Nuova FIERA del DISCO e del FUMETTO a BOLOGNA: riduzioni, esposizioni differenti, sicurezza e chicche…

Riparte da Bologna Fiere, in piazza della Costituzione, la Fiera del Disco e del Fumetto di Kolosseo. Sabato 27 e domenica 28 novembre – dalle 9,30 alle 19,30 – la storica associazione bolognese vuole dirimere il difficile anno e mezzo precedente proponendo ai visitatori decine di banchi con migliaia di meraviglie. Il tutto in sicurezza, con stand distanziati e Green Pass.

L’ingresso ridotto (7 euro, stampando o mostrando lo screenshot sul cellulare dell’immagine allegata) darà accesso anche alle altre mostre presenti: Mondo Creativo, Fiera dell’Elettronica, Art Craft & Christmas, Expo Gusti. Questo permetterà di godere pienamente di tutte le proposte presenti nell’ampio spazio a nord di Bologna.

DISCO

Alla fruizione musicale che cambia, con l’aumentato consumo di musica in streaming (passato all’80% del totale), sono aumentate anche la produzione ed il consumo di dischi in vinile. Fino a far registrare, per la prima volta dagli anni ’80, un dato incredibile: la vendita di vinili ha sorpassato quella dei CD. Che però sono in lenta ripresa…

Nonostante il periodo, la musica da collezione è stata protagonista con tante nuove uscite, spesso cofanetti ed edizioni ultra limitate per la gioia di tutti i collezionisti. La Fiera del Disco è un’occasione unica per trovare in un solo posto tanto materiale a km 0! Rispetto all’acquisto on line offre poi la possibilità di vedere, toccare e parlare con gli espositori ed i collezionisti.

Tutti i generi sono rappresentati: il rock (con gli anni ’60, ’70 e ’80 protagonisti assoluti), la musica italiana (con autentiche rarità di Vasco Rossi e Lucio Battisti), il jazz ed il blues, la musica etnica, l’elettronica, il metal. Il vinile farà come sempre la parte del leone, ma ci sarà ampio spazio anche per CD, DVD, gadget e memorabilia musicali, riviste, fanzine, libri.

Da stampare per riduzione

FUMETTO

La fiera del Fumetto risponderà con una Vasta scelta di riviste storiche Linus, Eureka, Cannibale, Alter ma pure albi di figurine (dal calcio al didattico, alle raccolte ispirate ai cartoni animati di successo), il fumetto nipponico, gadgets, i fumetti Marvel e DC, ma anche Harry Potter e tanti altri personaggi.

Non mancheranno cosplayer e mondo relativo, così come i classici Tex, Diabolik ma anche i disneyani Topolino e tantissimi classici come Valentina. Senza dimenticare quintalate di manga: da Dragonball a Dai la grande avventura, da Dottor Slump e Arale a tutte le novità che possono colpire un collezionista!

Tutta la passione per musica e fumetto in Fiera a Bologna, il 27 e 28 novembre 2021!

Recensione: OTHERSIDE, il nuovo album dei FALLEN ANGELS

Una varietà così, in un disco rock, è difficile da trovare. Questa è la prima cosa che viene da scrivere ascoltando Otherside, l’ottimo secondo album dei veneti Fallen Angels (su etichetta Andromeda Relix). Che, dalla pagina Facebook fino ai testi, hanno un respiro chiaramente internazionale.

Ma questo aspetto lo dimostrano anche i brani contenuti nel lavoro. Al riuscito singolo rock Merchant in the middle si contrappongono i piani eltonjohniani di Woman e le chitarre acustiche della dolce An old man tells. Quello che resta sempre invariata è la qualità media dei pezzi.

Il video, girato da Francesco Indovino

Basterebbe ascoltare The Envy, ad esempio, per rendersi conto che il trio non scherza affatto! Gli assoli di Ste Wizard, poi, sono veramente ben riusciti. Difficile trovare band underground con una tale preparazione e gusto sotto questo profilo. E lo dico senza nulla togliere ad una sezione ritmica dovutamente quadrata, condotta dal batterista Luke Gyzz.

La voce di Matt Mattnant colora i brani con sfumature inusuali, come quelle pseudo-orientaleggiati del pezzo forse più prog dell’intero lotto: la lunga Desert Way. Ma, approposito di brani particolari, è impossibile non citare l’atmosferica Otherside, con chitarre sempre decise ma anche arpeggi distorti.

