È facile sentirmi ascoltare un giorno il rap, un altro giorno il rock, poi il reggae, il jazz o il metal.
Malò è la summa di tutto ciò che ho imparato dai vari generi che ascolto e studio. Da questo punto di vista, mi piace pensare a questo progetto, a ciò che sono e ciò che creo come un viaggio tra le mille influenze musicali diverse che ho avuto nell’arco degli ultimi 13 anni.

  • Quali sono gli artisti italiani ed internazionali cui fai riferimento?

Non ci sono artisti nello specifico, anche se ho i miei artisti preferiti come tutti. Se proprio devo dirti un nome, ti dico Ren. Lui mi ha dato la forza e mi ha spronato in un momento difficile della mia vita e mi ha fatto decidere definitivamente di riscoprire la mia forza e tradurla in suoni e parole. Credo gli dedicherò una canzone (ride).

  • Ci sono dei problemi che noti nell’attuale situazione musicale italiana?

Mi avessi fatto questa domanda 6 o 7 anni fa ti avrei risposto sicuramente in maniera diversa. Ora ti dico che la scena musicale italiana e tutto ciò che a questa è connesso mi gasa. Vedo un’evoluzione interessante e costante che attira l’attenzione anche oltreoceano. Vedo tanta varietà e vedo, in un momento difficile, anche supporto da parte di alcuni attori del settore e delle istituzioni. Dopo lo shock iniziale, sono arrivate alcune good practice e le prime iniziative istituzionali: si pensi alla SIAE, al NuovoImaie e anche al Governo che ha adottato misure a riguardo nel decreto Cura Italia. Guardando le misure adottate da altri Paesi, sicuramente si potrebbe fare di più, ma penso anche che la ripartenza a tutto tondo sia supportata e sentita dalle istituzioni.

  • Cosa prevedi per il tuo futuro?

Ora sto rifinendo alcune cose dell’album ed ho iniziato a lavorare al secondo. Prevedo di non fermarmi un attimo nella scrittura, non perché non voglia ma perché ho così tanto da dire che le parole vengono fuori da sole.
Prevedo live in giro per la penisola in compagnia dei due grandi artisti, oltre che amici, Andrea Sandrone e Maurizio Belli. Sto lavorando a delle date all’estero ma, per ora, prendo tutto con le pinze, in attesa che il momento storico che stiamo vivendo si risolva e ci permetta di tornare a chiudere i bagagli anche all’ultimo minuto, pronti a partire per una nuova notte in compagnia dei fans e di chi non vede l’ora di scoprire te e la tua musica.

Interview to Mo Khan, rap in Urdu language from Pakistan

Rap? Yes. But in Urdu language. This is Mo Khan, that writes impressive tunes and has many opportunity to reach a nice success! If you can’t understand why…try to listen! Here the interview to explain this artist…

You live in the USA but you are from Pakistan. Can you speak about your roots and why you use Urdu?

Mo – Yes, I was born & raised in Karachi, Pakistan. I am 24 years old, born on April 21, 1997. I am glad, I was able to enjoy such a rich culture with some of the most amazing people who taught me through their experiences and knowledge. I belong to a middle class family so you’re either a Doctor, Engineer, or a Failure (Pun Intended). I moved to United States for family reasons, but I always had special attachment to my culture. Which is one of the main reasons why I try to use URDU in my music. I live in society where it is a norm to speak English, which is why sometimes I miss speaking URDU with me fellows. I use to write tracks in English, but one of my friend recommended me to write in URDU, so that way my culture & language can become part of my usual life.

How did you began with music?

Mo – I always had this obsession my entire life with Musical Artists. I use to mimic Pakistani / Indian singers like: Atif Aslam, Jawad Ahmed, Ustaad Nusrat Fateh Ali Khan, Arijit Singh etc. Few years ago, I started doing acoustic covers of their tracks. I use to post these clips / videos on my social media & the response I was receiving from people was immense. This motivated me to make more cover tracks. However, I wanted to start something of my own; which is why I started to write my own tracks. I always had this passion for music & singing, but recently I discovered that I can be a great rapper as well haha.


