PAY TO PLAY: due promoter italiani parlano di PAGARE PER SUONARE. Cancro o opportunità?!

La video intervistona sul Pay to Play

Intervista di Francesco Bommartini

Video-Intervista ad Andrea boma BOCCARUSSO: dagli oltre 300 mila iscritti su YouTube al Live durante il release party dei Rammstein

di seguito la video intervista fatta con Andrea Boma Boccarusso, chitarrista ed insegnante di chitarra che su YouTube è molto seguito. Abbiamo parlato di youtuber che ama, creazione dei suoi video, insegnamento, chitarre preferite e molto molto altro…

CROWDEAD: recensione di MALPHAS e intervista per la band mantovana che unisce death e thrash metal

Recensione di Francesco Bommartini

MALPHAS dei Crowdead

Non ci vanno per il sottile i giovani mantovani Crowdead. E lo fanno capire fin da subito, con la possente Overload, che segue una breve intro che fa entrare nelle atmosfere metalliche del platter. Così come presto si capisce che l’amalgama di old school e new school è più tendente al secondo aspetto. Un tipo di concetto che non riguarda solo il sound, con un basso molto presente al pari degli axeman, ma proprio le scelte stilistiche. I ragazzi pestano, sì, ma apprezzano molto anche l’andazzo granitico, che si può respirare nel terzo brano Serpent Specter, che include però anche degli arpeggi distorti che donano al risultato un’aura minacciosa.

Un’atmosfera che trova contiguità nella successiva intro di Pray and Burn, prima che il pezzo torni soverchiato dal riffing incisivo di Matteo Usberti, e parta in una cavalcata thrashy. Ma sempre con quel sentore di Pantera che fa tanto, tanto bene. Sì, perché il riffing dei Crowdead non perde nella velocità lo spessore, complice la buona produzione ma anche una dinamicità che è sottolineata dal basso di Andrea Bissolati e dalla batteria di Stefano Bertozzi. Sempre degna di nota, poi, la prova vocale di Mike Pellegrino. Non un mezzo cedimento, una roccia su cui la band può contare.

I ragazzi si divertono, e si sente talmente tanto che anche chi apprezza il metallo in genere, senza eccessivi paraocchi, non potrà non notarlo, anche in pezzi un po’ meno incisivi (come la pur buona In Search of my Demon). Sintomo che la libertà interpretativa nell’affrontare il tema musicale può portare ottimi risultati la dà la quasi crossover Deadcrow, che incorpora un andamento hardcore che ben si sposa con il thrash di base. The Stepsister’s Deceit supera un altro piccolo esame: l’alternarsi di voce pulita e distorta. La voce funziona anche così!

Se Parasite Shame aggiunge solo una tastiera a quanto già sentito prima poco importa: i Crowdead sono freschi, il frutto Malphas è ideale per scapocciare anche nell’estate che si affaccia in quest’anno così impensabile…

Intervista ai GEN MARRONE: metal e religione con un animo guascone

Hanno da poco pubblicato il loro secondo ep i Gen Marrone. Il disco segue a stretto giro Skipass to Sinai, e aggiunge ulteriore ilarità all’andazzo guascone di questi veronesi che – su musica hard e metal – innestano brani da chiesa. Un vero gruppo tutto…metal e chiesa, insomma. Ne parlo con Zek, cantante della band.

Come è nato il progetto Gen Marrone e come è avvenuto l’incontro tra i membri?

Il progetto è nato per caso ad un pranzo tra musicisti di Verona, facenti parte del forum Livepoint nel 2006. Tra pasti e urla avvinazzate, una ragazza cominciò a cantare qualche verso di una canzone liturgica a mò di jingle. Da lì il colpo di fulmine. Fatti due calcoli veloci sulle quantità di persone da racimolare, domandai alla mia tavolata chi era favorevole ad unirsi a questo progetto. Cos’ nacquero i Gen Marrone. Il tutto avrebbe dovuto concludersi dopo una sola prestazione, ma la risposta fu eccezionale e le idee molteplici hanno trovato una sfogo negli anni a venire.

Hai qualche aneddoto particolare riguardo alle canzoni contenute nel nuovo ep Stay Holy Ride Free e nel precedente Skipass to Sinai?

Ce ne sarebbero veramente tanti nascosti tra le pieghe delle canzoni, tra citazioni e riferimenti. Esempio: Santa Maria del Cammino l’abbiamo improvvisata su richiesta di un amico al nostro primo vero concerto, in acustico. L’abbiamo registrata quindi con lui, anche se devo ammettere che quella volta venne molto meglio.

Il momento del concerto cosa significa per voi e come lo affrontate, anche in termini di show?