La band dei Fallen Angels

Difficile ormai anche trovare band giovani che puntino su 14 brani, un album a pieno titolo, e piuttosto intenso. Oggi la preferenza per i singoli sta facendo perdere la coesione di un’opera intera, e spesso il significato stesso di fare musica. Questo in Otherside viene preservato.

Succede anche nella variegata queeniana Pulcinella’s secret, in una Charming Rock più “sculettante” nel suo andamento rock’n’roll, o ancora in Monday in blood che, dopo una partenza acustica, si apre alle chitarre glam tanto amate dai Fallen Angels. Che però reinterpretano bene le influenze, spesso stupendo.

E scusate se è poco, nel 2021…

Gianni Maroccolo pubblica con Ala Bianca la sua intera discografia in digitale

Il 5 novembre 2021 l’etichetta discografica Ala Bianca pubblica in digitale l’intero catalogo della produzione solista di Gianni Maroccolo, compreso Alone 0, il volume che nel 2018 ha dato via al progetto di “disco perpetuo” sviluppato poi da Marok in una collana di quattro volumi pubblicati con periodicità semestrale da Contempo Records.

Oltre ad Alone 0, finora disponibile solo per gli abbonati alla collana, e ai successivi quattro capitoli, in questa nuova release saranno presenti disponibili anche i dischi Noio volevam suonar, realizzato in coppia con EDDA nel 2020, in piena pandemia; la colonna sonora di Yves Klein – L’altra metà del cielo, opera di videoarte firmata dall’artista Diego Repetto presentata alla Biennale di Venezia e a Bologna Arte Fiera; quella di Nella Divina Proporzione, video opera di Giancarlo Cauteruccio; e gli album vdb23 / Nulla è andato perso realizzato nel 2016 con Claudio Rocchi e la sua versione live.

L’intervista di Bommartini a Maroccolo

LINK: https://bit.ly/marokdiscography

Tutti i titoli

2014-vdb23-Nulla è andato perso, con Claudio Rocchi
2017-Nulla è andato perso
2017- Buona la prima
2018-Alone Vol I
2019-Alone Vol 0
2019-Alone Vol II
2019-Alone Vol III
2020-Alone Vol IV
2020-Edda & Marok – Noio; volevam suonar
2021-Mephisto Ballad con Antonio Aiazzi
2021-Nella divina proporzione – colonna sonora originale dello spettacolo teatrale
2021-Yves Klein – L’altra metà del cielo

KEVIN FOLLET: Il 19 novembre arriva ANCESTORS feat. Laura Masotto

È venerdì 19 novembre la data destinata all’uscita del nuovo singolo di Kevin Follet. Questa volta il producer veronese ha giocato a mettere in contatto le proprie creature sonore, i figli dei suoi synth, con le melodie poetiche del violino sapientemente interpretato di Laura Masotto.

Unire uno dei suoni più raffinati, antichi e poetici della storia della nostra musica a quelli più rotti, spigolosi e sgranati di macchinari da ingegneria è una sfida non da poco. Si chiama Ancestors e infatti sono antichi i suoni che s’intrecciano in questa danza evocativa che solo un contrasto così forte può sprigionare. Il singolo è supportato dalla seconda traccia Fall che rafforza in qualche modo il messaggio e la sensazione profonda trasmessa da questo capolavoro.

Laura Masotto, che ha saputo vestire magistralmente l’abito che l’atmosfera le ha cucito su misura, è un’esponente veronese della musica espressa con gli archi e da anni collabora con numerosi artisti di spicco. Forte delle atmosfere profonde che riesce a creare coi suoi strumenti, ha dato un notevole contributo a un pezzo stilisticamente lontano anni luce da sé. I due artisti hanno la dote di far parlare canzoni prive di parole e uniti sono una vera forza della natura!

