Reggae hawaiano dall’Islanda: i LOLA RISING pubblicano Moving Forward

Un sorriso, dall’inizio alla fine. Questo è il risultato dell’ascolto di Moving Forward, il nuovo ep dei Lola Rising che segue l’esordio del 2016 Westward Bound. Il gruppo islandese ha molte particolarità che potrebbero attirare l’attenzione del pubblico, anche di quello generalista. Il cantante filippino Paul Medina Guevara cesella melodie pop su basi musicali reggate, circondato da fiati e suoni ampi. Se già così il risultato dovrebbe instillare curiosità, la notizia della presenza di un ukulele non passerà certo inosservata. L’ariosità delle composizioni si esplicita già dall’opener More Music. La prima volta che l’ho ascoltata mi ha colpito quanto i ragazzi siano bravi a riportare tutte le loro influenze al pop più allegro.

Una dote, visto che il pop è il genere che, per eccellenza, richiede di semplificare anche quello che può essere difficile. Questo aspetto sublima nella seconda traccia Gravity, in cui si fanno sentiere i cori femminili, ben armonizzati in tutto il disco. Il tocco hawaiano, forse proprio quello che trasmette allegria mischiato con un reggae di una dolcezza senza eguali, si respira bene nella trascinante 1943. Un altro esempio di buon pop unito con garbo alle influenze reggae, con quello stick drum di buon livello, è Strands of Oak. Gli altri due brani, tra cui la più elettrica Summer Night Dream, mantengono le coordinate e sottolineano come i Lola Rising possano veramente ambire, con le giuste strutture, ad un successo non solo di nicchia.

Contatti:

Website: https://www.lolarising.org/
Facebook: https://www.facebook.com/lolarisingmusic/
Instagram: https://www.instagram.com/lolarisingmusic/
Twitter: https://twitter.com/LolaRising
Spotify: https://open.spotify.com/artist/1bfjieAWcjH0ge90G4fXAc

Il regalo di David Ellefson alla Croce Rossa registrato da ALESSIO GARAVELLO, italiano a Londra. Intervista

di Francesco Bommartini

Alessio Garavello l’ho conosciuto ad inizio anni 2000, quando suonava in tutto il veronese, e in mezzo mondo, con gli Arthemis. Per noi piccoli metallari di provincia erano dei semi-dei, seguitissimi. Alessio da molti anni vive a Londra e qui gli è capitato di registrare Simple Truth, singolo che il bassista dei Megadeth Dave Ellefson ha letterlamente donato alla Croce Rossa Italiana.

Un bel gesto, coadiuvato dal chitarrista veronese Andrea Martongelli, che suona fisso con Ellefson. E, come ha dichiarato in un video di recente, si sente regolarmente con il lungocrinito, e davvero mitico, bassista americano. Nella band milita anche Paolo Caridi, batterista degli Hollow Haze.

Di seguito il succo dell’intervista che ho fatto con Alessio Garavello.

Come è nata la collaborazione con Ellefson & co per la registrazione di Simple Truth? Immagino centri qualcosa il tuo amico Andrea Martongelli…

Ciao Francesco, assolutamente! Come saprai Andy e’ il chitarrista della Ellefson band e la collaborazione e’ nata lo scorso novembre, quando sono venuti in tour in Europa e Inghilterra. Conosco Andy da più di vent’anni e poco prima del tour mi ha chiesto se fossi libero per fare da bass tech a David per le due date inglesi. I ragazzi hanno poi registrato lo show di Milano e mi hanno mandato le tracce da mixare qui a Londra. Il mio primo lavoro per loro e’ stato quello! Sono stati molto contenti del risultato ed abbiamo continuato la collaborazione.

Parlami del lavoro per l’ep: di cosa ti sei occupato esattamente?

Il nuovo EP contiene 4 tracce ed io ho lavorato a 3 di esse. Per il singolo Simple Truth ed i due pezzi live ho curato reamping, mixing e mastering che ho fatto qui ai Rogue Studios di Londra. La quarta traccia e’ un mix di Max Norman tratto dal primo disco di David Sleeping Giants.

Hai qualche succoso aneddoto a riguardo delle registazioni? Come è stato condividere lo spazio con Ellefson e così grandi artisti?