Da musicista di lunga data ammetto che le date dei Gen Marrone sono le più difficili in assoluto da affrontare di qualsiasi altro gruppo con cui ho suonato. Devo prepararmi psicologicamente, perché devo prima di tutto rompere il ghiaccio. Le prime canzoni sono sempre recepite in maniera abbastanza distaccata. Inventare battute, coinvolgere il pubblico e cercare di restare sempre con un piede nell’ironia e un piede nella sacralità è il punto focale.

Un videoclip della band

Aldilà del periodo che stiamo vivendo, la scena musicale live veronese è viva o no?

Bhe io sono molto attivo sulla fase live underground della provincia. Ho gestito per circa 10 anni il palinsesto di un locale. La scena musicale c’è, ovvero gruppi che si affacciano. Forse non come 10 anni fa, ma non mi lamento. Invece vedo che c’è poco ricambio generazionale riguardo la partecipazione a tali live. E’ un discorso ormai generalizzato.

Vivete in provincia di Verona, tra l’est e la val d’Illasi. Avete mai ricevuto critiche o minacce per il vostro modo di scherzare con la religione?

Bhe qualche critica l’abbiamo ricevuta, anche se non sostenuta, quindi ritengo che il lavoro gestionale di un gruppo così delicato sia uno dei nostri punti forti.

Indica 5 influenze musicali che vi uniscono. 

La cosa insolita del gruppo è sicuramente la provenienza dei componenti da generi anche lontani tra loro. Forse il genere ascoltato maggiormente nella band è il metal, nelle varie sfumature. Alcuni componenti ascoltano prog, altri black metal, altri Bruce Springsteen. Quindi non abbiamo un genere che ci unisce totalmente.

Dentro o fuori

Pasqua o Natale? Natale

Judas Priest o Iron Maiden? Iron

Birra o vin? birra

Electric Wizard o Kyuss? electric wizard

Hellas o Chievo? Hellas

Death metal o pop? death metal

Concerto o cinema? concerto

Intervista al Ceo di LIQUID DEATH, l’acqua in lattina che uccide la sete, la plastica e inserisce gli haters in un vinile death metal da 12″

Liquid Death proviene da una sorgente sotterranea di montagna profonda alcune centinaia di piedi sotto la pietra. L’acqua viene prelevata direttamente dalla sorgente e viene inserita direttamente in lattine dopo un processo di purificazione che mantiene al 100% il profilo minerale originale dell’acqua.

Questa è la descrizione seria. Ma gli slogan che mi hanno spinto a fare questa intervista sono cose come “Uccidi la sete”, “Morte alla plastica”. Il tutto accompagnato da un immaginario punk e metal, con video talmente eccessivi da essere diventati già di culto. Eccone un esempio!

Uno dei video pubblicitari di Liquid Death

Ed ecco l’intervista che ho fatto con Michael Cessario, che dalla sua cucina a Los Angeles mi ha dato l’opportunità di capire meglio l’idea che ha generato questa geniale trovata che, ricordiamolo, non è fine a sè stessa, bensì messa al servizio di un prodotto che deve essere venduto.

di Francesco Bommartini

Cessario è un cognome italiano?

Sì, lo è. Mio nonno era calabrese, mia nonna siciliana.

Perché hai scelto il nome Liquid Death?

Il nome è divertente. Ho un background nel marketing e ho sempre osservato con curiosità tutte le bevande energetiche e le cose che sono tradizionalmente commercializzate per il tipo di cultura giovanile.  C’è Monster Energy, e c’è Red Bull, e c’è Rockstar in Hampton, Pitbull, tutti questi nomi folli! Ma alla fine tutta quella roba è per lo più acqua con un po’ di zucchero, e un po’ di caffeina. Gli stessi ingredienti che mia nonna usava a colazione. Ma hanno messo questo involucro pazzesco intorno al prodotto, così abbiamo pensato che sarebbe stato divertente fare la stessa cosa con l’acqua. Ma facendo un passo avanti, in modo da renderci conto che non ci stiamo prendendo sul serio e anzi stiamo prendendo in giro l’estrema commercializzazione di bevande energetiche e tutto quel genere di cose. Si chiama Liquid Death perché è divertente pensare che niente è meglio di una lattina di acqua fredda per uccidere la tua sete. L’altra questione riguarda la morte della sostenibilità inflitta dalla plastica, eliminarla è la nostra missione. Vogliamo sbarazzarci delle bottiglie di plastica. Le lattine di alluminio sono infinitamente più riciclabili.