What are your main music influence and why?

Mo – My music in heavily influenced by several artists like: Eminem, NF, Ustaad Nusrat Fateh Ali Khan, J.Cole, Talha Anjum, Talha Yunus, Asim Azhar, SavageKey666 & a few others. The fact that I live in Atlanta unofficially makes me a Hip/Hop artist haha.

How do you think to take your songs to the mainstream? You think is possible?

Mo – I started music because I was passionate. I write tracks based on my personal experiences, my personal life & share insight with my fans & listeners. It is definitely possible as well. I never had mainstream media / market in mind. I do not target that audience & even if I make it to mainstream market one day, I will still be the same MO. My music will always distinct from promotion of Drugs, Sex, Wealth etc.

What will change Covid in the music distribution and living?

Mo – Covid has not only affected artists, but listeners as well. Let’s be honest. Who wouldn’t like to enjoy live performances from their favorite artists. Covid has cost Music industry around $10 Bill. in loss if I am accurate. Let’s hope this settles down soon, so all of us can get back to our normal lives. Prayers & Love to all the families affected by Covid.

How you live your relation with social media?

Mo – I like to keep my social media Public & Discreet. In simple words: “It is Visible, but Invisible” at the same time. I am also an Information Technology Student, so I like to keep it very simple. I do not post much information about me on Social Media, I post once every quarter year & I only post the information or pictures on social media which will not cause harm to me or my significant others incase of a compromise.

What are the next steps?

Mo – All I would like to say is: This is just the beginning, I am a Wanderer & I will let my skills take the wheel. Let’s hope for the best & see where the journey takes us. Thank you so much for having me.


Intervista con Jeseka Price, editrice e CEO di Houston

L’imprenditrice e produttrice di Houston, risponde a questa intervista.

1.) Puoi dirci cosa ti ha portato inizialmente alla musica e al business dell’editoria musicale?

Beh, direi suonare vari strumenti a partire dal pianoforte, ma anche prima ho sempre amato la musica e avevo tutte le cassette di Janet Jackson e Mary j. Ora quando si tratta di cosa mi ha fatto scegliere l’aspetto editoriale della musica, puoi sicuramente dire che ero completamente ispirata da Rap Mogul e da Rick Ross. Strana risposta ne sono sicuro, ma il suo modo di scrivere e i suoi testi hanno davvero nutrito la mia mente come un libro, che è una cosa potente e bella. Ma sfido chiunque a tornare al suo album The BlackMarket : se ascolti il ​​suo gioco di parole seguito dalla lettura di ciascuno versetto, allora comprenderai una ricchezza di conoscenze da accompagnare alla sua narrazione. E’ profonda, ancor di più se sei nero.

2.) Va bene, va bene, ha senso, e chi non ama Rick Ross, Bre?! Andando avanti, quindi: qual è il tuo processo creativo per quanto riguarda la creazione di un singolo?

E’ fondamentalmente la mia versione della terapia. Amo esplorare ciò che potrebbe essere. Esattamente quello che ho fatto con il nostro ultimo successo su Holly Anna Lisa

3.) Qual è un messaggio che vorresti dare ai musicisti più giovani?

Non arrenderti e credi solo in te stesso a tutto gas.

4.) Quale diresti che è il talento più inutile che possiedi?

Purtroppo è la mia voce, sì…è uno dei talenti più inutili, beh oltre a comunicare. Amo la musica ma non so cantare…sì, quindi in pratica mi concentro sul mio talento di scouting, come rappresentante A&R per Amada Records

5.) Cosa faresti in questo momento, se non fosse per la tua ambizione di portare a termine il tuo carriera musicale?

Onestamente, molto probabilmente sarei andata a scuola di ingegneria in studio di registrazione, lavorando anche part-time. E potrei ancora farlo (non c’è niente di sbagliato nel prendere quella strada, tra l’altro!).

6.) Cosa pensi riguardo a Internet e in che modo i social media hanno avuto un impatto sull’industria musicale, in generale?

