ANTEPRIMA ESCLUSIVA: 14 metal band cinesi unite dell’italiana ArtCorner per la compilation CHINA METAL ASSAULT: KILLING COVID-19

Una compilation di metal cinese per sottolineare la vicinanza tra la Cina e l’Italia nella lotta contro il Coronavirus. Questa è l’idea alla base di “China Metal Assault – Killing Covid-19”. La compilation è stata creata dall’etichetta veronese ArtCorner, che offre anche servizi di promozione musicale, con un occhio di riguardo per il digitale. Il lavoro è ascoltabile sulle principali piattaforme di streaming, da Spotify a Deezer, da YouTube a iTunes e da altri servizi, tra cui alcuni dedicati proprio alla Cina.

Il Promo della compilation

Al suo interno convivono band con due comuni denominatori: la provenienza e il genere metal. Ma, come sanno gli appassionati, le nicchie del metal sono molteplici. Gli ascoltatori si troveranno ad ascoltare tanto hard rock ed heavy, quanto death, thrash e grind. La provenienza dei 14 gruppi che hanno donato alla compilation altrettanti brani va da Shangai a Pechino, passando addirittura per Wuhan. Sì, proprio la città simbolo della pandemia che, partita dalla Cina, sta colpendo duramente tutto il mondo, Italia compresa. Tra le band coinvolte c’è anche quella degli Skycrater, dietro cui si cela l’unico artista italiano, che in Cina studia da tempo. Inoltre ci sono gli Hellfire da Wuhan, città tristemente nota per la provenienza del virus che sta tenendo sotto scacco il mondo intero.

Da ArtCorner ci tengono a far sapere che “sono stati scelti solo gruppi che hanno certe qualità. L’aggressività della proposta va letta nell’ottica della lotta comune contro un nemico invisibile, il virus. Il supporto che la Cina ha dato all’Italia è encomiabile, ma anche la nostra nazione ha sostenuto il paese asiatico”. Sulla propria attività ArtCorner specifica “la vicinanza con la scena underground. Offriamo servizi di promozione – ufficio stampa e digital pr – a prezzi contenuti. Chi si affida a noi sarà promosso sia in Italia che all’estero, e avrà la possibilità di ottenere consulenze sull’utilizzo dei social”.

Tracklist (nome band, “nome canzone”, (genere e provenienza):

1 – Dashengun “我可真是个人才” (Progressive metal da Pechino)

2 – Nower “Hammer&Scars” (Metalcore da Xilinhaote)

3 – Slaves of the Prison “Singularity” (Death metal tecnico da Nanning)

4 – Chemical Assault “Beer” (Thrash metal da Lanzhou)

5 – Dressed to Kill “Speed metal mania” (Heavy metal da Pechino)

6 – Psyclopus “Beowulf’s Sword” (Viking metal da Shanghai)

7 – Haematemisis “Kerrlit’s Top Spicy Big Cock” (Brutal death metal da Shanghai)

8 – Direwolf “Ghost” (Melodic death metal da Hanghzou)

9 – Skycrater “A Glimpse of Dawn” (Heavy metal da Nanning)

10 – Dark Moon “Life in Darkness” (Death metal da Pechino)

11 – Eyes of the Storm “Hurricane 1922”

12 – Impure Injection “Genetically Modified Utopia” (Grindcore da Zibo)

13 – Hellfire “双生情蠱” (Black/Thrash metal da Wuhan)

14 – Dog Slayer “Ashigaru” (Heavy metal da Hanghzou)

Contatti: artcornermusic@gmail.com

WHO WE ARE: il singolo di Adam Wedd feat Blacksmith dedicato alla bellezza dell’umanità durante il Covid

Una canzone dedicata alle persone, per ricordarne l’essenza specie in periodi di assenza. Questa è l’idea che sta alla base di Who We Are, il singolo che il cantautore londinese Adam Wedd ha inciso con Blacksmith. Quest’ultimo, che di nome fa Christoper, è celebre anche in Italia in quanto produttore di successo. Adam Wedd invece ha condiviso il palco anche con artisti di primo piano come Ed Sheeran. Ma ha ancora desideri da soddisfare, tra questi la possibilità di suonare in Italia, cosa che vorrebbe fare nel 2021, quando – si spera – questa pandemia sarà terminata.