La video-intervista esclusiva con il Ceo di Liquid Death

In Italia è davvero strano sapere che esiste acqua in lattina. Ma la cosa che  mi colpisce davvero è la sezione “About Us” del sito, dove si parla del fatto che tutto ciò sia “non necessario”… Voglio capire: cosa vuoi dire esattamente?

Cosa pensi delle cose che sono necessarie? Io penso che, soprattutto nel marketing o nel branding, siano prese molto letteralmente. Ma al di fuori del marketing le persone non pensano in questo modo. Se pensi ai momenti più divertenti e memorabili rimano con qualcosa di completamente inutile. Non è necessario saltare da una scogliera di 50 piedi nell’oceano, ma è divertente. Non è necessario guidare una moto attraverso una montagna tortuosa, anzi è pericoloso, ma divertente. Le cose necessarie sono come andare dal dentista, respirare. Quando la gente guarda quello che faccio dice  “wow!”. Il divertimento è come la magia, si può spingere roba al di là di ciò che ci si aspetta. Penso che sia quello che intendiamo con il termine “inutile”.

Che tipo di acqua bevevi prima dell’arrivo della Liquid Death?

Ho bevuto un sacco di diversi tipi di acqua. L’acqua in bottiglia è stato uno dei motivi per cui ho voluto creare Liquid Death, insieme al fatto di essere cresciuto suonando in una punk rock e in heavy metal band. Da giovane non bevevo soda, ho mangiato vegetariano per un sacco di tempo nonostante non sia vegetariano. Le aziende di acqua non hanno mai parlato in modo divertente alla cultura giovanile. Tutte le cose malsane, come bevande energetiche e birra e soda, sono commercializzate come qualcosa di davvero divertente ed esilarante. Ma le cose sane non sono commercializzati nello stesso modo. Quindi ho preso l’acqua, qualcosa che ho bevuto per tutto il tempo e che la maggior parte delle persone non beve abbastanza (almeno negli Stati Uniti), e l’ho resa più divertente. La gente pensa all’acqua in bottiglia come ad una questione utilitaristica, come “Ok, la bevo al lavoro perché mi dovrei idratare” o “La bevo in palestra” per lo stesso motivo, Ma non si parla con qualcuno dicendo che quello che ti piace bere quando vai al bar è…l’acqua. Stiamo cercando di rendere l’acqua un bene da consumare anche in occasioni di festa. Quando le persone sono a una festa o a un concerto e non vogliono bere alcolici potrebbero sentirsi più a loro agio tenendo in mano una lattina come quelle di Liquid Death. Idem se hai bevuto tre drink e vuoi fare una pausa, puoi cadere in piedi con Liquid Death e non ti sentirai strano in quegli ambienti.

Yeah, in questo modo cerchi di rendere l’acqua più cool.

Sure. Cool è una parola molto ampia. Penso che ci siano dei legami mentali che le persone fanno con abitudini e prodotti. Quando ho un raffreddore il cervello mi sta dicendo che non sto bene e che mi sta succedendo qualcosa di brutto, e succede anche per l’acqua, mentre birra o soda sono socialmente accettate. E’ strano bere acqua da una lattina, perché le persone si aspettano che dentro la lattina ci sia birra o soda, quindi è quasi come stessimo cercando di spingere la gente a ingannare le loro menti, facendo qualcosa di brutto per spingere a qualcosa che è davvero sano.

“Murder your thist” è il primo claim della campagna di marketing sul sito web. Mi spieghi le radici dell’intera idea alla base della campagna di marketing?

Sure. La ragione per la quale la gente beve acqua non ha nulla a che fare con cose come “la sua acqua ha 5 elettroliti in più rispetto all’acqua successiva” o “il pH di quest’acqua è 7.4 invece di 7.7”. L’acqua è l’acqua. Per un sacco di gente alla fine la differenza la fanno marchio e packaging. Quindi la narrazione dietro il prodotto. Così abbiamo scelto come messaggio principale “l’omicidio della tua sete”, perché questa è la ragione principale per cui si beve acqua. E’ perché sei assetato. Altre marche di acqua puntano su piccole differenze a cui non pensiamo mai. Noi abbiamo deciso di puntare su qualcosa di semplice, abbiamo pensato che sarebbe stato “rinfrescante”. Non vogliamo inserirci nel filone delle altre marche, che si urlano contro per elettroliti e ph alcalino, tutte cose che la gente non capisce. Penso che il nostro sia solo un modo più pulito per spingere il nostro prodotto.

La plastica, una problematica da non sottovalutare

Greatest Hates è il nome dell’album death metal e del vinile 12 pollici legato alla vostra campagna di marketing. Chi ha selezionato i musicisti coinvolti e perché hai deciso di farlo?

