ALEX RICCI_Il cantautore e chitarrista degli Après La Classe, ospite a Verona del Mura Festival_domenica 19 settembre ore 21

ALEX RICCI, cantautore e chitarrista degli Après La Classe, sarà a Verona, domenica 19 settembre (ore 21), al Bastione di San Bernardino, ospite del Mura Festival.

Nel corso del 2021 di Alex Ricci sono usciti 3 singoli (“Stanotte ritorno da te”, “Cambierà” in collaborazione con Carmine Tundo de La Municipal, e “Cambierà”), che anticipano l’album “La Verità”, in uscita entro la fine dell’anno, che conterrà 11 canzoni con featuring importanti come Erica Mou, Après La Classe, Corey Harris, 2Moellers.

Alex Ricci aprirà la serata caraibica del Mura Ludica Buskers Festival con i Puran Puran Foundation.

BIO

Alex Ricci, chitarrista, cantautore, compositore e autore, inizia a suonare a 9 anni. Oggi è considerato uno tra i migliori chitarristi blues italiani. Nel 2004 partecipa al Pistoia Blues Festival. Nel 2006 suona con Dywane Thomas (padre di MonoNeon), parte per Londra, si esibisce nei club della capitale e frequenta il bluesman Otis Grant. Dal 2007 è il chitarrista degli Après la Classe, lavora a quattro album e ai tour in Italia e all’estero (USA, EU). Nel 2008 riceve il “Premio Lorenzo Vecchiato” come migliore artista blues. Nel 2013 presenta il primo album, “Gonna Rossa”, 11 canzoni blues/rock/pop. Nel 2014 nasce Idea Sonica, la sua scuola di chitarra a Giulianova (TE). Nel 2015 si aggiudica il 2° posto come miglior chitarrista della scena indipendente. Nel 2018 collabora con il Bluesman Corey Harris. Il 2 febbraio 2019 esce “Quello che voglio” e il 26 giugno 2019 “Ogni volta”, i nuovi singoli del secondo album “La Verità”, prodotti da Raffaele“Rufio”Littorio (Lauro, Fedez, Annalisa), mixati da Simone Bertolotti (Bugo). Il 22 febbraio 2020 esce il terzo singolo “Non mi basteranno mai” feat. Après La Classe & Corey Harris. Il 15 gennaio 2021 esce “Stanotte ritorno da te”, primo singolo con la discografica FreecomHub/Cosmica, il 16 aprile 2021 “Cambierà” feat. Carmine Tundo (La Municipal), e il 18 giugno 2021 “Portami Via”, una vera e propria bomba solare. La Verità”, che verrà pubblicato nel 2021, è un album composto da undici canzoni inedite fra il pop e il folk. Featuring come Erica Mou, Après La Classe, Corey Harris, Carmine Tundo (La Municipal), 2Moellers danno un grande contributo artistico a un album fatto bene.

Con 2020 Back to Earth lo space stoner dei KAYLETH torna per aiutare la terra. L’intervista con la band.

di Francesco Bommartini

I veronesi Kayleth dal 2005 creano stoner. E ormai da qualche anno vanno a braccetto con Argonauta Records, etichetta specializzata nel genere. Pur avendo fin da subito le qualità per distinguersi l’accasamento con Argonauta ha dato loro una certa esposizione. Che loro sfruttano appieno.

Siete molto prolifici. Come funziona la vostra fase compositiva?

La nostra fase compositiva è semplice e spontanea. Ogni sessione di prova comincia con una jam dove lasciamo fluire la nostra ispirazione, a volte inserendo riff provati a casa o che ci girano in testa da giorni.

Dove avete registrato il nuovo album 2020 Back to Earth e come si sono svolte le registrazioni?

Per 2020 Back to Earth siamo tornati alle origini, ovvero presso il Liquid Sound Studio del nostro bassista Alessandro, in cui abbiamo registrato gli EP e Space Muffin. Il precedente album Colossus è stato registrato da Luca Tacconi (Sotto il Mare) ed è stata un’esperienza fantastica. Come dice appunto il titolo del nuovo album, abbiamo voluto tornare a casa, in un ambiente familiare, intimo e rilassato come appunto lo studio di Alessandro. Dopo una prima presa diretta di batteria, basso e chitarra, abbiamo sovrainciso il resto, prendendoci il tempo necessario, rifacendo  alcune parti fino a che non ci hanno convinto al 100%. Questo ci ha permesso di suonare al meglio senza nessun vincolo, per esempio Michele ha preferito registrare i synth a casa, scegliendo minuziosamente ogni suono dopo molti tentativi. Per il master ci siamo affidati di nuovo ad Eleven mastering, soprattutto perchè questo album uscirà anche in vinile.