Posso dirti che abbiamo bevuto mille o duemila caffe! (ride) David è stato qui un paio di giorni con Andy a fare songwriting e devo dire che l’atmosfera in studio era assolutamente fantastica. Eravamo tutti in sintonia e questo ha creato il perfetto workplace per poi continuare a lavorare in remoto. David registra le tracce di basso in Arizona, Andy al suo Diablo Studio a Verona, Thom registra in Minnesota e Paolo a Bologna. Poi mandano tutto a me e lavoriamo al resto. Devo dire che è un team fantastico e siamo tutti molto “driven” nell’ottenere il massimo possibile.
Ora stiamo lavorando al nuovo disco e siamo in contatto giornalmente

Garavello in azione.

Tu, oltre ad aver cantato per molti anni negli Arthemis, hai una tua band, gli A New Tomorrow. Che programmi hai in tal senso?

Sono stato parte di Arthemis e Power Quest per una decina d’anni assieme ad Andy ed abbiamo registrato e suonato moltissimo. Quando mi sono trasferito qui in Inghilterra ho fondato assieme ad Andrea Lonardi gli A New Tomorrow e qualche anno fa rilevato assieme i Rogue Studios.
Abbiamo lanciato il nostro debut album Universe lo scorso 8 dicembre per Frontiers Music e stiamo programmando concerti per autunno e fine anno.
Ovviamente per la situazione attuale tutto e’ stato rimandato a livello concertistico, ma stiamo lavorando al futuro. Abbiamo inoltre iniziato la stesura del nostro secondo disco!

Con chi stai lavorando in studio e quanto ti ha cambiato Londra?

Stiamo lavorando con molte band underground e più conosciute. In questo momento sto terminando il mixing del debut album dei Memories Of Old, band power metal che vede Tommy Johansson dei Sabaton alla voce. Grande disco! Sentirai… Abito in Inghilterra da 11 anni ormai e devo dirti che sono contento. Ho trovato la mia strada a livello professionale e musicale e sono felice dei risultati ottenuti! Londra e’ una città aperta a tutti e questo è sempre stato quello che mi ha affascinato, fin dalle prime volte che sono venuto a visitarla! Come ogni grande città bisogna lavorare sodo per ottenere risultati, ma mi ha dato molto e non posso che esserne grato.

YUSUF/CAT STEVENS: la ristampa di BACK TO EARTH in Super Deluxe Box

Nel 1978, dopo aver venduto milioni di dischi ed essere diventato uno dei più grandi artisti internazionali degli anni ’70Cat Stevens ha deciso di uscire dai riflettori da rock star ed andare oltre. Lo stesso anno è uscito il suo ultimo album sotto quel nome. Mentre la schiera di suoi fan era rattristata dalla notizia, insieme ai musicisti che hanno suonato con lui sia in tour che nei dischi, il cantante in realtà era euforico all’idea di questo cambiamento. “Era come tornare alla mia vera natura” riflette su quel momento. “Indietro fino all’infanzia con gli occhi spalancati”.

Giustamente intitolato Back To Earth, è stato il suo regalo di addio: un album che ha visto il cantante londinese salutare i suoi fan e allo stesso tempo spiegare la sua decisione di lasciare con canzoni come Last Love Song e Just Another Night. “Quello che succede dietro la facciata della celebrità o del palco può essere un vero e proprio mondo a sé stante”, dice ora, “e questo è quello che è stato la maggior parte delle volte. Ho mantenuto il mio buonsenso e ho tenuto gli occhi aperti.”

https://www.youtube.com/watch?v=bx1xYUs9xqs

Oggi, 10 Aprile 2020, vede la ripubblicazione di Back To Earth su Cat-O-Log Records/BMG in formato BOX Super Deluxe che contiene l’album originale (rimasterizzato ad Abbey Road), due brani inediti (Butterfly e Toy Heart), il master stereo originale del 2001, brani live, demo rare due registrazioni bellissime ed assolutamente inedite, l’album del fratello David Alpha Omega prodotto da Yusuf/Cat Stevens stesso e materiale del concerto per l’Unicef del 1979 Year Of The Child, l’ultima esibizione dal vivo del cantante con il nome Cat Stevens.