La musica di Adam è passata anche in alcuni spot televisivi e cortometraggi del Regno Unito. Per l’occasione il cantautore si è avvalso anche della vocalità di Francesca Di Bassi. Italiana, voce dei Maki Flo, la Di Bassi subentra dopo il primo minuto cantato da Wedd. Ed è un bel sentire in entrambi i frangenti. Alla dolcezza della vocalità dell’inglese si aggiunge quella della voce italiana, che peraltro padroneggia la lingua del brano (l’inglese, per l’appunto) in modo eccellente. Le due voci si stagliano su una base raeggata che viene ulteriormente valorizzata dall’ingresso di Blacksmith, che dà un tocco rap al brano.

Così mentre la batteria diventa più intensa, le rime si rincorrono parlando delle persone che rendono bello anche un periodo come questo. “Non importa cosa crediamo politicamente o religiosamente. Non puoi negare quanto bella sia l’umanità, anche e soprattutto durante questa pandemia”, spiega Wedd. Applaudire il servizio sanitario nazionale, i lavoratori chiave e le persone che riforniscono i nostri supermercati in questi tempi difficili è l’obbiettivo di Who We Are. Riuscito.

Sì, perché la positività aleggia nel brano dal delay iniziale della chitarra alla parte conclusiva, con la voce femminile sugli scudi. Ambiziosa la scelta di cantare a tre voci. Ma si tratta di un’ambizione ben calibrata: il trio infatti quaglia alla perfezione. La qualità musicale non è in dubbio, sublimata da una ottima produzione, che definire cristallina non è metaforico. Lo stick della batteria detta l’andamento iniziale finché il primo vero colpo di rullante annuncia l’ingresso della Di Bassi.

Who We Are ha tutti i crismi per poter diventare un singolo di successo. E se nei paesi anglofoni avranno il vantaggio di poter capire subito le parole, tutto il mondo potrà notare i buoni sentimenti sottesi tra le note.

Suonare gratis per aiutare la musica e i locali. La polemica contro gli EX nell’intervista a Pisani

intervista di Francesco Bommartini

Gli EX non hanno mai raccolto tanto riscontro come da quando hanno lanciato l’iniziativa “La musica guarda avanti: Band per i locali, suoniamo gratis“. Aggiungendo poi: “Se hai una band o un locale e sei interessato contattaci”. Ma che i “15 minuti di gloria” non siano necessariamente positivi lo testimonia la gravità dei commenti. “Fatela in Africa la data gratis così salvate la fame nel mondo”, “è proprio il caso che in Italia venga fatta una vera distinzione tra chi lo fa davvero per professione e chi invece è un dopolavorista che pur di suonare scrive ste cose pur di aver qualche data per saziare il proprio ego”, “Vergogna…pubblicizzare di lavorare gratis dopo mesi di disoccupazione?!”.

Quasi 300 commenti e oltre 100 condivisioni per il post incriminato

Insomma, ennesima riprova che, sui social, dire qualcosa di criticabile accende la critica sana ma pure il flame (riporto: “messaggio offensivo o provocatorio inviato da un utente di una comunità virtuale a un altro utente o all’intera comunità”). Noi siamo contrari in partenza a questa iniziativa, sia chiaro. Lo sa anche Stefano Pisani, che conosco dal 2005, quando mi portò una copia dell’album Gion Uein da recensire. L’ho poi apprezzato live con la band in vari frangenti, l’ho sempre visto ai concerti rock di altre band veronesi e sempre sentito sostenere la scena, sia a parole che con i fatti. Non è poco, in tempi in cui i social sembrano essere l’unica base per la propria credibilità.