A livello concettuale di cosa parla il nuovo lavoro? Avete cercato di riprodurre il significato anche con la musica o testi e musica sono due aspetti slegati?

Come anticipa il titolo appunto, dopo il nostro viaggio interstellare che ci ha tenuto lontano da casa per molto tempo e che ci ha permesso di scoprire nuove galassie, il richiamo di casa alla fine vince. Quello che troviamo però è una Terra in condizioni disastrose, un pianeta mutilato dal genere umano.
Il primo singolo Corrupted è una canzone di ammonimento per chi detiene il potere. Paesi, religioni e ideologie sono alimentate dalla corruzione e minacciano il popolo negando loro una evoluzione spirituale. Ci viene rivelata l’illusione delle nostre vite, sta a noi non esserne schiavi. Le jam strumentali sono spesso irruente ed Enrico si prende il tempo necessario per assimilare e poi scrivere i testi. Musica e testi fluiscono insieme dopo un processo di ispirazione che li vede separati solo all’inizio, per poi ricongiungersi e fondersi definitivamente.

Le vostre copertine sono molto evocative, e riconoscibili. Parlami di questo aspetto…

L’artwork è un aspetto molto importante di ogni album, dove quasi sempre (unica eccezione per Colossus) Massimo (chitarrista) si butta a capofitto per dare libero sfogo alla sua vena artistica. A lui va il merito anche di quasi tutti i video musicali. Lo sci-fi vintage ci contraddistingue quasi in tutte le uscite, proprio perchè siamo molto legati al cinema, letteratura, fumetti e videogiochi del filone fantascientifico. Kayleth infatti è un personaggio di un romanzo di Isaac Asimov.

Quali sono le differenze principali tra questo nuovo lavoro e i precedenti?

La maturità  probabilmente, anche se ormai stiamo parlando di senilità! La nostra impressione è che in ogni album affiniamo sempre un pò di più la nostra vena creativa, rimanendo fedeli al genere che ci contraddistingue e contaminando qua e là con quello che incontriamo durante il nostro percorso. Stavolta abbiamo inserito violini (Katia Adami) e sax (Mauro Padoani) quasi per scherzo, ma quando li abbiamo sentiti suonare prima in studio e poi nel mix, ci siamo talmente emozionati che sarà un esperimento che sicuramente rifaremo!

Com’è la scena musicale veronese in generale e per quanto riguarda il vostro genere?

In generale la consideriamo buona, anche se un pò stantia per quanto riguarda il ricambio generazionale. Ormai sono poche le nuove leve che vediamo avvicendarsi sui pochi palchi rimasti. Il “circolo” stoner/doom gode di ottima salute e di ottima compagnia con Atomic Mold, Mongoose, Megatherium, Jahbulong, Blutbad, Ultracombo, A forest mighty black e tanti altri. Noi teniamo botta e non diamo nessun segno di cedimento.

Il singolo Corrupted

Quali sono i concerti che ricordate con maggior emozione?

Beh sicuramente il release party di Colossus al Jack the Ripper Pub, con i Duel allo Splinter club, al Le Farmer di Lione, al Rural Desert Fest alla Cascina Bellaria, ma soprattutto l’indimenticabile King of Stoned Fest al Cellar Theory di Napoli. Abbiamo suonato tardissimo (headliner), ma il locale era stracolmo, per gli amanti dello stoner della zona era un evento imperdibile e lo è stato anche per noi. Speriamo di rivedere tutte le persone che abbiamo incontrato fino ad oggi e di conoscerne di nuove al più presto. Ci manca il palco, sopra ogni cosa.

Quali sono le band che vi influenzano maggiormente e perchè?

Oltra ai classici  dele genere come Hawkwind, Orange Goblin, Truckfighters, Melvins, Sleep, Kyuss, ci sono i 35007, Pink Floyd, Pantera, OM, Daft Punk, Apparat e tanti altri. Come avrai capito, veniamo da generi diversi e continuiamo ad ascoltare musica eterogenea, questa è sicuramente la chiave di volta che ci permette di fare stoner con le influenze che ci contraddistinguono.

Suonare gratis per aiutare la musica e i locali. La polemica contro gli EX nell’intervista a Pisani

intervista di Francesco Bommartini

Gli EX non hanno mai raccolto tanto riscontro come da quando hanno lanciato l’iniziativa “La musica guarda avanti: Band per i locali, suoniamo gratis“. Aggiungendo poi: “Se hai una band o un locale e sei interessato contattaci”. Ma che i “15 minuti di gloria” non siano necessariamente positivi lo testimonia la gravità dei commenti. “Fatela in Africa la data gratis così salvate la fame nel mondo”, “è proprio il caso che in Italia venga fatta una vera distinzione tra chi lo fa davvero per professione e chi invece è un dopolavorista che pur di suonare scrive ste cose pur di aver qualche data per saziare il proprio ego”, “Vergogna…pubblicizzare di lavorare gratis dopo mesi di disoccupazione?!”.