Dopo la sua uscita, Back To Earth ha ricevuto critiche entusiaste. Cat Stevens ha pensato a lungo e intensamente di lasciare la sua carriera musicale. Tralasciando la sua generale disillusione nei confronti della fama, il cantante ha vissuto un’epifania spirituale dopo essere stato colto da una fitta corrente e quasi annegato nuotando nell’Oceano Pacifico tre anni prima. Piangendo rivolgendosi al cielo ha detto, “Se mi salvi, lavorerò per te”, fu salvato da un’onda delicata che lo riportò sulla riva.


Quello che lui chiama il suo “graduale risveglio” e la decisione di diventare Mussulmano nel 1977, cambiando il suo nome in Yusuf Islam, è stata scatenata dal fratello nel momento in cui ha regalato al cantante una copia del Corano per il suo 27° compleanno. “Avevo scoperto un nuovo modo di vedere l’universo.” spiega. “Come un bambino che aveva viaggiato su di un razzo spirituale verso un nuovo eccitante mondo.”

“Ci sono molti messaggi affascinanti nelle canzoni e nei testi di questo album; The Artist non ha parole, perché non riuscivo a trovare le parole per lodare a sufficienza il Creatore per questo incredibile universo; Daytime trasmette il senso di innocenza che ho riscoperto; infine Never è decisamente appropriata come ultima traccia e giustamente è piena di speranza e sentimenti.”

Back To Earth è stato sicuramente un notevole ritorno in gran forma, riunendo Stevens con Paul Samwell-Smith, il produttore dei suoi storici album multi platino Tea For The Tillerman (1970) e Teaser And The Firecat (1971), oltre che a consolidare la sua collaborazione creativa con il chitarrista di lunga data Alun Davies.

TrasPARENTE: l’intervista. Dai live con Benvegnù al Flamenco, e il nuovo disco…

di Francesco Bommartini

Marco Parente, classe 1969, Napoli. Ci conosciamo bene. Con lui ho condiviso suonate e presentazioni dei miei libri a Verona, Padova, Trento, Firenze, quest’ultima città in cui vive e da cui mi ha chiamato per questa intervista. Le sue prime suonate serie risalgono al 1996. 8 album, 3 libri, 2 progetti paralleli all’attività solista. Anzi, 3…ed è proprio da qui che partono le mie domande.

Come è andato il giro di concerti con Paolo Benvegnù? Hai respirato ancora l’atmosfera dei Proiettili Buoni?

No, i Proiettili Buoni si sono ripresentati solo suonando la titletrack. Quello è stato un piccolo tratto della storia e dell’incontro con Paolo, avvenuto molto tempo prima. Lui aveva lasciato gli Scisma, io i CSI e abbiamo iniziato a lavorare insieme. Mi ha traghettato nell’esordio con Mescal, Trasparente. E’ stato un periodo di condivisione, con Paolo che dormiva spesso a casa mia. Poi ognuno ha preso la sua strada. I Proiettili Buoni non erano altro che canzoni rimaste fuori dal mio primo disco. Riascoltandole all’epoca avevo avuto un impeto di giustizia, che mi aveva spinto a contattare Paolo. Allora come oggi lui era stato subito pronto. In quel gruppo c’erano anche Andrea Franchi alla batteria e Gionni Dall’Orto al basso. Eravamo una scheggia impazzita, una parentesi. Avevamo superato tutta una serie di sovrastrutture. Abbiamo sempre chiesto molto al pubblico ma credo che anche da parte nostra ci sia stata una grande generosità. Con l’ultimo spettacolo “Lettere al Mondo” abbiamo cercato di ridare al pubblico quello che ama di più. Io i pezzi preferiti dal mio pubblico non li facevo da tanto tempo. E’ stato un atto di generosità.

Sono certo che il pubblico ne sia stato contento…

Sì, è stata una cosa molto naturale, anche l’avvicendarsi delle date. Le abbiamo cercate da soli. Non ci sono state date che non hanno funzionato. Anche tra me e Paolo ci sono state alcune sorprese sul palco. A maggio dovevamo ripartire con “Lettere al Mondo”. Ne uscirà anche un libro, per People, saranno i testi delle canzoni riportati con della prosa in aggiunta. Come d’altronde avviene durante il concerto, con racconti di quello che abbiamo vissuto, e alcuni aneddoti, ampliati.