Hmm, beh, se devo essere onesta… mi sento davvero come se Internet e i social media fossero entrambi una benedizione e una maledizione. Mentre tutto deve progredire, l’intero Internet e il mondo dei social media hanno avuto un impatto sulla musica positivo, in qualche modo, ma anche in peggio. In definitiva, cerco di rimanere positivo ma a volte non sopporto come Artisti di qualsiasi status sono basati, valutati e ripagati per la loro capacità di avere un enorme seguito. Questo porta solo a un amore falso, e quasi nessuno reale talento.

7.) Qual è la tua canzone preferita da trasmettere in streaming in questo momento? E quale il tuo artista preferito?

Hmm, attualmente direi una delle canzoni rap pop come “Should’ve Ducked” o “Voice of The Heroes”. Gli artisti preferiti nel genere trap in questo momento sono Lil Durk, Polo G, Pooh Shiesty, Lil Baby, Da Baby e Moneybagg Yo… semplicemente perché si presentano e si mostrano rispettosamente.

8.) Se potessi cambiare qualcosa nell’industria musicale, cosa cambieresti?

Bene, il New York Times ha appena pubblicato la pagella dell’industria musicale, con le 3 principali etichette musicali e degli editori delle aziende. Mi piacerebbe vedere più donne in tutti i ruoli.

Vuoi saperne di più su Jeseka Price e/o Price Royalty Publishing? Allora non dimenticare di seguirla su Instagram, Facebook e Twitter o visita il sito web della sua azienda al seguente link: www.priceroyaltypublishing.com

Welcome Back Marylin: la mostra di Bortolazzi dal 12 giugno al 18 luglio in Villa del Bene

Sarà inaugurata sabato 12 giugno Welcome Back Marylin, la mostra che Gianneugenio Bortolazzi dedica a Marylin Monroe. Sarà visitabile dal 13 giugno al 18 luglio nelle sale Tiziano e Raffaello del complesso monumentale di Villa Del Bene, a Volargne (Vr). G.B. Sarà la semplice firma dell’artista che sarà impressa sulle particolari visioni che vedono protagonista Marylin Monroe, attrice e figura
carismatica del ‘900.

Quest’ultima è stata replicata con varie tecniche dall’artista, che non ha posto limiti alla tipologia del supporto: tela, carta, faesite o plexiglas. I colori utilizzati sono acrilici ma anche vernici e cere. Per i tratti dei contorni talvolta è stato utilizzato il carboncino. ”Vuoi che diventi una nuvola?” oppure “Ti dava l’idea che mordendola” o ancora “ il sorriso di Marylin” sono alcuni dei nomi delle opere esposte.

Cosa c’è di meglio della bellezza per rinascere dalle ore buie che abbiamo vissuto? Non è la prima volta che Bortolazzi dedica le sue opere alla Monroe. In precedenza ha infatti organizzato Au revoir Marylin, altra mostra per la bionda e sensuale attrice, tenutasi in occasione del 50esimo anniversario della morte, nel 2012.

Per l’artista, Marylin rappresenta la bellezza. La bellezza strappata al tempo che fugge. Le visioni di Marylin rappresentate nelle varie sue opere esposte vogliono essere un omaggio alla donna e alla bellezza che racconta. “Belli non si nasce si diventa”, dice Bortolazzi, “la bellezza innata prima o poi finisce, perché il tempo passa per tutti e, soprattutto, passando lascia addosso i segni. Per me la bellezza
è la nostra capacità di regalare emozioni agli altri. Altrimenti, è soltanto estetismo, misura, limite”.

Infatti Norma Jeane, questo era il veno nome di Marylin, non voleva diventare ricca, sognava solo di essere bellissima. La bellezza è arte, è sogno, ricerca di verità e di immortalità. La bellezza è immaginazione, fantasia, intuizione delle forme. La bellezza non riguarda il fisico, ma il corpo. Non è nella perfezione gelida delle linee, per quanto lisce e sinuose, ma nello spirito che pervade la forma, nello sguardo, nel gesto, nell’andatura.


G.B. con le visioni di Marylin scruta un nuovo rinascimento, dove l’uomo deve riappropriarsi delle proprie scelte e del proprio destino, come aveva fatto lei. Le ore buie sono passate, ora è il momento della rinascita, del rinascimento. Marylin era innamorata del nostro Rinascimento.