Kevin Follet è un esponente veronese della musica elettronica contemporanea distintosi per ricerca, innovazione e sperimentazione. Un artista dalle molteplici identità, che gli hanno permesso di prendere parte a numerosi progetti, proponendo un ventaglio di esperienze sonore incredibilmente vasto. Polistrumentista, dal ’92 ad oggi, ha fatto suoi i più svariati generi: elettronica, edm, idm, trip hop, sperimentale, drone, ambient, punk, jazz, crossover, post metal, sludge. Tra i progetti che lo vedono tuttora impegnato citiamo le band WOWS e Dark Inc., come solista invece citiamo Viscera AV Show e Sleep Disorder AV Show, progetti che gli hanno consentito di esibirsi in tutta Italia ed anche all’estero. Dal 2010 è socio fondatore di Drummond Records, etichetta discografica di musica elettronica che ha all’attivo numerose produzioni ed un roster di oltre 25 artisti tra nazionali ed internazionali. Ha condiviso il palco con: Shigeto, Superpitcher, Petar Dundov, Arturo Hevia, Einmusik, Tim Paris, Brando Lupi, Ricardo Tobar, Ryan Davis, Tiger Rose, Eraldo Bernocchi, Naresh Ran, Hate & Merda, Bologna Violenta, Chrch, Mayhem, Storm{o}, Estatic Vision solo per citarne alcuni.

SALE: esce oggi il nuovo singolo

Venerdì 5 novembre 2021 esce Un eterno inutile presente il primo singolo e title track del secondo album di SALE il giovane cantautore romano vincitore di LAZIOsound, alla sua seconda prova dopo l’ottimo esordio con l’album “L’innocenza dentro te”.

Con “Un eterno inutile presente” SALE continua il suo percorso artistico che attinge alla tradizione della canzone d’autore italiana, unita alla passione per il rock inglese e a sonorità elettroniche, evolvendo un’impostazione ricca di originalità. I testi raccontano le sensazioni, le incertezze, la voglia di cambiamento: “Viviamo un eterno presente perché non abbiamo quasi più memoria del passato e non riusciamo a immaginare un futuro”.

Nel brano troviamo i musicisti che da anni lo affiancano in studio e nei concerti: la coppia ritmica formata dal potente basso di Martina Bertini e la batteria di Filippo Schininà, Seby Burgio al piano e tastiere, la violinista Erica Scherl, la violoncellista Giovanna Famulari. La produzione artistica è del multistrumentista e compositore Stefano Saletti.

“Un eterno inutile presente”  è una produzione di Ikona Concerti e dell’etichetta discografica indipendente Materiali Sonori (che ne cura anche la distribuzione digitale e fisica), realizzata nell’ambito del programma LAZIOSound di GenerAzioni Giovani e finanziata dalle Politiche Giovanili della Regione Lazio e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per la Gioventù. 

L’intero album uscirà venerdì 26 novembre 2021 su tutte le piattaforme digitali e nei negozi e verrà presentato il 17 novembre alle ore 21.30 in anteprima assoluta dal vivo al Wishlist di Roma. Opening act: Marziana

Uscire dal Lockdown con un progetto riuscito? Si può

Un dj di Amsterdam e 2 rapper dagli UK, durante il Covid si chiudono in uno studio e ne escono con un brano fatto e finito. Non é una barzelletta – come potrebbe sembrare in Italia – ma la realtà dei fatti, o quantomeno quella di Tripocules. Dame1 e Rich Kenny sono invece i rapper, e Markeyzz il pianista olandese che da un tocco in più ad un brano riuscitissimo.

Il pezzo in questione s’intitola Little e fa della base ritmata e, appunto, delle rime del duo rap d’oltremanica il suo punto forte. Non vi troverete, attenzione, al cospetto di un approccio analogico alla musica, tutt’altro. Se però apprezzate il clubbing, o comunque una modalità piu’ in linea con gli ascolti odierni, potreste apprezzare.

Tornando all’incipit, aldilà dei gusti, trovo splendido che la musica possa tornare a pompare le casse di un qualsiasi posto nel mondo. Non dobbiamo fare uno sforzo enorme per ricordarci che il vicino lockdown ha messa a tacere tutto. E’ stato un anno orribile, e quindi benvenga l’attività di questo dj olandese che, nella produzione comune con due rapper, ha travalicato i confini.

Un modo di agire che riguarda anche la musica stessa contenuta in questa canzone. Sì perché, se non è certo una novità, comunque sentire una base club style con sopra le voci ritmate ed il flow di due rapper di un’altra nazionalità non è comunque scontato.

I migliori dischi dei Valkiria

di Matteo Roncari

Torniamo per un attimo a parlare delle band nostrane con i VALKIRIA, band capitanata dal mastermind Valkus, il quale affonda le proprie radici proprio nel gothic doom a me caro.