Come è nato il video che tu e Paolo Benvegnù avete girato per Wake up qualche mese fa?

Fu la prima ufficiale a Caramanico Terme, in Abruzzo. Eravamo nell’auditorium di questo convento. Da due giorni io e Paolo stavamo facendo prove per il tour, in una situazione organizzata dai ragazzi della Cantina Majella, che ha sempre una splendida programmazione. Questa troupe di “Oh-no! Tapes” è venuta a girare un pomeriggio. Ci hanno fatto fare il brano un paio di volte, con microfoni panoramici, tutto molto naturale. Un po’ come l’idea del lavoro con Paolo: all’inizio i concerti volevamo farli senza filo. Quando ci siamo ritrovati è stata anche una sorpresa scoprire come le nostre due voci fossero così orchestrali…

Confermo: specie nella parte del video in cui salite molto di tono c’è una grande vicinanza vocale. Voi chiedete molto ma date anche una profondità diversa rispetto a quello che sento oggi a livello cantautorale. Tra i cantautori attuali chi apprezzi maggiormente e perché?

Non voglio passare per snob, o per critico…ma ho sempre avuto una difficoltà nel definirmi cantautore. Nel senso generale del termine. L’ho sempre accettato nel senso letterale. Ma se poi devi rientrare in un’estetica, e quella italiana è ingabbiante, non mi piace. Devi essere sempre legato alla parola, ma per me la musica ha un grado superiore di comunicazione. Ho passato varie fasi. Allo stato attuale non ascolto cantautori, neanche stranieri. Quindi, ahimè, non sono molto informato su quello che gira.

Che cosa ascolti?

Negli ultimi 2-3 anni ho ascoltato flamenco, approfondendo, grazie anche a mia moglie, che sta proprio studiando in quel senso. Essendo curioso sono entrato in quel mondo. Il mondo del flamenco è incredibilmente alto e ricco. Non pensiamo ai Gipsy Kings, che non hanno attinenza. Il flamenco mi ha dato una scossa. L’ultima volta che mi è successo di avere scosse è stato con l’ultimo dei Radiohead, o l’ultimo Bowie. Ma poi sentivo molta stanchezza, come se effettivamente ci fossi già talmente dentro, in quel discorso, da non stimolarmi più. Il flamenco è un’arte che riguarda tutte le discipline: ballo, ritmo, musica, armonia, estetica, melodia…è una cosa che ho sempre un po’ cercato. La performance, l’unire più discipline.

Ho avuto modo di sentirti in concerto più volte negli ultimi 8 anni. L’ultima ho notato un cambio stilistico importante, più sperimentale, rispetto al cantautorato – seppur distintivo – che ha caratterizzato la tua carriera. E’ quello che ascolteremo anche sul tuo prossimo album che doveva uscire ad ottobre?

Sì. Quello che tu hai visto, l’abuso di quella macchinetta, era avvenuto prima in studio, durante la lavorazione dei pezzi. Il disco nuovo è suonato per il 95% da me, dalla postazione da cui ti parlo, quindi in maniera casalinga. Con un microfono, multieffetto per la voce e il drive. Tutti i provini poi diventavano realtà. Quello che hai sentito è un piccolo esempio di quello che riesco a fare da solo suonando. Perché quello che non mi piace dell’elettronica è quest’attesa continua di vedere qualcuno che in realtà non fa niente. Un’attesa continua perché arrivi il cantante a chiudere un cerchio, cosa che avviene raramente. Da quando è successo questo “guasto al mondo” mi sono bloccato. Non ho avuto, come molti colleghi che in parte invidio, l’orgoglio e lo slancio di reagire. Ho optato per il silenzio. Negli ultimi 35 anni per me è sempre stata un’abitudine fare qualcosa quotidianamente, per il mio lavoro. Ma non mi veniva più. Mi sembrava si fosse spostato il baricentro, mi sentivo inopportuno. Ora si sta sbloccando qualcosa. Con Black Candy siamo concordi di caricare un sacco di cose, anche materiale inedito, già registrato anni fa. Non sto parlando solo di canzoni, ma anche pillole video/audio create apposta, di una trasmissione radiofonica (“Radio Archivi Mentali”) visionaria. Vorrei ripubblicare pure il dvd fatto con Mescal e Neve Ridens un giorno, un tour con tappe strategiche a Firenze. Ha avuto poca circuitazione. Vorrei fare tutto ciò con criteri di bellezza, cosa che non ho visto spesso nelle dirette streaming di questi giorni…

Concordo. Sono cose che da un certo punto di vista possono anche sembrare una rivolta nei confronti di una situazione, ma non mi lasciano mai nulla. Temo sia anche un problema del messo. Secondo me noi non siamo ancora riusciti ad arrenderci al fatto che attraverso i social non possiamo avere una soddisfazione completa…Che rapporto hai oggi con i social network e quale con la carta stampata?