La mostra prodotta da BHR Group e dalla Galleria di Arte Contemporanea di Villa Del Bene, sarà aperta fino al prossimo 18 luglio durante gli orari di apertura della Villa.

Prenotazioni su www.villadelbene.com

Intervista a MARCO PARENTE: il 23 maggio a Villa del Bene di Volargne di Dolcè (VR)

Domenica 23 maggio alle 18 Marco Parente sarà a Villa del Bene, uno spazio che a Verona mancava e che da ormai qualche tempo – pandemia permettendo – porta avanti un discorso qualitativo notevole, in grado di unire arte, musica, libri ed Eventi.

Fautore di questa rinascita per la zona di Volargne di Dolcé è l’associazione Cultura Innovativa che, grazie alla solerte collaborazione stretta con Anthill Booking di Davide Motta, e al sostegno dell’amministrazione comunale, sta creando un punto di riferimento. Anche per la musica.

le domande a Parente…

Come hai vissuto il 2020 e la pandemia in generale, sia sotto il profilo artistico che umano?

Purtroppo non riesco a scindere l’umano dall’artistico. Posso solo dire che ho molto accusato il colpo, all’inizio con la paura e poi con un’ansia bestiale. Ancora non ne siamo fuori, eppure ho la sensazioni che non abbiamo imparato la lezione. Ne veniamo fuori come degli idioti pieni di ego.

Come vivi il rapporto tra città e provincia? Te lo chiedo perché tu vivi a Firenze ma hai girato anche tanti luoghi di provincia nella tua attività artistica…

La mia infanzia, cioè il periodo più formativo della vita, l’ho passato in un paesino tra Arezzo e Firenze (Poppi). Questo continua ad essere la riserva di nutrimento per affrontare ciò che sono oggi. Nella provincia convive il meglio e il peggio di una comunità,  nelle città l’effimero di quel meglio e peggio.

Che rapporto ti lega oggi con Manuel Agnelli, Carmen Consoli e con le persone che facevano parte del Consorzio Produttori Indipendenti? 

Manuel lo considero un vero amico, Carmen una meteora istantanea, sul consorzio invece non sono ancora abbastanza obbiettivo per esprimere giudizi sensati.

Come si svolge una tua giornata tipo? 

Mi sveglio prestino, faccio colazione, mi lavo, mi vesto, prendo in mano la chitarra, sbrigo le commissioni della realtà…poi improvviso 🙂

Cosa pensi delle metodologie d’ascolto in streaming? Opportunità o limite?

A parte rarissimi casi, trovo il mezzo una magra consolazione. Mi sembra già abbastanza lo spazio e il potere che si prende la rete nella nostra vita. Il giorno che ci sarà un blackout generale, io so come continuare a suonare e farmi sentire, fosse anche solo il mio vicino di casa. Voi?

I migliori dischi dei Void of Silence

di Matteo Roncari

Tra le band che sono state fondamentali per lo sviluppo della mia personalità, crescita e sensibilità artistica ci sono sicuramente i VOID OF SILENCE.

Ho un aneddoto da raccontare a tal proposito: iniziai a interagire via mail nel lontano 2003 con Riccardo Conforti, uno dei principali compositori, che al tempo curava una rubrica di musica dark ambient per il mensile Flash Magazine.

Tra l’altro i nostri dialoghi erano inerenti esclusivamente la dark ambient/noise music e pertanto ignorai che appartenesse alla scena musicale. Appena arrivai a scoprire che Riccardo era uno dei membri dei VOID OF SILENCE, incuriosito e d’istinto, acquistai “Criteria ov 666”, che nella discografia rappresenta il loro secondo tassello.

Al primo ascolto rimasi un attimo distante ma come avviene nella maggior parte dei casi che mi riguardano, i dischi si imparano ad amare assimilandoli a poco a poco. E così ancora oggi “Criteria” è per me un disco unico nella mia “libreria musicale”.