Liquid Death è un marchio polarizzante. Ci sono persone che amano assolutamente il nostro marchio (tanto da tatuarselo, come hanno fatto oltre 30 persone che finora ci hanno inviato le pubblicazioni tramite social). Quando qualcuno ti ama così tanto ci sarà anche chi ti odia. Non è possibile avere solo amanti del tuo prodotto. Ci sono molte persone che ci lasciano ogni tipo di commenti negativi sui social media, dicendo cose come “mai sentito nome più stupido per l’acqua”, “fallirete entro tre mesi”… Tutti hanno un parere su internet, molti sono solo annoiati e vogliono parlare. Ma va bene anche se qualcuno di questi vede il nostro annuncio e si prende il tempo per commentare. Significa aver avuto dell’attenzione. Poi, a livello di branding, è importante sapere chi non sei, tanto quanto capire chi sei. Così abbiamo scoperto che possiamo giocare, celebrando i commenti negativi che arrivano sui social in una piccola tag line sarcastica. Quei post hanno prestazioni migliori di qualsiasi altro nostro post social. Le persone quasi si eccitano. Così, ad un certo punto abbiamo avuto l’idea di utilizzare questo tipo di recensioni negative per testi di un album heavy metal, perché è davvero musica arrabbiata, un po’ come certi commenti. Ho trovato il ragazzo che ha fatto la copertina dell’album, che è italiano e ha fatto altre copertine in passato per alcuni album metal piuttosto famosi.

Qual è la tua canzone preferita di Greatest Hates e quale l’hate comment più esilarante?

Le canzoni sono tutte abbastanza buone. Abbiamo fatto anche un video promo per il disco. Fire your marketing guy credo sia il mio pezzo preferito. Il commento più esilerante credo sia quello “non vedo l’ora di vederti falliti il prossimo mese”.

Il video promo per Greatest Hates

Quante persone lavorano in Liquid Death?

24 al momento. E’ nato tutto nel gennaio 2019.

Tutti amano il death metal in Liquid Death?

Credo di essere l’unico azienda che ama davvero il death metal. Penso che tutti apprezzino il metal e l’idea che Liquid Death sia legata ad un album death metal. Qualcuno pensa che il disco dovrebbe fare appello solo a chi ama il death metal, ma questo non è il caso. Penso che tutti apprezzino il tipo di umorismo e il divertimento del metal. E quando si sposa con un marchio d’acqua…non credo sia come per Nike quando gestisce uno spot con Tiger Woods per il Super Bowl. E’ come dire che quello spot è completamente inutile per chiunque non giochi a golf, che non è come tutti. Anche se non sei coinvolto con il tema principale si può apprezzare la sensazione che ti cresce per il marchio: “è divertente, mi piace questo marchio”. Così quando vado al negozio la prossima volta che voglio spender i miei dollari magari penserò a questa società, che mi ha fatto ridere.

Cosa pensi dei social media, anche riguardo gli odiatori?

Penso che tutti siano stanchi di essere giudicati su tutto quello che fanno nella vita. Ogni volta che pubblichi una foto del tuo pasto, di un raduno ecc stai dando un punto di vista e sei giudicato attraverso quanti like fai, e le persone possono commentare e dire cose come “questo è stupido, si dovrebbe fare quest’altro…”. Tutti hanno un’opinione su tutto. Possono dire che ti odiano, possono dire che ti amano. Di solito le persone sono più veloci a lasciare un commento negativo che non uno positivo. Chi se ne importa se la gente odia quello che stai mettendo su Internet. Va bene ci siano anche persone a cui non piace quello che stai facendo. La nostra reazione agli hater è proprio un modo per dire che siamo orgogliosi del fatto che non tutti ci amano. “Oh mio Dio, a qualcuno non piace” non è il tipo di pensiero che ho di solito.

Oltre ad essere il CEO di Liquid Death hai un passato come copywriter. Quali sono le caratteristiche di un buon copywriter?

Credo innanzitutto che debba essere in grado di utilizzare il linguaggio in modo coinvolgente. Penso che la gente si dimentichi che la persona media sta scorrendo attraverso un feed di Instagram e magari si imbatte in vari annunci, o che stanno scorrendo le mail…magari stanno guidando o sono in giro guardando il loro telefono. Bisogna pensare che il testo andrà su un cartello e deve ottenere attenzione. Penso che il linguaggio sia il solo modo potente per catturarla e vendere in due secondi quello che ti interessa. Perché è molto più difficile effettivamente fermare qualcuno per dirgli quello che penso. Quando sei in agenzia pensi a mille piccolezze, ma nel mondo normale nessuno si preoccupa di nessuna di queste cose che facciamo. Dobbiamo afferrare davvero qualcuno, e un buon copywriter è in grado di farlo con poche parole e pochi secondi.