Mah, ho sempre avuto un…buon rapporto con i social. Ero consapevole di rischi, limiti e opportunità. Ho sempre pensato che se c’è del buono si possa usare. Sì, è vero che ci sono limiti oggettivi. Ma se hai idee puoi trovare delle buone vie. Ad esempio, sulle immagini, quando ho iniziato a fare la grafica del disco nuovo ho usato un programma di grafica. Ho fatto pillole creando queste gif, sono venute fuori 10 copertine. Mi sono improvvisato ma, a detta del grafico, è venuto un buon lavoro. Ne è addirittura nato un clip del primo singolo, che sarà pubblicato prossimamente. In questi giorni ho cominciato a fare riprese da qui, giocando con filtri e inquadrature. A volte basta pensarci un attimo. Tutto sommato questi mezzi, per quanto limitati, danno delle possibilità.

Diciamo che prima c’era più selezione all’ingresso…

Sì, più sforzo. Che allena molto l’anima. Ma lo sforzo, nel caso di cui sopra, si può fare. Quello è il grande equivoco del digitale, del web. Impigriscono, ti vogliono distrarre e afflosciarti. Renderti inattivo. Ma tutto questo puoi voltarlo a tuo favore.

Album più venduti in Italia nei primi 3 mesi del 2020

di Francesco Bommartini

“Anno bisesto, anno funesto”. Un detto che si cala implacabile nella realtà di questo 2020, iniziato malino e continuato peggio. Il riferimento al Coronavirus e a questo periodo apocalittico è palese. E pare che anche la discografia, e addirittura lo streaming come indica questo articolo, non se la passino benissimo.

Per comprendere meglio cosa questo significhi, e chi sono gli artisti più venduti/ascoltati eccovi le stime fatte dall’ottimo WorldWideAlbums. La conta delle copie vendute ha un metodo credibile, che vi invito ad approfondire sul sito di riferimento. Lo seguo da almeno 6 anni.

Partiamo dalla Top 10:

ME CONTRO TE Il Fantastico Mondo dei Me Contro Te 51955
THA SUPREME 23 6451 43773
MARRACASH Persona 38245
GHALI DNA 32218
BRUNORI SAS Cip! 26508
J.AX Reale 25864
ULTIMO Colpa Delle Favole 20914
TIZIANO FERRO Accetto Miracoli 20680
PINGUINI TATTICI NUCLEARI Fuori Dall’Hype 20349
FSK SATELLITE FSK Trashpit + Revenge 18977

Tra il primo e il decimo ci sono 33mila vendite di differenza. Che non si tratti di numeri stratosferici è una falsa notizia, visto che la crisi di vendita dei fisici affonda le radici in più di qualche anno fa. Che il nostro mondo “reale” sia ormai totalmente imbevuto di online (e YouTube, in questo caso) lo dice la raccolta di Me Contro Te. Primi, con una raccolta di brani smaccatamente pop, pubblicata il 14 febbraio di quest’anno.

Il rap, soprattutto nella sua corrente trap (brrr, scusate, ora chiudo, maledetti spifferi…) la fa da padrone nelle tre posizioni successive con vecchie (Marracash) e nuove (Tha Supreme) glorie. Appena fuori dalla top Ghali, in decima Fsk Satellite. (Mi) rincuora la quinta posizione: Cip! di Brunori Sas è una boccata d’aria fresca. Un cantautore vero, onesto, che ha fatto un altro bel disco. Un artista indie della prima ora, che anticipa di altre tre posizioni il buon successo di Fuori dall’Hype dei Pinguini Tattici Nucleari.