E siccome, oltre all’iniziativa in questione, non mi piace nemmeno il linciaggio mediatico e gli preferisco l’empatia e la condivisione democratica ho deciso di intervistarlo per capire meglio e dare una chiave di lettura un po’ più approfondita, anche per eventuali critiche.

Come nasce esattamente la vostra iniziativa “La musica guarda avanti”?

Nasce dalla considerazione che il sistema musicale è costituito da vari fattori, di cui le band e i locali sono le due realtà più evidenti, spesso legate da un rapporto di amore/odio, ma di certo dipendenti l’una dall’altra. E anche dal fatto che in queste settimane viviamo tutti momenti di difficoltà, e che quando si potrà ricominciare a suonare sarà tutto diverso.

Vuoi spiegarla bene, e magari puntualizzare qualche passaggio che forse è passato sotto silenzio?

La ripresa dell’attività sarà difficile per tutti; tanti locali, magari aperti da poco, saranno in difficoltà, qualcuno non riaprirà per niente. Abbiamo sempre avuto un rapporto conflittuale con i locali, come quasi tutte le band, perché pensiamo che la musica vada pagata e il musicista rispettato. Però nel tempo abbiamo anche incontrato locali che ci hanno trattato bene.
Se qualcuno di questi sarà in difficoltà, gli regaleremo una data di riapertura, con altri gruppi che vogliano eventualmente aggregarsi. Il messaggio controverso è quello che invita altre band a fare lo stesso, perché è stato inteso come “da allora in poi suoneremo sempre gratis”. Che – giustamente – è un’eresia che non abbiamo mai contemplato.

Ti aspettavi tutto questo riscontro? Ho letto commenti pesanti…

Ovviamente no, forse il messaggio poteva essere scritto meglio…quel “suoniamo gratis” un po’ generico ha fatto alzare la temperatura; molti professionisti si sono offesi. Qualche post chiarificatorio è andato perso nel putiferio; l’impressione è che non interessi capire, quanto piuttosto condannare (ma è una modalità classica dei thread web). Con qualcuno che ci ha contattato direttamente e ci ha chiesto info siamo riusciti a spiegare meglio la cosa, anzi è stata occasione per confrontarsi su alcuni suggerimenti, ma in generale si è gonfiato un caso in cui siamo stati accusati di non rispettare il lavoro e la dignità dei musicisti.

Non credi che la gratuità sia un palliativo che spesso svaluta le singole proposte, si tratti di dischi o di live?

Come band ci siamo sempre battuti per il riconoscimento dei sacrifici e dell’impegno, per suonare sempre pagati; ma il nostro “campo d’azione” è quello dei gruppi di base, underground, un livello che gravita anche su locali specifici… raramente ci siamo incrociati con professionisti; nelle band che fanno musica propria al nostro livello non militano tantissimi musicisti di professione. La proposta era principalmente rivolta a questo tipo di band. Poi ognuno ha la libertà di accettare, criticare, confrontarsi, su questo non ci siamo mai tirati indietro. Gli attacchi e gli insulti invece non ci interessano, perché non portano da nessuna parte. Il mondo della musica è molto variegato, c’è di tutto e quasi tutto è motivo di scontro: le tribute band, le cover band, chi paga per suonare, chi suona gratis pur di suonare, chi cerca di mantenere una propria integrità e coerenza. Ma poi ognuno fa come gli pare, e questo presuppone tutti i pro e contro di una scelta libera.
I professionisti (cioè chi vive di musica) si sentono defraudati dai musicisti amatoriali, ma la musica originale (rock) è prevalentemente portata avanti proprio da questi ultimi. Chi ha ragione? Mi sembra limitante pensare che solo chi è un professionista abbia il diritto di suonare, come d’altra parte è sacrosanto che chi vive di musica abbia tutte le tutele del caso per preservare la propria professione. Non abbiamo una soluzione, cerchiamo solo di pensare al futuro. E non è un futuro dove le band sono costrette a suonare gratis.

Quali sono le criticità effettive, a tuo modo di vedere, del rapporto tra band e locali nel veronese?