Ma non solo, Valkus ha dimostrato la propria versatilità e la propria profonda ispirazione sciorinando capolavori anche con altri progetti, talvolta attingendo a sonorità care alla scena post rock/showgaze (INADRAN e 41 CHAINS), talvolta al black primordiale ancestrale ed al folk con forti richiami alle tradizioni popolari lucane (ODE).

Scoperti per la prima volta grazie a “Here The Day comes” uscito per Bakerteam records, da subito le vibrazioni dell’album mi hanno riportato alle stesse sensazioni avute ascoltando gruppi come Novembre, Paradise Lost e primi Katatonia.

Grazie alla vicinanza ho potuto anche conoscere di persona Valkus che mi ha mostrato una sensibilità non solo artistica ma anche umana.

1 – HERE THE DAY COMES

Per me è il capolavoro della band, sia come concept sia musicalmente parlando: le atmosfere disegnate dalla chitarra vengono impreziosite dal lavoro di Giuseppe Orlando dei Novembre alla batteria.

Un disco che descrive come trascorre un giorno di malinconia, dall’alba alla sera, con melodie e liriche riflessive ed angoscianti e con un lavoro vocale che passa da parti accennate a parti più aggressive grazie al growl dello stesso Valkus.

Ottima la prova anche di Mike alla chitarra ritmica.

Splendido il pezzo d’apertura “Dawn” così come “Afternoon”, i picchi in assoluto.

Un disco riuscito in toto, prodotto in maniera impeccabile, con un sound fresco anche a distanza di anni e ben rappresentato anche da un artwork intrigante.

2 – EPIKA

Valkus ha deciso dopo la pubblicazione di “Here the day comes” di riregistrare i dischi passati dei Valkiria in modo che tutti potessero fruirne maggiormente.

Proprio per tale motivo rimasi piacevolmente colpito quando riuscii a mettere le mani sulla nuova versione di Epika, un album influenzato dalla mitologia nordica e da tematiche fantasy.

Da un punto di vista delle sonorità e del concept scelto siamo certamente distanti rispetto al sopra citato “Here the day comes”: vero i richiami al gothic doom permangono ma i suoni in questo caso, grazie anche all’utilizzo delle tastiere in pieno stile Summoning, enfatizzano richiami al black atmospheric metal.

Da ascoltare assolutamente la title track, ma anche brani come “Efadir”, “Ismather” e “Fellen Sghard”, in grado di avvolgere l’ascoltatore fino ad immergerlo in paesaggi fantastici ed immaginari.

3- INADRAN (DEHANRAST)

Vero, sto parlando dei VALKIRIA, ma in questo caso non potevo certo tralasciare questo album d’una bellezza unica: siamo lontani dalle proposte musicali sopra citate in quanto Valkus ha deciso di pubblicare sotto il monicker INADRAN un album legato al post-rock/showgaze in stile God is an astronaut.

Siamo pertanto di fronte ad atmosfere e linguaggio onirici dove la chitarra (acustica e distorta) dialoga sapientemente con note di pianoforte e con un’effettistica ragionata e mai banale.  

“Ad libitum”, “Hendalion”, “Vediovis” e la splendida “Astronascente” rendono l’album d’impatto e consegnano al genere un gioiello, un lavoro di altissimo livello e qualità.

I migliori dischi dei NOVEMBRE

di Matteo Roncari

Quando elenco i dischi che più hanno avuto influenza nella mia vita, qualsiasi band essa sia, amo associare le atmosfere create dalla musica ai ricordi, alle esperienze, agli stati d’animo. Parlare di una band come i NOVEMBRE per me non è affatto facile, tante sono le emozioni che ciclicamente si susseguono.

Scoperti per la prima volta nel 1999 mentre sedicenne mi trovavo in gita a Roma,  acquistai “Classica” alla oramai Ricordi vicino Piazza di Spagna. Fu amore a primo ascolto: non solo le musiche ma anche i testi mi catturarono, e se a distanza di decenni nel mio lettore cd questo disco gira ancora qualcosa vorrà pur dire.  

La parola chiave che mi lega a queste sonorità, a questi testi è una sola: empatia. Ho sempre creduto, e tuttora credo, che, con la loro musica, i Novembre siano riusciti ad esprimere ciò che io realmente sentivo dentro.