Ma non è tutto: perché i VOID OF SILENCE sono l’unica band assieme ai NOVEMBRE a farmi considerare imprescindibili due loro lavori. Nel 2018 infatti è uscito “The sky over”, il loro ultimo full lenght, che è riuscito a sedurmi ancora di più rispetto ai predecessori anche grazie alla partecipazione vocale di Luca Soi, molto ispirato sia a livello vocale che nella stesura dei testi.

A livello musicale ho sempre adorato la tipologia e le modalità di composizione del duo Conforti/Zara, in grado di mescolare elementi legati al doom metal con elementi di musica elettronica e ambient molto ricercati e di notevole impatto.

1 – THE SKY OVER

Per me è ad oggi il capolavoro assoluto della band: per le tematiche trattate, per il gusto musicale, per il pathos che emana. Splendido il primo pezzo “The void Beyond”, così come gli intermezzi.

Notevole menzione anche per la title track e “Fartheless shores”: ma è tutto il disco a dover essere ascoltato nella sua interezza e consequenzialità. Una citazione particolare per me va alla strumentale “White light horizon” che chiude l’album in modo sublime e disteso grazie alle ritmiche di sinth e di chitarra acustica.

Bellissimo anche l’artwork curato da Francesco Gemelli.

2- CRITERIA OV 666

E’ il disco che mi ha fatto conoscere la band e che ha visto l’attività, oltre al duo Conforti/Zara, di Fabban degli Aborym. Un disco molto sentito, un incubo in musica anche grazie alla performance vocale dello stesso Fabban.

“Anthem for doomed youth”, “With no half-measure”, “Nothing immortal”, “The Ultimate supreme…” alternano riff violenti a momenti onirici e ricercati grazie all’effettistica elaborata da Conforti.  

Personalmente questo album mi ha donato la forza giusta per reagire a situazioni avverse e per questo motivo è ancora oggi per me seminale.

3- HUMAN ANTITHESIS

Anche in questo caso devo mettere al terzo posto questo album non per demerito rispetto ai precedenti, quanto per il fatto che c’è sempre una componente umana ed un trasporto emotivo o periodico che a mio modo di vedere incidono sul nostro approccio all’ascolto.

Va detto tuttavia che parliamo sempre di un capolavoro e non mancano elementi di magia assoluta: i venti minuti della title track valgono da soli l’acquisto del disco, così come “Grey Horizon” e “To a sickly child” dove la coppia Zara/Conforti si avvale del grande A.A.Nemtheanga alla voce.

Che dire poi dell’ultimo brano magnificamente interpretato dalla voce di Atratus dei Tronus Abyss, una lettura di una poesia di Baudelaire che rende i versi ancora più magniloquenti e sinistri.

Intervista e recensione per l’artista hip-hop Tapatìo Machiavelli

Cosa si prova ad essere il primo artista rap su Reverbnation?

È una grande sensazione, lavoro duro per questo. Non sarei in grado di farlo senza il supporto delle persone.

Quest’anno sei impegnato in 4 progetti: ce ne vuoi parlare?

Il 10 gennaio 2021 ho pubblicato un album Mixtape “Estoy De Regreso” dopo 10 anni in cui non ho pubblicato alcun progetto hip hop. In questo momento sta andando abbastanza bene. Pubblicherò altri 4 progetti quest’anno, due album di musica popolare messicana chiamati “Catorce Kilates” e “Negocio Es Negocio” e due progetti hip hop chiamati “Freeze Flowing” e “Freaky Thoughts“. Sono davvero felice di rilasciare tutti questi fantastici progetti quest’anno!

Parlaci dei premi che hai vinto…

Ho vinto 5 premi nella mia carriera. L’anno scorso ho vinto quello come miglior cantante messicano regionale in Flash Awards. È stata una bella sensazione vincere quel premio, e per questo devo ringraziare anche il mio manager Gilberto Lopez, la mia pubblicista Elizabeth Therrien e il promoter Marisol Quinonez e infine il rapper Danger RP e i fan che mi supportano.

Quali sono le tue influenze?