Quasi 300 commenti e oltre 100 condivisioni per il post incriminato

Insomma, ennesima riprova che, sui social, dire qualcosa di criticabile accende la critica sana ma pure il flame (riporto: “messaggio offensivo o provocatorio inviato da un utente di una comunità virtuale a un altro utente o all’intera comunità”). Noi siamo contrari in partenza a questa iniziativa, sia chiaro. Lo sa anche Stefano Pisani, che conosco dal 2005, quando mi portò una copia dell’album Gion Uein da recensire. L’ho poi apprezzato live con la band in vari frangenti, l’ho sempre visto ai concerti rock di altre band veronesi e sempre sentito sostenere la scena, sia a parole che con i fatti. Non è poco, in tempi in cui i social sembrano essere l’unica base per la propria credibilità.

E siccome, oltre all’iniziativa in questione, non mi piace nemmeno il linciaggio mediatico e gli preferisco l’empatia e la condivisione democratica ho deciso di intervistarlo per capire meglio e dare una chiave di lettura un po’ più approfondita, anche per eventuali critiche.

Come nasce esattamente la vostra iniziativa “La musica guarda avanti”?

Nasce dalla considerazione che il sistema musicale è costituito da vari fattori, di cui le band e i locali sono le due realtà più evidenti, spesso legate da un rapporto di amore/odio, ma di certo dipendenti l’una dall’altra. E anche dal fatto che in queste settimane viviamo tutti momenti di difficoltà, e che quando si potrà ricominciare a suonare sarà tutto diverso.

Vuoi spiegarla bene, e magari puntualizzare qualche passaggio che forse è passato sotto silenzio?

La ripresa dell’attività sarà difficile per tutti; tanti locali, magari aperti da poco, saranno in difficoltà, qualcuno non riaprirà per niente. Abbiamo sempre avuto un rapporto conflittuale con i locali, come quasi tutte le band, perché pensiamo che la musica vada pagata e il musicista rispettato. Però nel tempo abbiamo anche incontrato locali che ci hanno trattato bene.
Se qualcuno di questi sarà in difficoltà, gli regaleremo una data di riapertura, con altri gruppi che vogliano eventualmente aggregarsi. Il messaggio controverso è quello che invita altre band a fare lo stesso, perché è stato inteso come “da allora in poi suoneremo sempre gratis”. Che – giustamente – è un’eresia che non abbiamo mai contemplato.

Ti aspettavi tutto questo riscontro? Ho letto commenti pesanti…

Ovviamente no, forse il messaggio poteva essere scritto meglio…quel “suoniamo gratis” un po’ generico ha fatto alzare la temperatura; molti professionisti si sono offesi. Qualche post chiarificatorio è andato perso nel putiferio; l’impressione è che non interessi capire, quanto piuttosto condannare (ma è una modalità classica dei thread web). Con qualcuno che ci ha contattato direttamente e ci ha chiesto info siamo riusciti a spiegare meglio la cosa, anzi è stata occasione per confrontarsi su alcuni suggerimenti, ma in generale si è gonfiato un caso in cui siamo stati accusati di non rispettare il lavoro e la dignità dei musicisti.

Non credi che la gratuità sia un palliativo che spesso svaluta le singole proposte, si tratti di dischi o di live?

Come band ci siamo sempre battuti per il riconoscimento dei sacrifici e dell’impegno, per suonare sempre pagati; ma il nostro “campo d’azione” è quello dei gruppi di base, underground, un livello che gravita anche su locali specifici… raramente ci siamo incrociati con professionisti; nelle band che fanno musica propria al nostro livello non militano tantissimi musicisti di professione. La proposta era principalmente rivolta a questo tipo di band. Poi ognuno ha la libertà di accettare, criticare, confrontarsi, su questo non ci siamo mai tirati indietro. Gli attacchi e gli insulti invece non ci interessano, perché non portano da nessuna parte. Il mondo della musica è molto variegato, c’è di tutto e quasi tutto è motivo di scontro: le tribute band, le cover band, chi paga per suonare, chi suona gratis pur di suonare, chi cerca di mantenere una propria integrità e coerenza. Ma poi ognuno fa come gli pare, e questo presuppone tutti i pro e contro di una scelta libera.
I professionisti (cioè chi vive di musica) si sentono defraudati dai musicisti amatoriali, ma la musica originale (rock) è prevalentemente portata avanti proprio da questi ultimi. Chi ha ragione? Mi sembra limitante pensare che solo chi è un professionista abbia il diritto di suonare, come d’altra parte è sacrosanto che chi vive di musica abbia tutte le tutele del caso per preservare la propria professione. Non abbiamo una soluzione, cerchiamo solo di pensare al futuro. E non è un futuro dove le band sono costrette a suonare gratis.

