Rocker & Youtuber – La musica in video sharing (con i protagonisti italiani di Youtube). Il nuovo libro di FRANCESCO BOMMARTINI

Divulgatori, musicisti, insegnanti e intrattenitori che diffondono la musica attraverso Youtube: questo è il fulcro del nuovo libro (il quarto) del giornalista veneto Francesco Bommartini, dal titolo Rocker & Youtuber”, disponibile sulle principali piattaforme digitali (Amazon, Ibs…), nelle librerie e – al prezzo calmierato di 13 euro con un cd omaggio e dedica – inviando una mail ad ArtCorner (artcornermusic@gmail.com).

“Ho intervistato alcuni tra gli Youtuber italiani più rilevanti”, spiega Bommartini, “scandagliando la loro passione per la musica e le loro idee sulla piattaforma che utilizzano per veicolarla”. Tra preferenze e modalità di approccio, nel libro sono riportate decine di dietro le quinte e curiosità sulla musica dentro Youtube in Italia. La copertina è opera del grafico Enrico Gastaldelli. Il libro è sostenuto da ArtCorner Music. I protagonisti intervistati nel volume sono accomunati dalla competenza in campo musicale e da un seguito importante sulla piattaforma di video sharing che fa capo a Google. Eccoli:

Andrea Boma Boccarussochitarrista ed insegnante metal oriented

Bernardo Grillobatterista ed insegnante di batteria dall’attitudine rock.

Claudio Cicolinchitarrista ed insegnante, gestisce il sito lezioni-chitarra.it.

Domenico Bini (cantautore classe 1960, comunemente conosciuto con l’appellativo di “Maestro”.

Daniele Montesi dei The Suckerz (divulgatore musicale rivolto ai giovani, tra elettronica e metal.

David Carelse di Chitarra Facile il canale dedicato al mondo della chitarra.

Danny Metalmetal god che coverizza brani impensabili e moolto radiofonici.

Enrico Silvestrinex vj di Mtv, ora attivo con il canale Alive.

Gianluca Grazioli di Metal.it, giornalista, dedito da circa 30 anni alla causa del metallo

Vinilicamenteil canale di Johnny, dedicato al vinile, con consigli di musica e approfondimenti tecnici.

Ma ci sono anche gli approfondimenti su: divulgatori stranieri (tra i quali Rick Beato a Anthony Fantano); i video musicali più visti su Youtube (a cura della giornalista Floriana Ferrando); la visione estera; le criticità relative alla concezione musicale classica che si scontra con Youtube e un’intervista esclusiva alla creatrice di What’s in my Bag

Da marzo 2020 Francesco Bommartini ha anche creato il proprio canale Youtube, in cui parla di musica tra interviste, approfondimenti, top 3, unboxKing e reaction. Un modo differente di fare giornalismo, che gli ha permesso di testare con mano il rapporto tra musica e Youtube. E di scrivere con maggiore profondità Rocker & Youtuber.

Francesco Bommartini è giornalista pubblicista. Esercita la professione da circa 15 anni, sia offline che online. Collabora con Il Fatto Quotidiano, Heraldo e portali web, fondando nel 2003 una delle prime webzine: UnderGround zOne. In passato ha pubblicato su Il Mucchio, Rumore, ExitWell, Classix e ha scritto due libri sulla musica italiana degli ultimi 20 anni (Riserva Indipendente Fuori dalla Riserva Indipendente) oltre a Verona Rock, a 4 mani con il critico rock Gianni Della Cioppa. E’ giudice delle Targhe Tenco dal 2014 e lavora come content strategist, copywriter, social media specialist.