Ecco la mia top della discografia dei Novembre.

Acquista i dischi ai relativi link e sostieni anche accesso riservato!

1- CLASSICA

E’ il disco a cui sono più legato, che mi ha fatto scoprire la band e che ho sviscerato in ogni sua forma: dalla grafica alle melodie, dai riffs agli assoli fino ai testi, vere e proprie poesie. Pezzi duri e feroci come “Cold Blue steel” o “Tales from a Winter to come”  o “L’epoque noire” , così come altri più dilatati e sognanti come “Nostalgiaplatz” e “Foto blu infinito” rimangono veri e propri capisaldi e raccontano emozioni autentiche che profumano di vissuto.

Ancora oggi quando riascolto l’album riesco a guardarmi indietro e vedere quel ragazzo sedicenne che si affacciava alla vita carico di sogni e speranze.

2- ARTE NOVECENTO

Da un punto di vista musicale è l’album che precede “Classica”; nella mia classifica personale dei dischi della band sono costretto a metterlo al secondo posto solo per il fatto che l’ho scoperto più tardi. Rispetto al suo successore ho sempre trovato “Arte Novecento” meno immediato e più ragionato, nella sua interezza molto diverso, intriso di dolore ed intensità.

“Pioggia… January tunes”, “Carnival”, “Worn Carillon”, “Remorse”, ma anche la cover dei Depeche Mode “Stripped” rendono questo disco unico ed obbligatorio l’acquisto.

3- WISH I COULD DREAM IT AGAIN / DREAMS D’AZUR

Metterei sullo stesso piano sia “Wish…”, il primo vero disco della band, sia “Dreams d’Azur”, ovvero la sua riregistrazione. La sensazione che ho avuto e che mi ha sempre stupito è la sua difficoltà e ricercatezza musicale, la maturazione compositiva e la sensibilità dei giovani membri della band che emergeva in modo squisitamente singolare e che si rifletteva in pezzi come “The dream of the old boats”, “Novembre”, “Sirens in filth”.

Un disco che io considero molto “Mediterraneo” e che mi riporta ai mari dorati del sud Italia.

4- NOVEMBRINE WALTZ

Quando uscì questo album ricordo che si sprecarono i paragoni con gli svedesi Opeth anche se, personalmente parlando, io ho sempre trovato le due band sostanzialmente distanti tra loro. Trovai un album che mi colpì subito per la sperimentazione (Everasia),  l’evoluzione naturale delle sonorità di Classica e la cura delle melodie (Come Pierrot, Conservatory Resonance, Venezia Dismal), così come il richiamo alle proprie origini (Child of the twilight).

Spiace inserirlo al quarto posto ma non si poteva fare altrimenti dal momento che i primi tre restano capolavori indiscutibili.

5 – THE BLUE

Al quinto posto inserisco “The blue”:  lo reputo come il disco della consacrazione della band, sia a livello sonoro sia a livello compositivo. Ricordo che uscì un po’ in sordina, un solo anno dopo “Materia” e me ne innamorai nonostante gli echi dei dischi precedenti.

Ancora oggi le melodie di pezzi come “Iridescence”, “Cantus Christi”, “Cobalt of March”, “Nascence”, “Zenith” rimangono di valore assoluto.

Fuun, da Monaco il gruppo giusto per il momento giusto, tra psych e post-grunge. Recensione e intervista.

domande di Francesco Bommartini

Il nome del vostro nuovo album è Past. Quali sono le principali differenze con gli altri?

Innanzitutto grazie per l’intervista. È un piacere conoscerti. Il nostro stile era ispirato al rock e al post-grunge. Era un suono piuttosto diretto con la configurazione standard della rock band. Oggi siamo persone di mentalità aperta che amano sperimentare con i suoni di qualsiasi tipo. Siamo curiosi di strumenti che non ci sono familiari, o anche del suono di corrimano nella nostra tromba delle scale. Durante il Covid un chitarrista ha lasciato la band, quindi ora siamo in quattro e ci siamo dovuti muovere prima del Covid. Non meno importante, per creare il nostro ultimo capolavoro ci sono voluti 7 lunghi anni, quindi le storie dietro le canzoni sono ispirate da eventi accaduti molto tempo fa.

Come approcciate la fase compositiva?