Andiamo sullo scontato per quanto riguarda le tre posizioni non ancora analizzata. In sesta il vecchio J.Ax, che ha battezzato un certo tipo di rap in Italia negli anni ’90 e ora ha successo con un rockettino apparentemente inoffensivo. Colpa delle Favole dà a Ultimo la settima posizione mentre l’ottimo Tiziano Ferro conquista la successiva. Da notare che la distanza tra questi tre è di poche centinaia di unità: una volta una sciocchezza, oggi fanno la differenza

Posizioni sopra le 10mila vendite

Ancora tantissimo rap: da Salmo (con Playlist, che dall’anno scorso ha venduto un totale di oltre 246mila copie) all’ultimo di Rocco Hunt, da Lazza alla compilation Machete Mixtape, da Nitro con il nuovo Garbage (10mila vendite giuste) a Mattoni di Night Skinny (che dallo scorso anno ha superato quota 50 mila).

Ma c’è pure qualcosa di oldies, come l’ottimo Mina & Fossati (quasi 14mila quest’anno), e qualche figlio di Sanremo come Twerkin Queen dell’eccessiva Lamborghini. Sorprende di trovare anche Peter Pan di Ultimo a quota 12mila (che si aggiungono ad altre 200mila copie vendute gli anni scorsi) e ancor di più, forse, di trovare il primo artista straniero poco sopra quota 10.000 vendite. Si tratta di Eminem con Music to be Murdered By. Poco sotto Billie Eilish e Lewis Capaldi.

Altre sorprese

Bene Gazzelle con Punk (veleggia per i 50mila totali) e Massimo Pericolo con Scialla Semper. “Solo” 9500 copie per l’ultimo di Gabbani mentre ci sono molti album che continuano a vendere seppur non usciti quest’anno: Scatola Nera di Gemitaiz & Madman, Vasco Nonstop Live, Post Malone e soprattutto Dark Side of The Moon dei Pink Floyd, che dal 2000 ha venduto 625mila copie, delle quali 6000 solo quest’anno. Effetto Sanremo solo discreto per Diodato (8200 copie).

NIRVANA, ode a Nevermind

di Francesco Bommartini

5 aprile 1994: Kurt Cobain si toglie la vita. Un’esistenza sempre vissuta al limite, tra abuso di droghe e problematiche di vario genere (come testimoniato anche ne I Diari) . Una vita caratterizzata da grandi canzoni. Sì, perché il cantante e chitarrista di Aberdeen (Usa, non Scozia) è riuscito a lasciare un’eredità musicale tutt’altro che indifferente.

Lo testimonia Nevermind, prima di tutto. Non nascondiamoci dietro un dito: quel disco dei Nirvana non solo è riuscito a fare arrivare il verbo grunge a tutti, ma è anche e semplicemente un grandissimo album. Per le canzoni, e per l’incredibile produzione di Butch Vig. Aggiungo, prevedendo le critiche e paradossalmente aizzandole ulteriormente, che sarebbe ora che la smettessimo di fare eccessive dietrologie dietro i brani e semplicemente riconoscessimo quando un pezzo è bello. Un invito che rivolgo a tutti, ed in particolare ad alcuni critici musicali. Poi, chiaro, “de gustibus…”. Ma veder superare Smells like teen spirit dalla pur valida School durante il torneo virtuale organizzato da Enrico Silvestrin su Alive l’ho trovato semplicemente…sbagliato.

Perché? Ci sono varie ragioni…

La League of Rock di Alive dedicata ai Nirvana
Oltre 1 miliardo di visualizzazioni per il clip di “Smells like teen spirits”…

Se la bellezza è comunque soggettiva, non lo è la rilevanza storica. Smells like teen spirit è un brano iconico che, insieme ad altri pezzi, ha portato la band americana a vendere decine di milioni di copie (oltre 10 nei soli Stati Uniti, con primi posti raggiunti in 6 paesi). Difficile ricordare altri momenti in cui questo risultato è stato raggiunto con tale forza deflagrante, scevra di manierismo. Meglio anche dei pur ottimi successi del Black Album dei Metallica, che avevano già cambiato – specie per le orecchie dei fan metallari innamoratisi di loro precedentemente – approccio. Niente di male, ci mancherebbe. Ma i Nirvana con Nevermind hanno variato solo una cosa: la qualità dei brani (e la produzione eccellente). Attenzione, non la summa del loro grunge, non la rabbia primigenia.