Cessario è stato creativo per Stranger Things e House of Cards

Che tipo di esperienze passate hai portato in Liquid Death?

Ho preso molto dalla mia esperienza come direttore creativo e copywriter in pubblicità. Ho lavorato su circa 100 marchi diversi, da aziende automobilistiche ad aziende di pizza congelata, a Netflix. Dopo aver fatto migliaia di campagne pubblicitarie, sia per cose che funzionano che no, ho deciso di puntare su Liquid Death. Ovviamente inserendo un sacco di cultura, uno stile artistico e un tipo di umorismo.

Sai parlare un po’ di italiano? Sei venuto in Italia?

Non so parlare italiano ma sono venuto in vacanza in Italia molto tempo fa, quando avevo forse 21 o 22 anni. Ne compio 38 quest’anno. Io e mia moglie dove stiamo cercando di trovare il tempo per andare in Italia e visitarla meglio. Ho visto Capri ma sono molto interessato a vedere alcuni paesaggi del Nord, come le montagne.

Dentro o fuori

…alla fine del video!

METAL DETECTOR: membri della security di Malpensa suonano una video cover dei JUDAS PRIEST. Intervista

di Francesco Bommartini (offri un caffé al mese per sostenere Accesso Riservato e le sue inchieste ed interviste https://www.patreon.com/accessoriservato)

Si chiamano Metal Detector, lavorano nell’aeroporto di Malpensa e sono saliti alla ribalta in queste ore per la loro cover di Breaking the Law dei Judas Priest. Mascherine, vestiti d’ordinanza, il 25 aprile hanno caricato su YouTube quella che hanno chiamato la “Home virus version”. Eccola qui sotto e, appena dopo, l’intervista con Ermes Pecorari, cantante dei Metal Detector con una storia tutt’altro che limitata a livello musicale!

Il clip dei Metal Detector

Ciao Ermes, puoi presentarti?

Sono Ermes Pecorari e vivo a Varese, più precisamente nel “ridente” paesino di Luvinate. Quest’anno compirò 50 anni, sono sposato e ho una “bimba” di 12 anni. Sono un agente di sicurezza aeroportuale a Malpensa da un sacco di anni e, ovviamente, il mio hobby, la mia passione e tutto il mio tempo libero si racchiudono in una parola, MUSICA! Dall’età di 15 anni ho la passione per il canto, il canto molto molto rock ovviamente. Mi diletto a registrare musica e a montare video, sopratutto adesso con molto/troppo tempo libero. Sono da sempre nel mondo metal/hard rock italiano. Negli anni ’90 ho dato vita a diversi progetti musicali e ho registrato 2 dischi (Insane Souls e New Kernel) con la mia storica band, gli Abnegate. Siamo apparsi su tantissime riviste di settore e siamo passati in un sacco di radio che proponevano il nostro genere. Con loro abbiamo fatto tour in tutta Italia aprendo spesso concerti a band nazionali e internazionali. Per un periodo ho, tra l’altro, militato negli Extrema, forse la più famosa e longeva metal band italiana, con i quali ho fatto parecchi live shows in tutta la penisola in sostituzione del loro storico cantante. Tra i vari progetti metal c’è stato anche quello dei Pwr. Con questa band ho registrato un disco (Silence) che ci ha portato anche a suonare come band di apertura al Gods of Metal del 1999 con i Metallica. Dopo il periodo metal ho dato vita a diversi progetti di rock/hard rock italiano con i quali sono stati registrati vari brani. Attualmente canto in una rock cover band, i Giudybrutto, con la quale ci esibiamo nei rock club (…ormai quasi in estinzione purtroppo!) lombardi e piemontesi e in un sacco di raduni di bikers, feste della birra e motoraduni. Da qualche anno faccio parte della mega band Rock in 1000 con la quale mi sono esibito in alcune manifestazione (Courmayeur – Val Veny, Milano – Linate, Milano – piazza del Duomo) e, probabilmente, parteciperò anche all’edizione 2021(l’edizione di quest’anno è ovviamente saltata!) di Parigi, allo Stade De France. Far parte di questa mega band è un’esperienza musicale favolosa, che esce da tutti i classici canoni delle rock band. Qui sono azzerati i virtuosismi, le interpretazioni personali e le improvvisazioni. Ognuno di noi deve imparare le proprie parti. Sai, 1000 musicisti sono difficili da tenere a bada! Suonare e cantare con 250 batteristi, 400 chitarristi, 300 bassisti e 300 cantanti è una cosa unica. Il bello è che tra i 1000 (ora siamo circa 1300!) trovi le più svariate etnie, le più svariate provenienze musicali, i più svariati ceti sociali, i più svariati professionisti. Puoi trovare fianco a fianco un avvocato, un ragazzo super punk, un poliziotto, un pilota di aerei di linea, un super metallaro insomma un mondo intero! L’amore per la musica metal, però, non si è mai spento. Infatti con una nuova band, gli Heil to the Empire, ho inciso un disco (Materia, con Amici musicisti che frequento da più di 30 anni e qualche altro “giovanotto”) che ha da poco visto la luce. In contemporanea all’uscita del primo singolo è uscito anche un primo videoclip.