La mia influenza nella musica è varia, sono un grande fan della superstar italiana Andrea Bocelli. Nell’hip hop Sono fortemente influenzato da 2pac Shahkur, Dmx, 50 Cent, Cartel de Santa e molti altri. Nella regione messicana sono stato influenzato da Chalino Sanchez, Vicente Fernandez, Antonio Aguilar, Jose Alfredo Jimenez e molti altri.

Come vivi la musica nella tua città?

Sono cresciuto a Inglewood, una città della California. Sono cresciuto amando l’hip hop grazie a ciò che mi circondava nelle strade. Attualmente vivo in un bellissimo ranch chiamato Belem de Maria, che si trova in un’incredibile città chiamata San Miguel El alto, Jalisco in Messico

Cosa pensi dell’Italia?

Amo tutto dell’Italia, in realtà sono un grande fan del Milan, il mio sogno è andare a una partita di calcio Milan-Inter. Sono un grande fan di Niccolò Macchiavelli, l’Italia è piena di storia, amo quel paese.

Quando e perché hai cominciato a fare hip hop?

Ho iniziato a fare musica hip hop con il mio laptop che i miei genitori mi avevano comprato, era davvero pessima musica hahah. Poi sono andato con il mio amico “Gil Got Beats” e grazie a lui so come scrivere e come capire la musica hip hop, a lui devo gran parte della mia carriera hip hop. Il mio sogno è fare un album hip hop completamente prodotto di “Gil Got Beats”.

Voglio ringraziarti per questa incredibile intervista, è stata una grande esperienza. Voglio ringraziare i miei genitori per il supporto e anche mio figlio, voglio ringraziare le persone che mi supportano, li amo. Spero di visitare presto l’Italia. Grazie.

Fuun, da Monaco il gruppo giusto per il momento giusto, tra psych e post-grunge. Recensione e intervista.

domande di Francesco Bommartini

Il nome del vostro nuovo album è Past. Quali sono le principali differenze con gli altri?

Innanzitutto grazie per l’intervista. È un piacere conoscerti. Il nostro stile era ispirato al rock e al post-grunge. Era un suono piuttosto diretto con la configurazione standard della rock band. Oggi siamo persone di mentalità aperta che amano sperimentare con i suoni di qualsiasi tipo. Siamo curiosi di strumenti che non ci sono familiari, o anche del suono di corrimano nella nostra tromba delle scale. Durante il Covid un chitarrista ha lasciato la band, quindi ora siamo in quattro e ci siamo dovuti muovere prima del Covid. Non meno importante, per creare il nostro ultimo capolavoro ci sono voluti 7 lunghi anni, quindi le storie dietro le canzoni sono ispirate da eventi accaduti molto tempo fa.

Come approcciate la fase compositiva?

Iniziamo suonando insieme, poi la struttura si evolve, e i testi vengono scritti. Quando finalmente siamo decisi su ogni dettaglio, registriamo la canzone. Quando Julian non era ancora nella band e non avevamo uno studio, registrare è stato molto difficile. A quel tempo, pensavamo che una canzone fosse finita dopo la registrazione. Ma non è così. Particolarmente durante il Covid abbiamo beneficiato molto delle possibilità di vivere insieme e di avere il nostro studio a casa, e dell’esperienza di Julian come produttore…e panettiere. Potremmo davvero lasciarci andare alla deriva e sperimentare suoni, arrangiamenti ed effetti diversi. Questa per noi è stata una nuova esperienza.

In che modo pensate di promuovere l’album?

Il Covid ci ha costretti a fare affidamento su una strategia esclusivamente online. Il marketing online ha un vantaggio: puoi raggiungere tutti, non solo gente del posto. Quindi abbiamo pensato: perché non andare in tutto il mondo? Abbiamo già ricevuto alcune recensioni internazionali e siamo curiosi di sentire cosa si dice in Italia. Non appena il Covid lo permetterà vogliamo andare in tour. Ci piacerebbe suonare anche in Italia! Inviateci un’e-mail e lo faremo accadere, di sicuro.

Avete un suono originale. Quali sono gli elementi che lo adattano e avete dei segreti?