Ma i Nirvana del pre 1991 non hanno niente da salvare? Non sto dicendo questo. Bleach è selvaggio, e quindi potrebbe essere considerato perfettamente in linea con i Nirvana. Negative Creep e About a Girl sono due chiari esempi di brani totalmente in linea con la vocazione di Cobain e soci (allora non c’era Grohl alla batteria). E il dopo Nevermind? Per carità, sia In Utero che Incesticide hanno più di qualcosa da dire (soprattutto il primo) ma non raggiungono Nevermind. Non possono. E non lo dicono solo i numeri (a proposito, Smells like teen spirit su Spotify ha oltre 700milioni di ascolti), bensì la rilevanza storico-musicale. Innegabile.

In conclusione, sempre e comunque: grazie Cobain.

Curiosità su Nevermind:

  • I piatti suonati su Polly sono opera di Channing, e non di Grohl
  • Sul ritornello di In Bloom c’è anche la voce di Dave Grohl
  • Small Clone è il pedale usato per il riff pulito di Come as your Are
  • Immodium era il primo titolo di Breed
  • Grohl utilizza il click per la prima volta su Lithium
  • Get Togheter degli Youngbloods è la citazione iniziale di Territorial Pissings, urlata da Novoselic in un pickup di basso
  • Drain You è il pezzo di Nevermind preferito da Cobain

GIANNI DELLA CIOPPA: la firma più autorevole del rock italiano

di Francesco Bommartini

Conosco Gianni Della Cioppa da qualche anno. Oggi siamo amici, ed abbiamo persino vergato un libro assieme (Verona Rock), ma per me significava molto anche prima. Il motivo è semplice, e credo perfettamente comprensibile per chi ha superato gli enta o ci è molto vicino: le riviste musicali. Gianni, infatti, con la mitica firma GDC, ha vergato centinaia di recensioni su Metal Shock.

Qui sotto una copertina tipica:

Anno di grazia 1998

Acquistavo Metal Shock con una certa continuità. In particolare dal 1999, anno di infatuazione, che poi sarebbe divenuto matrimonio, con il genere metallico. E Gianni, che non avevo minimamente idea di chi fosse, era diventato la mia firma di riferimento. Una specie di affinità elettiva. Grazie a lui ho comprato alcuni degli album più rilevanti di quel periodo, e probabilmente della mia vita. L’emozione del primo incontro con lui non è mai cessata: sono stato fiero di essere nella sua squadra di giurati per il Tregnago Music Festival (che spero riprenda il prossimo anno), di scrivere con lui e di condividere gli spazi quando vendiamo dischi nelle fiere di settore (RockAt è il nome del mio banco, che ha un prolungamento digitale su Discogs). Proprio ad una di queste, qualche mese fa, abbiamo scambiato due parole sulla sua visione della musica e molte altre cose…

BRIAN ENO a palazzo Te, tra visual e domande. (con foto inedite)

Lo spettacolo visual a Palazzo Te (Barbara Ficca)

Brian Eno è stato ospite di Palazzo Te a Mantova per presentare «77 Million Paintings» e «The Ship», rispettivamente inedito progetto di visual art creato appositamente per la location e installazione sonora. L’artista inglese, innovatore della musica d’ambiente (ambient) e musicista che ha collaborato con David Bowie, Talking Heads, Roxy Music, Coldplay ha accolto i visitatori nelle Fruttiere di Palazzo Te con una sonorizzazione basata su una traccia dell’ultimo album. Dopo la conferenza stampa, qualche centinaio di persone ha preso possesso del prato all’interno del palazzo per seguire la proiezione di una combinazione di immagini sulla facciata del palazzo. L’esperienza è stata resa ulteriormente coinvolgente dalla musica di Eno in sottofondo.

Poco prima l’artista, la cui ospitata è stata messa a segno del Centro Internazionale d’Arte e di Cultura e del Museo Civico di Palazzo Te, ha ricevuto il premio Arlecchino D’Oro ed ha preso una posizione forte: «Da inglese sono davvero triste, perché ho sempre creduto nel progetto Europa ed ora ne sono fuori. Un 52% di inglesi che vivono in una bolla ha voluto così, gli altri – che vivono gomito a gomito con persone di tutto il mondo – no»”. E ha poi scherzato: «Mia madre è belga, potrei chiedere il passaporto a lei». Sempre di Brexit, Brian Eno ha parlato durante la conferenza stampa: «Se credete nell’Europa non dovete permettere che le destre abbiano la meglio».