Come in tutte le realtà ci sono band più o meno affidabili e locali più o meno preparati alla gestione della musica live. Lo scontro classico è tra le band che vogliono vedere riconosciuto il loro lavoro e locali che pensano solamente al profitto. Ma non tutti sono così, non è tutto bianco o nero. Per questo vorremmo supportare quei locali che hanno dimostrato sensibilità e rispetto. Da anni esistono mille difficoltà che hanno causato la sparizione di molti luoghi dove suonare dal vivo, come pure lo scioglimento di band. Ma è un sistema circolare: i gruppi non esistono se non possono suonare live, i locali non esistono se non ci sono gruppi. Ora, che la situazione di emergenza eleva tutto alla massima potenza, per noi è importante fare un gesto di supporto per un futuro con più opportunità per tutti. Lo facciamo anche con le band, cercando di valorizzare i gruppi di musica originale sul territorio. Il che non vuol dire smettere di battersi per un giusto compenso. Vuol dire dare un segnale, una tantum. Non ci vediamo nulla di male, né di catastrofico, a supportare la riapertura di un locale che lavora seriamente. L’appello alle band era questo: se c’è un locale
che vi ha trattato bene, supportatelo con una data di apertura a costo zero. Poi si ricomincerà a litigare per il giusto compenso. Secondo noi questo non danneggia nessuno, né musicisti amatoriali, né professionisti. Un locale che riapre significa anche un palco per decine e decine di band. Si può anche non essere d’accordo, ma ognuno è libero di fare la sua scelta. Certo è che in periodi eccezionali, non si può pretendere di ragionare come fosse tutto normale.

Aldilà della bontà di quanto proposto in queste situazioni si ripresenta la criticità comunicativa dei social. Non trovi che la comunicazione su questi mezzi sia spesso priva di sfumature?

Certamente sì. Sul web la regola è attaccare senza approfondire, giudicare senza sapere né fare autocritica, seguire la tendenza piuttosto che fermarsi un attimo a ragionare. Ma c’è anche la possibilità di confrontarsi, se si è disposti a mettersi in gioco.

La Verona musicale unita contro il Covid-19 con una “Canzone tra le Stanze”

di Francesco Bommartini

Un paio di giorni fa Antonio Bombara, gestore dell’Opificio dei Sensi e cantante dei Club Dumas, mi ha contattato per presentarmi un brano. Niente di stano: una canzone per un giornalista musicale. Sennonché questa traccia si chiama Canzone tra le stanze ed è più di una semplice composizione. E’ una dichiarazione di guerra al Covid-19. E per questo il caro Antonio, con cui ho organizzato tre rassegne musicale all’Opificio dei Sensi, mi ha chiesto di scrivere una presentazione. La trovate qui sotto, scritta nell’ottica di chi sente l’Opificio una parte di sè.

Vedere l’Opificio vuoto, senza gli eventi che ne hanno contraddistinto l’attività, è meglio solo di una cosa: non poterlo vedere affatto. E’ quello che sta accadendo in questi giorni di lockdown, in cui il Coronavirus sta creando emozioni difficili da equilibrare. Per favorire il processo di accettazione ed aiutarci ad avere fiducia in un futuro che speriamo vicino, i Club Dumas hanno deciso di fare un featuring enorme con musicisti e artisti veronesi che hanno contribuito alla nostra crescita culturale.

Abbiamo deciso insieme di chiamarlo “Canzone tra le stanze”, come se un unico brano potesse risuonare, e riportare la vita, negli spazi che viviamo quotidianamente. Spazi che, se chiudete gli occhi, potranno tornare ad essere il solito accogliente Opificio.

Una canzone contro il Coronavirus, il nostro ringraziamento a chi si spende a mani nude contro il fuoco. Saremo l’acqua che lo spegnerà.

In attesa di potervi ospitare, ancora e sempre a braccia aperte, nel Nostro locale.

Il brano con videoclip, a cui hanno partecipato artisti veronesi