Chi sono gli altri protagonisti dei Metal Detector? Si tratta di una vera e propria band?

La band Metal Detector non è una vera e propria band, mi piace definirlo un progetto virtualmusicale! Siamo 5 amici, colleghi e musicisti con un immenso amore per il rock e il metal. C’è chi suona o ha suonato più o meno seriamente e chi lo fa per gioco. La particolarità è che ci siamo trovati una sola volta in sala prove qualche annetto fa per strimpellare qualche canzone metal poi, per questioni di tempo e impegni vari, non ci siamo più trovati in una sala. È rimasto però un ottimo ricordo della serata e un progetto, i Metal Detector, che aleggiava su di noi! Per quello lo considero un progetto virtuale ma…non si sa mai!

Perché avete scelto i Judas Priest e quella canzone in particolare?

Ho voluto creare questo video per far sentire, in questo maledettissimo periodo, anche la voce di chi lavora in un aeroporto. Abbiamo scelto questo brano dei Judas Priest (nota band metal inglese) perché è una sorta di inno contro le guerre e le avversità e quindi anche uno stimolo a combattere, con tutte le nostre forze, questo maledetto virus! Tieniamo duro e andiamo avanti a testa bassa. I Metal Detector sono : Ermes Pecorari (voce), Maurizio Somma (chitarra), Fabio Donatiello (basso), Claudio Frascoli (chitarra) e Giovanni Tralongo (batteria).

Come é lavorare come security in aeroporto oggi e prima del lockdown?

Il lavoro nella security di un aeroporto prima di questo lockdown, era molto spesso frenetico e stressantissimo! Con il nostro lavoro si interagisce con migliaia di passeggeri provenienti da tutto il mondo è di tutte le etnie e religioni ogni giorno! Si conviveva con code quasi inestinguibili di passeggeri sempre. Questo maledetto virus cambierà drasticamente il mondo del trasporto aereo per molto tempo ma speriamo di tornare a vedere le nostre favolose e interminabili code. Già, sembra assurdo, ma un po’ ci mancano. La nostra società, la Sea spa, che gestisce in toto gli aeroporti milanesi, è una grande azienda con migliaia di dipendenti, ma è da sempre molto vicina a tutti i suoi lavoratori. Anche in questo brutto periodo si è dimostrata attenta nel cercare di tutelare al meglio la salute di tutti noi. Tra l’altro ha trovato l’iniziativa dei Metal Detector molto interessante e ci ha chiesto di poter utilizzare il video nei suoi canali di comunicazione. La cosa, ovviamente, ci ha fatto molto piacere e ci ha inorgoglito parecchio!

Pensate farete altri video o avete altri progetti? 

Magari nascerà qualche altra iniziativa musicale dei Metal Detector visto il grande successo, chissà! Speriamo di far sentire la nostra voce e quella di tutti gli operatori aeroportuali alle istituzioni perché il nostro lockdown potrebbe durare molto tempo!

Intervista a Bjorn “Speed” Strid: i 20 anni di THE CHAINHEART MACHINE e i SOILWORK, ieri e oggi

di Francesco Bommartini

L’idea di intervistare la voce – e l’anima – dei Soilwork è nata pensando a The Chainheart Machine. Il secondo album della band svedese ha infatti appena compiuto 20 anni. Un periodo lungo che, per quanto mi riguarda, rappresenta esattamente quel quid di tempo che mi ha permesso di conoscere il mondo del metal. E proprio The Chainheart Machine è stato uno dei primi album che ho ascoltato.

Ricordo, e lo dico anche all’inizio della video-intervista con Bjorn Strid, quando il mio compagno di superiori e bassista dei Riul Doamnei (Fabrizio Tondini) mi prestò quel disco. Come accadeva spesso allora, lo ascoltai mentre lo registravo su una cassetta vergine. Poi ho sempre ascoltato quintalate di musica, e tantissimo metal.