Poi i giornalisti hanno potuto fare le loro domande, cui Eno ha risposto con concisione e la tipica ironia inglese.

In «The Ship» ha considerato l’interazione con i fruitori?

Certo. Tanto che ho invitato negli studi di Londra in cui ho registrato il disco, circa 250 persone per avere i loro input. Hanno scritto i loro pensieri su un libro ad hoc. Anche io ho ascoltato molte volte l’opera. Ne sono soddisfatto anche se, come sempre, so che qualcosa si poteva fare meglio. Un giorno scoprirò cosa.

Crede che questo tipo di operazioni possano essere ripetute in spazi urbani?

Solo in Italia avete posti così belli. Adoro portare qui le mie opere, ma anche farlo in cinema e spazi industriali, come avviene in quasi tutte le altre nazioni. Diciamo che avere monumenti come quello di questa sera non è indispensabile, anche se bellissimo.

Cosa l’ha colpita di Mantova e di Palazzo Te?

Onestamente non ho avuto modo di vedere molto. Sicuramente mi piacerebbe tornarci con più calma. Quello che ho scoperto è che nell’albergo la lavanderia è chiusa la domenica e non ci sono ferri da stiro. Poi ho visto le toilette (ride). A parte gli scherzi, Palazzo Te è bellissimo.

Quanto è importante la tecnologia in «77 Million Paintings»?

Gli artisti scoprono che alcuni oggetti tecnologici possono avere usi differenti rispetto a quelli che avevano in origine. Ad esempio il microfono è nato per amplificare la voce, ma con il passare del tempo i cantanti hanno scoperto che possono approcciarvisi in modi differenti. Per «77 Million Paintings» ho scelto circa 500 immagini che sono mescolate casualmente dal computer. Il titolo sottolinea il fatto che la possibilità che una combinazione si ripeta è di una su 77 milioni.

Cosa vuole dire con la musica oggi?

Ho perso la mia voce adolescenziale a sesantasei anni (ride). Il futuro dell’ascolto passerà, oltre che dalle cuffie, dai dischi e dagli stereo, attraverso gli spazi. Ed è questo l’aspetto che mi interessa sottolineare con la mia musica.

Origine: https://www.bresciaoggi.it/home/spettacoli/musica/brian-eno-star-a-mantova-la-mia-musica-%c3%a8-arte-visuale-1.4964266

Intro my world

Come detta la buona creanza, mi presento. Mi sembra giusto: se siete finiti qua spero ci sia un motivo, anche di conoscenza. Ma se così non fosse sarebbe mancanza non da poco non sapere chi scrive quel che – spero – leggerete.

Mi chiamo Francesco Bommartini, ho 37 anni da poco compiuti e amo profondamente la musica. I miei studi e la mia attività professionale sono sempre stati improntati sulla comunicazione. Un ambito che, in tempi social, acquisisce sfumature che ho approfondito e continuo ad osservare con interesse.

Mi sento giornalista. Non solo perché collaboro dal 2007 con L’Arena di Verona e altre testate tra sport, spettacoli, cronaca; ma anche perché sono sempre votato all’approfondimento ed alla ricerca delle migliori soluzioni comunicative. Ho scritto 3 libri (tra i quali “Riserva Indipendente – La musica italiana negli anni Zero“​, Miglior Libro per il “Premio Editoria Musicale Indipendente”​ 2013), che ho presentato in Italia e all’estero. La passione per la musica mi ha anche spinto ad organizzare eventi musicali, suonare in band, insegnare chitarra, partecipare come espositore a mercatini di dischi (qui il mio negozio Discogs) e svolgere attività di ufficio stampa.

Negli ultimi anni ho lavorato come Digital Pr, Communication Manager, Content Writer in ottica SEO, Copywriter, Social Media Specialist. Sono lavori, sono passioni. Ma la cosa che più mi appassiona è la musica, insieme alla ricerca della verità e all’umanità, anche nelle sue imperfezioni.