Iniziamo suonando insieme, poi la struttura si evolve, e i testi vengono scritti. Quando finalmente siamo decisi su ogni dettaglio, registriamo la canzone. Quando Julian non era ancora nella band e non avevamo uno studio, registrare è stato molto difficile. A quel tempo, pensavamo che una canzone fosse finita dopo la registrazione. Ma non è così. Particolarmente durante il Covid abbiamo beneficiato molto delle possibilità di vivere insieme e di avere il nostro studio a casa, e dell’esperienza di Julian come produttore…e panettiere. Potremmo davvero lasciarci andare alla deriva e sperimentare suoni, arrangiamenti ed effetti diversi. Questa per noi è stata una nuova esperienza.

In che modo pensate di promuovere l’album?

Il Covid ci ha costretti a fare affidamento su una strategia esclusivamente online. Il marketing online ha un vantaggio: puoi raggiungere tutti, non solo gente del posto. Quindi abbiamo pensato: perché non andare in tutto il mondo? Abbiamo già ricevuto alcune recensioni internazionali e siamo curiosi di sentire cosa si dice in Italia. Non appena il Covid lo permetterà vogliamo andare in tour. Ci piacerebbe suonare anche in Italia! Inviateci un’e-mail e lo faremo accadere, di sicuro.

Avete un suono originale. Quali sono gli elementi che lo adattano e avete dei segreti?

Il nostro suono è composto da voci femminili e maschili, equamente rappresentate, accompagnate da un coro a più voci di accordi. Stiamo quindi cercando gruppi di cori locali che si uniscano a noi nel nostro tour dal vivo. Inoltre, abbiamo usato un sacco di strumenti nel nostro album, inclusi violino, violoncello, Fender Rhodes, chitarre, un Framus a 12 corde di 60 anni, 3 bassi, innumerevoli strumenti a percussione come flex-atone e kalimba. Abbiamo utilizzato sintetizzatori vintage Moog, Korg e Yamaha. In studio, abbiamo un’ampia selezione di amplificatori per basso e per chitarra e abbiamo utilizzato un’ampia gamma di effetti sonori psichedelici (tutto ciò che lo studio aveva da offrire e anche di più). SENZA LIMITI. Consiglio speciale del nostro bassista: il pedale Cockfight è il miglior fuzz.

Come avete vissuto con il Covid nel 2020?

Per fortuna ci siamo trasferiti a vivere insieme sei mesi prima del Covid. Solo il nostro batterista vive a poche miglia di distanza, quindi possiamo continuare a suonare insieme e lavorare sugli album. Dopo che tutti i nostri spettacoli sono stati cancellati abbiamo trasmesso in streaming diversi concerti dal nostro soggiorno. Anche il nostro il batterista era connesso dal vivo tramite Skype. In autunno, quando il numero di infezioni diminuiva, ci è stato permesso di suonare un piccolo concerto con un numero limitato di spettatori, che è stato anche trasmesso in streaming. È stata una notte unica per noi. I punti salienti si possono venere sul nostro canale YouTube e sito web. Abbiamo anche pubblicato il singolo Grey Cold Rabbit, abbiamo lavorato duramente sull’album e l’abbiamo terminato l’ultimo giorno dell’anno. Nel frattempo coltivavamo verdure, imparavamo a fare il pane e la pizza e facevamo amicizia con polli e anatre nel nostro giardino, che abbiamo adottato durante la pandemia. Non c’è niente di meglio che rilassarsi guardarli sgranocchiare tutto il giorno.

Fuun live im Backstage Club | Emergenza 2020 | 1st Step No.4 | 28-2-2020 | ?? Tobias Tschepe

Vivete a Monaco. Com’era la scena musicale lì prima di covid?

Abbiamo suonato concerti indimenticabili a Monaco di fronte a folle fantastiche, e ne siamo incredibilmente grati. Speriamo davvero che molti live club sopravvivano a questi tempi difficili e che saremo in grado di suonarci in futuro. La musica è una parte così importante della cultura, si connette con persone a un livello molto personale ed emotivo. Questo non deve morire!

In che modo vivete i vostri concerti?