Quali sono le criticità effettive, a tuo modo di vedere, del rapporto tra band e locali nel veronese?

Come in tutte le realtà ci sono band più o meno affidabili e locali più o meno preparati alla gestione della musica live. Lo scontro classico è tra le band che vogliono vedere riconosciuto il loro lavoro e locali che pensano solamente al profitto. Ma non tutti sono così, non è tutto bianco o nero. Per questo vorremmo supportare quei locali che hanno dimostrato sensibilità e rispetto. Da anni esistono mille difficoltà che hanno causato la sparizione di molti luoghi dove suonare dal vivo, come pure lo scioglimento di band. Ma è un sistema circolare: i gruppi non esistono se non possono suonare live, i locali non esistono se non ci sono gruppi. Ora, che la situazione di emergenza eleva tutto alla massima potenza, per noi è importante fare un gesto di supporto per un futuro con più opportunità per tutti. Lo facciamo anche con le band, cercando di valorizzare i gruppi di musica originale sul territorio. Il che non vuol dire smettere di battersi per un giusto compenso. Vuol dire dare un segnale, una tantum. Non ci vediamo nulla di male, né di catastrofico, a supportare la riapertura di un locale che lavora seriamente. L’appello alle band era questo: se c’è un locale
che vi ha trattato bene, supportatelo con una data di apertura a costo zero. Poi si ricomincerà a litigare per il giusto compenso. Secondo noi questo non danneggia nessuno, né musicisti amatoriali, né professionisti. Un locale che riapre significa anche un palco per decine e decine di band. Si può anche non essere d’accordo, ma ognuno è libero di fare la sua scelta. Certo è che in periodi eccezionali, non si può pretendere di ragionare come fosse tutto normale.

Aldilà della bontà di quanto proposto in queste situazioni si ripresenta la criticità comunicativa dei social. Non trovi che la comunicazione su questi mezzi sia spesso priva di sfumature?

Certamente sì. Sul web la regola è attaccare senza approfondire, giudicare senza sapere né fare autocritica, seguire la tendenza piuttosto che fermarsi un attimo a ragionare. Ma c’è anche la possibilità di confrontarsi, se si è disposti a mettersi in gioco.

La Verona musicale unita contro il Covid-19 con una “Canzone tra le Stanze”

di Francesco Bommartini

Un paio di giorni fa Antonio Bombara, gestore dell’Opificio dei Sensi e cantante dei Club Dumas, mi ha contattato per presentarmi un brano. Niente di stano: una canzone per un giornalista musicale. Sennonché questa traccia si chiama Canzone tra le stanze ed è più di una semplice composizione. E’ una dichiarazione di guerra al Covid-19. E per questo il caro Antonio, con cui ho organizzato tre rassegne musicale all’Opificio dei Sensi, mi ha chiesto di scrivere una presentazione. La trovate qui sotto, scritta nell’ottica di chi sente l’Opificio una parte di sè.

Vedere l’Opificio vuoto, senza gli eventi che ne hanno contraddistinto l’attività, è meglio solo di una cosa: non poterlo vedere affatto. E’ quello che sta accadendo in questi giorni di lockdown, in cui il Coronavirus sta creando emozioni difficili da equilibrare. Per favorire il processo di accettazione ed aiutarci ad avere fiducia in un futuro che speriamo vicino, i Club Dumas hanno deciso di fare un featuring enorme con musicisti e artisti veronesi che hanno contribuito alla nostra crescita culturale.

Abbiamo deciso insieme di chiamarlo “Canzone tra le stanze”, come se un unico brano potesse risuonare, e riportare la vita, negli spazi che viviamo quotidianamente. Spazi che, se chiudete gli occhi, potranno tornare ad essere il solito accogliente Opificio.

Una canzone contro il Coronavirus, il nostro ringraziamento a chi si spende a mani nude contro il fuoco. Saremo l’acqua che lo spegnerà.

In attesa di potervi ospitare, ancora e sempre a braccia aperte, nel Nostro locale.

Il brano con videoclip, a cui hanno partecipato artisti veronesi