Il nostro suono è composto da voci femminili e maschili, equamente rappresentate, accompagnate da un coro a più voci di accordi. Stiamo quindi cercando gruppi di cori locali che si uniscano a noi nel nostro tour dal vivo. Inoltre, abbiamo usato un sacco di strumenti nel nostro album, inclusi violino, violoncello, Fender Rhodes, chitarre, un Framus a 12 corde di 60 anni, 3 bassi, innumerevoli strumenti a percussione come flex-atone e kalimba. Abbiamo utilizzato sintetizzatori vintage Moog, Korg e Yamaha. In studio, abbiamo un’ampia selezione di amplificatori per basso e per chitarra e abbiamo utilizzato un’ampia gamma di effetti sonori psichedelici (tutto ciò che lo studio aveva da offrire e anche di più). SENZA LIMITI. Consiglio speciale del nostro bassista: il pedale Cockfight è il miglior fuzz.

Come avete vissuto con il Covid nel 2020?

Per fortuna ci siamo trasferiti a vivere insieme sei mesi prima del Covid. Solo il nostro batterista vive a poche miglia di distanza, quindi possiamo continuare a suonare insieme e lavorare sugli album. Dopo che tutti i nostri spettacoli sono stati cancellati abbiamo trasmesso in streaming diversi concerti dal nostro soggiorno. Anche il nostro il batterista era connesso dal vivo tramite Skype. In autunno, quando il numero di infezioni diminuiva, ci è stato permesso di suonare un piccolo concerto con un numero limitato di spettatori, che è stato anche trasmesso in streaming. È stata una notte unica per noi. I punti salienti si possono venere sul nostro canale YouTube e sito web. Abbiamo anche pubblicato il singolo Grey Cold Rabbit, abbiamo lavorato duramente sull’album e l’abbiamo terminato l’ultimo giorno dell’anno. Nel frattempo coltivavamo verdure, imparavamo a fare il pane e la pizza e facevamo amicizia con polli e anatre nel nostro giardino, che abbiamo adottato durante la pandemia. Non c’è niente di meglio che rilassarsi guardarli sgranocchiare tutto il giorno.

Fuun live im Backstage Club | Emergenza 2020 | 1st Step No.4 | 28-2-2020 | ?? Tobias Tschepe

Vivete a Monaco. Com’era la scena musicale lì prima di covid?

Abbiamo suonato concerti indimenticabili a Monaco di fronte a folle fantastiche, e ne siamo incredibilmente grati. Speriamo davvero che molti live club sopravvivano a questi tempi difficili e che saremo in grado di suonarci in futuro. La musica è una parte così importante della cultura, si connette con persone a un livello molto personale ed emotivo. Questo non deve morire!

In che modo vivete i vostri concerti?

Preferiamo andare al concerto con i mezzi pubblici. Sul palco, la libertà è la cosa più importante per noi. Ecco perché suoniamo in arrangiamenti sciolti, con spazio per improvvisazione, assoli e realizzazione di idee spontanee insieme. Abbiniamo la nostra configurazione individualmente a ogni luogo, dalle piccole sessioni acustiche a quelle uniche e soffiate up performance, paragonabili a una produzione in studio. Miriamo al suono perfetto per ogni canzone: batteria reale, 2 chitarre elettriche e 2 acustiche con grande pedaliera, basso, 3 voci con effetti vocali, una tastiera, un flauto e tante piccole percussioni. Un concerto con FUUN è sempre una festa. Dopo lo spettacolo, festeggiamo molto con i nostri amati fan. Normalmente siamo tra gli ultimi a lasciare il club. I video diari possono essere trovato su Instagram: @fuunology.

Cosa volete fare in futuro?

Come detto prima, miriamo al dominio del mondo. Inoltre, vorremmo che tutti gli umanoidi fossero amichevoli con il nostro pianeta! Vorremmo adottare un altro simpatico amico pollo. Vogliamo che la nostra musica venga ascoltata ovunque. Dopo il miglioramento genetico di tutti gli umanoidi e la sconfitta di Covid, vorremmo suonare molti spettacoli, vedere il mondo intero e soprattutto fare uno spettacolo in una fattoria biologica in Italia. E vogliamo la pace nel mondo!