POd-Festival: il podcast su Sanremo 2021 di Johnny (VINILICAMENTE) e Francesco Bommartini (Accesso Riservato)

di Francesco Bommartini

State seguendo Sanremo? Sì, e no, giusto? D’altronde la kermesse è lunga, sia per totale che per singola serata. Una settimana a scavallare le 2 di notte non è agevole. Consci di questo, e vogliosi di dire la nostra sul tema che più amiamo (la musica, of course), io e l’amico Johnny dello splendido canale Youtube VinilicaMente abbiamo deciso di unire le forze e sciropparci tutte le serate per poi parlarne in un Podcast, per l’occasione chiamato Pod-Festival.

Ma lascio la parola proprio al Podcast: lo potete ascoltare qui.

ALIAS WAYNE fa centro con il terzo album FIREBRAND, nella polverosa America texana

Alias Wayne è un divertente progetto collaterale del cantautore Ranzel X Kendrick. Firebrand è il terzo album, o forse sarebbe meglio dire ep, che esce a nome Alias ​​Wayne, dopo Snafu (2019) e Faux Pas (2020). Una serie di pubblicazioni molto ravvicinate che mantengono inalterata una forza comunicativa, sotto forma di rock.

Sembra insomma che l’americano, figlio unico dei genitori della famiglia del Texas, abbia trovato una valvola di sfogo che, aggiungo, non è indifferente. Sorprende la freschezza del progetto nel proporre una musica che nasce proprio nella polvere di quei posti. Un country-rock che, specie in brani come Joan of Ottawa, dimostra di brillare.

La passione di Ranzel X Kendrick per la musica è iniziata nella scuola elementare quando il vincitore dei Grammy e la leggenda del Country Western Roger Miller ha iniziato a dare consigli sulla composizione. E anche in quest’album confluiscono chitarre soliste e vocalità calde, sezioni ritmiche semplici ma non semplicistiche.

I ritmi appena sghembi di Fixin to Die Rag sono solo un’altra variazione ad un tema riuscito. In cui entrano sì chitarre, ma anche tastiere. E la voce del nostro, ispirata. Alias Wayne ha fatto centro. Nel suo mondo, piccolo se volete, ma caratteristico.

Intervista a MAX STEFANI: 34 anni di MUCCHIO tra “critici sfigati”. E su SCANZI…

La video-intervista a Max Stefani

Un ep di 1 brano da 20 minuti, tra atmosfere languide e funk: ecco AS IS di NAJEE JANEY

Si muove a passo leggiadro tra R&B e rap Najee Janey. L’amore per la musica gli è nato durante l’adolescenza mentre guardava suo padre suonare una vasta gamma di musica. La stessa che caratterizza la sua offerta: zouk, jazz, funk e latinX.

Il cantante, cantautore, rapper e poeta di Roxbury, sta appena iniziando a ritrovarsi musicalmente e sta spingendo il suo mestiere a nuovi livelli. Dopo aver ascoltato per la prima volta “Still Not a Player” di Big Pun, Najee si innamorò dell’onestà, della complessità e della cultura dell’hip-hop. Ed ecco quindi che ci ritroviamo all’inizio di questa recensione, in un melting pot vivace.

Se ne è accorto più di qualcuno, viste le due nomination ai Boston Music Awards (“Unsigned Artist of the Year e R&B Artist of the Year”). Questo ep è di fatto il vero esordio di questo artista. Che si muove in atmosfere languide, nell’unico brano presente ufficialmente nel lavoro.

Avete letto bene, As Is è un ep-singolo. Ma questo pezzo dura quasi venti minuti, con atmosfere comunque differenti, anche se non così tanto da shockare troppo l’ascoltatore. Al suo interno convivono sotto-brani. Ma in fondo la pelle a cui sono attaccati è sempre quella.

Top 3 MICHELE MONINA

La Top3 di Michele Monina

Il giornalista (di fatto, ma senza tessera) MICHELE MONINA svela tre album fondamentali per lui ai microfoni di Francesco Bommartini. Non mancano aneddoti di sicuro gusto…

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PAY TO PLAY: due promoter italiani parlano di PAGARE PER SUONARE. Cancro o opportunità?!