La video-intervista a Bjorn Speed Strid

I Soilwork ho continuato a seguirli con molto rispetto ed un po’ di distacco. L’amore per le sonorità più dure e i casi della vita non mi hanno comunque impedito di apprezzare A Predator’s Portrait e, più recentemente, Stabbing the Drama e Figure Number Five. Ho però sempre avuto un grande apprezzamento per la vocalità di Bjorn Strid, specie nei suoi Terror 2000.

Il mio speciale sui Terror 2000 per Metal.it

Il concerto che hanno tenuto nel 2019 al Live di Trezzo sull’Adda (nel link trovate la mia recensione per Rumore) è stata come la semi-chiusura di un cerchio, di cui ho trovato l’ultima parte con l’intervista a lui, Bjorn “Speed” Strid, una delle voci più esaltanti del melodic death svedese.

Cosa ricordi del periodo in cui avete registrato The Chainheart Machine e cosa ricordi del mondo di 20 anni fa?

Wow, mmm, sto cercando di ricordare. Avevamo appena finito il tour europeo (in una specie di camper) per Steelbath Suicide e stavamo pensando a come approcciare il nuovo album. Eravamo elettrizzati, si di aver creato Steelbath Suicide che di poter fare un nuovo album e registrarlo nei celebri Fredman studio, lo studio dei sogni per ogni metallaro. In quel periodo siamo cresciuti molto velocemente come musicisti. In quegli anni City di Devin Townsend, con i suoi Strapping Young Lad, ci ha molto ispirati. Quel thrash tecnico mischiato con l’industrial, gli accordi aperti molto atmosferici, qualche ritornello…Anche noi volevamo fare qualcosa di più atmosferico, prendendo ispirazione anche dalla scena di Goteborg. Una realtà che era molto grande, anche se noi eravamo di Helsingborg. Ma volevamo comunque creare qualcosa di personale. Credo che Chainheart Machine sia thrashy ma sinfonico, nella modalità indicata da Malmsteen, come si può notare dagli assoli. Abbiamo cercato di fare qualcosa di ambizioso, di unico, di diverso. Era quello che volevamo all’epoca. Credo sia stato l’ultimo disco registrato nella location originale dei Fredman Studios. Ero molto contento del risultato.

Quanti giorni ha richiesto la registrazione?

3-4 settimane, mi pare. Sicuramente più tempo del precedente, per il quale avevamo lavorato per 2  settimane. Abbiamo cercato di avere un suono più organico. Il primo album era tutto un: “che figata! Senti questo riff che thrash, questa parte è death!”…il secondo è più focalizzato. Ricordo che per la voce io ero più sicuro di me, più veloce a cantare. La possibilità di cantare ogni giorno durante il tour di Steelbath Suicide ha fatto accadere qualcosa. Eravamo mentalmente preparati ed eccitati di poter pubblicare qualcosa di nuovo. Sono passati 20 anni, pazzesco!

Back Cover di The Chainheart Machine

Ti ricordi qualcosa di più del mondo di allora e di come lo vivevi, a 22 anni?

Non avevo (ci pensa)…oh sì, avevo solo 22 anni! Vivevo a Helsingborg, dove ho avuto il primo appartamento nel 1999. Me ne sono andato da casa in quell’anno. Ricordo un sacco di festa, chiacchierate con tanti musicisti. Ho anche registrato con i Darkane…qualche anno prima. Ascoltavamo tanta musica insieme agli altri della band. Henry Ranta (batteria) e Ola Flink (bassista) condividevano un appartamento. Mi ricordo seduto in quell’appartamento all’ultimo dell’anno. Abbiamo suonato a mezzanotte, con diversi gradi sotto zero. E’ stato pazzesco. La musica è stata una parte grande della mia vita, sempre, soprattutto allora. Vivevo in una bolla. Era tutto facile, ogni cosa. Non mi facevo domande esistenziali allora. Tutto avveniva naturalmente.

Sei l’unico membro originale di Soilwork. Ti sei tenuto in contatto con i musicisti che hanno registrato The Chainheart Machine?

Sono rimasto in contatto con Peter (Wichers). Tutto bene con lui. Nessun problema, nessuna stranezza. Non sento Henry (Ranta) da molto. Ho provato anche a scrivere un paio di volte a Ola Flink, ma non mi ha mai risposto. Non so perché. Non credo ci sia niente che non va tra noi. Credo semplicemente che si voglia lasciare alle spalle la vita precedente. Ora fa il secondino. Ha smesso con la musica, si vede che non voleva continuare. Posso anche ammirarlo. Non è sempre facile svegliarsi in un tour bus nel mezzo del nulla, senza sapere dove ti trovi. Capita sicuramente di chiedersi “cosa e perché lo sto facendo”? Non è facile stare via un mese in tour, poi tornare, poi ripartire. E non è facile far coesistere la normale vita casalinga con questo modo di vivere. E’ comprensibile una visione diversa. Spero che stiano tutti bene.