Preferiamo andare al concerto con i mezzi pubblici. Sul palco, la libertà è la cosa più importante per noi. Ecco perché suoniamo in arrangiamenti sciolti, con spazio per improvvisazione, assoli e realizzazione di idee spontanee insieme. Abbiniamo la nostra configurazione individualmente a ogni luogo, dalle piccole sessioni acustiche a quelle uniche e soffiate up performance, paragonabili a una produzione in studio. Miriamo al suono perfetto per ogni canzone: batteria reale, 2 chitarre elettriche e 2 acustiche con grande pedaliera, basso, 3 voci con effetti vocali, una tastiera, un flauto e tante piccole percussioni. Un concerto con FUUN è sempre una festa. Dopo lo spettacolo, festeggiamo molto con i nostri amati fan. Normalmente siamo tra gli ultimi a lasciare il club. I video diari possono essere trovato su Instagram: @fuunology.

Cosa volete fare in futuro?

Come detto prima, miriamo al dominio del mondo. Inoltre, vorremmo che tutti gli umanoidi fossero amichevoli con il nostro pianeta! Vorremmo adottare un altro simpatico amico pollo. Vogliamo che la nostra musica venga ascoltata ovunque. Dopo il miglioramento genetico di tutti gli umanoidi e la sconfitta di Covid, vorremmo suonare molti spettacoli, vedere il mondo intero e soprattutto fare uno spettacolo in una fattoria biologica in Italia. E vogliamo la pace nel mondo!

Recensione

di Francesco Bommartini

Hanno una strana vivacità i Fuun. Quasi sorprendente, per un periodo così buio. E allora benvenga Past, album che a dispetto del titolo s’incunea nel presente con una freschezza salvifica. La produzione è dinamica, e sottolinea alcune sfumature che la loudness spesso nasconde. Qui invece i tocchi surf e gli arpeggini lisergici, ad esempio dell’opener Loss of time, si sentono, eccome!

Le trovate sonore, forse, sono proprio la cosa più simpatica, e gradevole, degli 11 brani che questi tedeschi, di Monaco, hanno da offrire. Inizialmente nati come band post-grunge, i Fuun hanno ora sviluppato un proprio genere. Ispirato a Pixies, Alt-J, Radiohead, Alice in Chains, ma pure ai The Beatles, con tocchi King Gizzard. Diciamo che è più semplice, e diretto, l’ascolto della descrizione.

Tralasciando l’inquietante vocalità di Lola, che ricorda davvero quella di Cobain, i Fuun sono uno splendido progetto che, ne sono certo, on the road dà il meglio. Lo suggeriscono le stesse dinamiche di cui vi parlavo sopra. E questi inizi di canzoni spesso stranianti, con bassi che sembrano messi lì in modo casuale, quasi da jam, ma invece hanno senso.

La varietà porta l’ascoltatore fino in fondo alle 11 canzoni dell’album con leggerezza. Niente male, visto che viviamo in un mondo in cui l’overload informativo – e musicale – la fa da padrone. E poco male se uno dei cantanti ricordi Cobain – succede anche in Notabomb – visto che Genoveva Dünzinger riequilibra perfettamente, sublimando l’effetto psych.

ALIAS WAYNE fa centro con il terzo album FIREBRAND, nella polverosa America texana

Alias Wayne è un divertente progetto collaterale del cantautore Ranzel X Kendrick. Firebrand è il terzo album, o forse sarebbe meglio dire ep, che esce a nome Alias ​​Wayne, dopo Snafu (2019) e Faux Pas (2020). Una serie di pubblicazioni molto ravvicinate che mantengono inalterata una forza comunicativa, sotto forma di rock.

Sembra insomma che l’americano, figlio unico dei genitori della famiglia del Texas, abbia trovato una valvola di sfogo che, aggiungo, non è indifferente. Sorprende la freschezza del progetto nel proporre una musica che nasce proprio nella polvere di quei posti. Un country-rock che, specie in brani come Joan of Ottawa, dimostra di brillare.

La passione di Ranzel X Kendrick per la musica è iniziata nella scuola elementare quando il vincitore dei Grammy e la leggenda del Country Western Roger Miller ha iniziato a dare consigli sulla composizione. E anche in quest’album confluiscono chitarre soliste e vocalità calde, sezioni ritmiche semplici ma non semplicistiche.

I ritmi appena sghembi di Fixin to Die Rag sono solo un’altra variazione ad un tema riuscito. In cui entrano sì chitarre, ma anche tastiere. E la voce del nostro, ispirata. Alias Wayne ha fatto centro. Nel suo mondo, piccolo se volete, ma caratteristico.