L’album già maturo di Big Dega porta il rap davanti alla tua faccia

Si chiama “REBOOT” il nuovo disco di Big Dega. Un racconto in rime di una ripartenza, un re-start deciso che fluisce dalle nuove fonti d’ispirazione che l’artista salentino ricerca a Bruxelles, città che lo ha accolto più di due anni fa. Quindi la storia di un rapper che lascia la sua terra per cercare fortuna all’estero, con coraggio.

Lo stesso che mette nell’album, in cui incrocia le strade con il talento dei rapper Amir Issaa, Uzi El Cuervo, Zeboh, i producer G-Hype e Rako Alma e la vocalist Vee. Le liriche sono dritte ed intelligenti, le basi, come si dice in gergo, spaccano. E lo si capisce fin dall’opener, con quell’andamento frammentato e quella frase: “detesto il populismo, preferisco non averti dalla mia parte tanto non soffro d’arrivismo”.

Quindi un disco completo, in cui musica e parole viaggiano di pari passo. E proprio le parole sono importanti nell’arte di Big Dega, che dimostra, attraverso un parlato senza filtri e basato evidentemente su idee e vissuti personali, di meritare una maggior considerazione all’interno della scena rap italiana.

Non è questione di trend, e di mode. Qui ci troviamo dinanzi ad un prodotto discografico che può essere considerato maturo, finito. Con suono ben prodotti, concetti non scontati. E questo nonostante dietro non ci sia alcuna major. Quindi complimenti a Big Dega!