Penso che sia la reale differenza tra essere o fare l’artista…

C’è molta incertezza. Non è una vita stabile, quella del musicista. Nemmeno finanziariamente. Quando cresci e magari ti devi sposare, parlare di bambini ecc…è dura. Forse voleva qualcosa di più stabile…

Quali sono le differenze tra la composizione dei Soilwork di oggi e quelli di 20 anni fa?

Credo che gli ultimi 3 album siano molto connessi con i primi 3. Figure Number Five, Stabbing the Drama e Sworn to a Great Divide penso siano album ottimi, specie Stabbing the Drama. A quel tempo ero molto orgoglioso. Voglio essere chiaro: sono fiero di tutti, ma quei tre dischi non coincidono con quello che volevo fare con i Soilwork quando li ho fondati. Credo che gli ultimi 3 album siano più connessi con quello che voglio fare davvero. Figure, Stabbin e Sworn non suonavano focalizzati nello stesso modo. Sono molto groovy, catchy ecc. Ma i riff dei Soilwork non devono essere per forza bouncy, secondo me. Quei tre lavori sono stati influenzati dal sound americano. Molte death metal band svedesi hanno cominciato a fare tour in America in quel periodo, con un sacco di metalcore bands. C’è stato un influenzamento bidirezionale: la scena svedese ha influenzato quella americana e viceversa.

Quando è stata l’ultima volta che hai ascoltato The ChainHeart Machine e cosa ne pensi ora?

Non l’ho ascoltato per molto tempo. Credo che l’ultima sia stata quando Netflix mi ha contattato per la serie The Oa. Volevano usare una canzone da quell’album, Possessing The Angels. E’ accaduto 3 anni fa. Perché quella canzone? Perché non dall’ultimo album? Chi lo sa!

Quella è una delle più thrash dell’album…

Ricordo l’emozione di quando ho scritto quella canzone. Vivevo con i miei genitori in un piccolo paese e anni dopo Netflix mi ha chiesto proprio quel brano. Non una novità. Chi l’ha scelta dev’essere stato un fan dei Soilwork old school. Ho visto l’episodio di The Oa, il secondo della seconda stagione, se non sbaglio. Puoi sentire la canzone in sottofondo, a basso volume, con la mia voce che urla nel mezzo del brano, durante una scena molto sanguinolenta, durante un omicidio. Surreale! Mi ha dato una nuova prospettiva sulla cosa. Ho avuto la conferma che quel disco ha influenzato molta gente, soprattutto tante band metal americane. Anche Natural Born Chaos ha avuto molta influenza, un’ulteriore sfumatura direi.

Credo che anche A Predator’s Portrait sia un passaggio importante per la vostra crescita, perché siete stati in grado di unificare in un unicum aggressività e melodia. Tornando a The Chainheart Machine qual è la tua canzone preferita e il tuo testo preferito?

Wow…lasciami pensare (guarda i testi su internet). La mia preferita è Millionflame. Non ricordo esattamente il testo ma leggendo il nome ho realizzato nuovamente quanto sia connesso con quella canzone.

Millionflame live

Ricordi come è stato il tour relativo a quell’uscita?

Certo. Non abbiamo fatto un tour europeao come per Steelbath Suicide. Facevamo show nei weekend. Ricordo concerti in Belgio, in Olanda…un paio di volte con i Darkane. Erano weekend pazzi e lunghissimi! Ricordo anche live con Angelscorpse, Defleshed, Marduk, Cannibal Corpse.

Molto brutale…

Il pubblico ci urlava di andare a casa! Erano puristi del metal. Tempi interessanti. Prima che il disco fosse pubblicato andammo in Giappone.

Come fu?

Da teenager avevo volato solo una volta fino a Stoccolma. La seconda volta da Copenaghen al Charles De Gaulle di Parigi, per poi ripartire per Tokyo. Pazzesco, è stato uno dei periodi più incredibili della mia vita. “Andiamo in Giappone!”. Quando l’ho detto ai miei genitori forse hanno capito che la mia passione stava diventando una cosa seria. Siamo passati dal viaggiare in Europa in camper a suonare con Ozzy Osbourne. Poi siamo tornati in Giappone per ogni album, circa 10 volte. Si è creata una bella relazione con quel territorio, con quella gente. E ho realizzato che questa vita può funzionare. Tempi da sogno. Un sogno che diventa realtà.