La video intervistona sul Pay to Play

Intervista di Francesco Bommartini

La voce di FORREST HILL e un vestito diverso per ogni brano: ecco RIVER OF STARS

di Francesco Bommartini

Appena comincia Million Miles mi sembra di entrare in un locale in cui  c’è gente che balla e birre che battono sul bancone. Un accompagnamento alla vita che scorre deciso, con una voce piena e comunicativa, sottolineata di tanto in tanto da una tromba che poi si lancia anche in un buon assolo. È tutto molto confidenziale, non solo il cantato, che in realtà ha punte bluesy, ma proprio l’intelaiatura del contesto musicale.

D’altronde da Forrest Hill ce lo si poteva anche aspettare. Dopo aver lasciato la strada, Forrest si stabilì a Boston dove fondò la band funk rock JTH. Con loro pubblica due album negli anni ’80, incluso il singolo My Car, che divenne uno dei favoriti locali commerciali nel New England e uno dei 40 migliori successi alla radio del college. Si sono esibiti anche con Violent Femmes, Run DMC e Paul Young, registrando anche con il famoso produttore Teddy Riley.

Dopo lo scioglimento Hill ha percorso, con successo, la strada di insegnante di mindfullness e 4 anni fa è tornato in pista come cantante e autore. Con una buona qualità da offrire, sia quando affronta brani più ritmati che nelle ballad. A tal proposito è particolarmente riuscita Secret Ground, con il ride che scandisce l’andamento mid-tempo mentre la voce di Hill si staglia su mellotron, acustiche, piano e una batteria sempre convincente.

Un bel motorino questo batterista, scelta assai sensata, che corona un terzo lavoro (a distanza di due anni dal precedente) maturo e compito. River of Stars è in grado di far cantare e rassicurare (ascoltate A Part of Me), di accompagnare con un suono abbastanza caldo e “americano”, ideale per l’orecchio occidentocentrico di noi italiani. Si tratta di un disco composto da canzoni singole, con un vestito sempre nuovo ed una sicurezza: la bella voce di Forrest Hill.

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I KAYLETH e i deserti emotivi di 2020 BACK TO EARTH

di Francesco Bommartini

Questo è probabilmente il miglior album dei Kayleth. Non lo dico per partito preso, avendo sentito anche i precedenti. Lo dico perché le canzoni sono qualitativamente valide e perché, ed è importante, la produzione le valorizza. E scusate se è poco, in un genere, lo stoner, in cui le chitarre devono essere fangose al punto giusto e la sezione ritmica pulsante.

E’ esattamente quello che succede, e che si può gustare in tutti i brani, e segnalo By Your Side che incarna bene quanto detto. Il rullante ficca in testa le intelaiature create dalle chitarra, inspessite da un basso distorto e già di per sì chiare nel loro rifframa. Ma non è tutto qui, visto che non mancano innesti di tastiera che donano al risultato più ariosità.

Di pari passo vanno gli assoli, sensati nel contesto generale. La voce svetta senza essere però preponderante nell’economia del sound. E non è un male perché, lo dico, una voce ci sta, e quella di Enrico Gastaldo è anche abbastanza significativa, ma il troppo stroppierebbe. E invece non lo fa perché l’equilibrio raggiunto da questi veronesi ha una storia.

Che nella mia mente parte dalle prime voci su di loro, diradate ma presenti nel sottobosco veronese, per poi palesarsi in un concerto al Porky’s di oltre dieci anni fa. Con poche anime, tanta disattenzione del pubblico. Insomma, le durezze della vita da rocker di provincia. Che non solo non hanno scalfito i Kayleth, ma li hanno resi più forti.

Argonauta Records si è accorta della loro bravura e della personalità. E ha fatto bene a crederci perché se le vendite non sono mai state un termine di paragone pieno – così come non lo dovrebbero essere a prescindere somiglianze con Kyus e dintorni – lo è invece la qualità, testimoniata da pezzi intensi (The Avalache e Concrete su tutti).

Bravi!