Recensione

di Francesco Bommartini

Hanno una strana vivacità i Fuun. Quasi sorprendente, per un periodo così buio. E allora benvenga Past, album che a dispetto del titolo s’incunea nel presente con una freschezza salvifica. La produzione è dinamica, e sottolinea alcune sfumature che la loudness spesso nasconde. Qui invece i tocchi surf e gli arpeggini lisergici, ad esempio dell’opener Loss of time, si sentono, eccome!

Le trovate sonore, forse, sono proprio la cosa più simpatica, e gradevole, degli 11 brani che questi tedeschi, di Monaco, hanno da offrire. Inizialmente nati come band post-grunge, i Fuun hanno ora sviluppato un proprio genere. Ispirato a Pixies, Alt-J, Radiohead, Alice in Chains, ma pure ai The Beatles, con tocchi King Gizzard. Diciamo che è più semplice, e diretto, l’ascolto della descrizione.

Tralasciando l’inquietante vocalità di Lola, che ricorda davvero quella di Cobain, i Fuun sono uno splendido progetto che, ne sono certo, on the road dà il meglio. Lo suggeriscono le stesse dinamiche di cui vi parlavo sopra. E questi inizi di canzoni spesso stranianti, con bassi che sembrano messi lì in modo casuale, quasi da jam, ma invece hanno senso.

La varietà porta l’ascoltatore fino in fondo alle 11 canzoni dell’album con leggerezza. Niente male, visto che viviamo in un mondo in cui l’overload informativo – e musicale – la fa da padrone. E poco male se uno dei cantanti ricordi Cobain – succede anche in Notabomb – visto che Genoveva Dünzinger riequilibra perfettamente, sublimando l’effetto psych.

L’oscurità latente si accompagna alla tranquillità nel nuovo album di Gabriel Douglas

di Francesco Bommartini

Strappa un po’ il cuore l’inizio di Dark Stills, l’album di Gabriel Douglas, questo barbutissimo americano che, a prima vista, sembra un incrocio tra Rick Rubin e un membro dei C+C=Maxigross. Il primo brano si chiama Hearts Want e si muove su una produzione minimale, in linea con il folk primigenio. Si questo mare calmo si staglia la voce di Douglas: imperfetta e quasi solenne.

Ed è questa la chiave di volta di questo lavoro: minimalismo e imperfezione. Una chitarra acustica, una voce, una stanza con un buon riverbero naturale. Sembra di vederlo, Douglas, mentre suona. La voce tenue di una candela ad illuminare il suo viso, gli occhi chiusi, la mano destra che arpeggia la bella Holding Patterns, il collo teso per beccare le note e scoprire la vita.

D’altronde se non fosse voglia di crescere e di vivere, cosa significherebbe questa musica? Senza dubbio, ca va sans dir, questo ambiente favorisce il rilassamento e il pensiero. E non ne abbiamo forse bisogno spesso, specie in tempi che bui lo sono davvero? Douglas mostra le interiore. Forse ha bisogno di farlo, sicuramente vibra. E le tastiere di Kai Brewster fanno da perfetto contraltare.

La tecnica qui non conta. Ce lo dice chiaro quando con lo strumming basilare dei primi brani, ma pure con gli arpeggi – anche se più complessi – successivi. Se la tastiera della strumentale Dark taglierà le lacrime sul vostro viso, How to Make a Home vi farà riaprire gli occhi e alzare gli occhi al cielo. Avete presente Dylan? Ecco, gli echi ci sono. Ma ancor di più mi rimanda alla vocalità dei Fleet Foxes.

Ribadisco, però, la vivacità che si respira, donata proprio da una produzione anti-major, volutamente ritirata, in ombra. Fa piacere ascoltare dischi così dopo tonnellate di loudness, di stronzate latine, di puttanate fatte tanto per mostrarsi su YouTube. Dà speranza, tutto questo. Ovviamente solo a chi ci crede, è capace di assaporare una buona tisana e respirare a fondo…

PRESAVE: https://distrokid.com/hyperfollow/gabrieldouglas/darker-still